Home News “Non siamo stati in grado di limitare lo strapotere delle toghe”

Responsabilità civile dei magistrati

“Non siamo stati in grado di limitare lo strapotere delle toghe”

Responsabilità civile dei magistrati: un principio che negli ultimi giorni si è dimostrato politicamente spinoso tanto per il centrosinistra quanto per il centrodestra. Da una parte, anche all’interno degli stessi schieramenti, c’è chi lo considera un vincolo per l’autonomia dei giudici, dall’altra chi lo rivendica come strumento di tutela del cittadino. Secondo alcuni, la legge Vassalli (che permette al cittadino di rivalersi sullo Stato se vittima di un errore “per dolo o colpa grave” del giudice) non ha rispettato l’esito del referendum del 1987, con il quale veniva fissato il principio della responsabilità. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Mauro Mellini che allora, da parlamentare del Partito Radicale, promosse il quesito, convinto di dover dare battaglia allo strapotere del "partito dei magistrati".

Avvocato, sono state giornate difficili a Montecitorio per l’articolo 18 del ddl Comunitaria, quello sulla responsabilità civile dei magistrati. La norma è ritenuta controversa. Cosa ne pensa?

La norma non è controversa. Dopo il risultato negativo alle amministrative Berlusconi ha dovuto fare dei passi indietro sulla giustizia, compresa la responsabilità civile dei magistrati. Il problema sta nel fatto che in questo momento il governo è debole e il "partito dei magistrati" è forte.

Si spieghi meglio.

Quello dei magistrati è il più antico "partito" italiano. Si iniziò a formare già dalla metà dell’era democristiana e, da allora, la classe politica lo ha spesso favorito. In Italia c’è l’ordine giudiziario in quanto tale, poi c’è il partito dei magistrati, al quale non appartengono solo membri togati ma anche, ad esempio, giornalisti: si pensi a Travaglio e Santoro. Questo partito ha una sua fisionomia, non ha l’intento di partecipare alle elezioni ma, allo stesso tempo, si considera depositario dei valori supremi. C’è grande confusione: la magistratura è un ordine dello Stato però, allo stesso tempo, in suo nome si è costituito un vero e proprio "partito" composto da membri togati e non togati che fa politica.

Nel 1987 un referendum ha sancito il principio della responsabilità civile dei magistrati. L’anno dopo è stata fatta la legge Vassalli, che non ne rispettava in pieno le linee guida. Cosa è successo?

C’è stata quella che io chiamo "l’operazione Violante". Lui fu uno di quelli che in un primo momento spinse per il sì al referendum. Poco dopo Pci, Psi e Dc votarono la legge Vassalli che, invece, faceva ricadere la responsabilità degli errori giudiziari non sul magistrato, bensì sullo Stato. L’operazione politica di Luciano Violante fu quella di essersi fatto salvatore dei magistrati stangati dal referendum. Allora né i Socialisti né tantomeno i Radicali seppero opporsi a quest’operazione.

In un articolo apparso giovedì scorso sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio critica il provvedimento della maggioranza perché, a suo avviso, serve a spaventare le toghe. In sostanza dice che con una legge del genere, temendo di esser punito, il giudice potrebbe guardarsi bene dall’emettere condanne in qualche modo "sconvenienti".

La verità è che la responsabilità civile inibisce i magistrati, e chi li sostiene, dal fare tutto ciò che vogliono. Il problema del sistema italiano derivano dalla riforma del codice di procedura penale del 1989, che ha fatto strame dell’esercizio dell’azione penale subordinandola ai poteri d’indagine dei Pubblici ministeri. Mi spiego: nel vecchio codice si diceva che il pm esercitava l’azione penale quando veniva iscritta la notizia di reato. Con la riforma, invece, il pm compie le indagini al fine dell’esercizio dell’azione penale, cioè per andarsi a cercare la notizia di reato. Praticamente un sistema di ispettorato generale simile a quello delle Procurature dell’Unione Sovietica.

E’ così che è esploso il caso P4?

Quell’indagine è legata a un concetto d’inchiesta giudiziaria che è stato reso possibile dal codice di procedura penale vigente, quello democratico. Se si permette alla magistratura di indagare allo scopo di procurarsi le notizie di reato, questa promuoverà indagini su tutto e su tutti. Questa è giustizia in funzione dei magistrati, non dei cittadini.

Come dovrebbe essere fatta una buona legge sulla responsabilità civile dei magistrati?

E’ difficile evadere dallo strapotere di questa casta e, ormai, credo ci sia più ben poco da fare. Bisognerebbe, da un lato, creare un’opinione pubblica consapevole di quanto sta accadendo in Italia ad opera delle toghe, dall’altro fare una politica sulla Giustizia che punti alla certezza del diritto.

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2 COMMENTS

  1. illegittimo e violento strapotere giudiziario
    Lo strapotere illegittimo della magistratura potrà essere arginato solo se TUTTI i cittadini faranno propria l’idea che a TUTTI IN QUALSIASI MOMENTO può accadere di vivere, da innocente, il dramma di essere inquisito da un magistrato.
    Nessun risarcimento statale può restituire onorabilità, salute psichica e fisica, affetti e denaro perduti nel violento dramma determinato dall’essere inquisito ingiustamente da un magistrato superficiale, incompetente e/o in mala fede.
    Se il singolo caso di errore o persecuzione giudiziaria di OGNI anonimo cittadino sarà vissuto come possibile per ciascuno, la guerra è vinta.

  2. Il potere
    Il potere è basato sul credito, ovvero il potere di ognuno consiste in quello che gli altri credono che egli abbia.
    Il potere dei magistrati si basa sul fatto che ancora tanta gente “ce crede”. Il potere dei magistrati ha incominciato a corrodersi con la riforma del diritto di famiglia del 1975 e con le legge sul divorzio, che hanno portato masse di cittadini ad entrare nel palazzo di giustizia a constatare di persona quanto valga il magistrato medio italiano e l’ordine che li organizza.
    Per quanto la separazione ed il divorzio siano diventati fenomeni sociali di massa, ci sono ancora moltissimi italiani che non sono mai entrati in un tribunale neanche per testimoniare. Sono quelli che ancora credono che se qualcuno si lamenta dei magistrati e li critica è perché ha qualche interesse nascosto da promuovere. Il numero dei creduli sta diminuendo ed ogni sforzo volto ad accelerarne la diminuzione è socialmente meritorio e pagante.

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