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Il "peccato originale" del Pdl

Non solo Lazio: i costi delle Regioni sono esorbitanti anche altrove

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Nell’acronimo Pdl la lettera P non sta più ad indicare la parola “Popolo”. Dopo il Laziogate ha assunto il significato di “Pirla”. Per intero l’acronimo si legge <Pirla della libertà>. Non si spiega altrimenti la circostanza per cui Francesco Rutelli e i colleghi della ex Margherita siano riusciti a diventare parte lesa nel caso Lusi, mentre, nella vicenda del gruppo consigliare alla Pisana, il Pdl non sia stato in grado di evitare che gli cucissero addosso l’effige di Francone Fiorito detto er Batman.

Certo, la stampa e le tv ci hanno messo molto del loro, amplificando a dismisura eventi, come la festa in costume di alcuni anni prima, di cui si è potuto dimostrare soltanto il cattivo gusto e, magari, un filo di imbecillità (come capita di solito quando i potenti di turno vogliono imitare Caligola che, si racconta, nominò senatore il suo cavallo preferito). Renata Polverini si presentò a quella festa per un saluto di pochi minuti, ma la sua foto con l’abito d’ordinanza, in mezzo ai partecipanti travestiti (chissà? Forse indossavano le maschere da porco a causa di  una interpretazione sbagliata della parola Proci, i pretendenti alla mano di Penelope che infestavano la reggia di Itaca) è stata esposta come prova della dissolutezza di un’intera classe dirigente. In verità, il Pdl romano e laziale (specie nel groviglio delle componenti ex An) ha tanti difetti, troppo a lungo tollerati.

In un partito serio non si perdonano coloro che non sono stati capaci neppure di presentare la lista (e i loro mandanti), quando tutti sanno che non si trattava di farsi un panino con la porchetta per fronteggiare la caduta degli zuccheri, ma di manipolare, all’ultimo momento, l’ordine dei candidati. Poi c’è stata la pugnalata alle spalle di Pierferdinando Casini che ha agito contro le intenzioni del suo gruppo in Regione (poche ore prima della sua telefonata alla presidente il  capo gruppo Udc aveva sostenuto, insieme agli altri di maggioranza, che si doveva andare avanti). Il motivo vero sta in un preciso calcolo politico: l’alleanza con il Pd nel Lazio concorrendo alla spartizione delle due poltrone più in vista, il Campidoglio e la Pisana.

Tralasciamo la sceneggiata delle dimissioni dei gruppi di opposizione che pure avevano votato a favore del maxi-finanziamento o lo avevano comunque intascato (un giorno sapremo come lo hanno speso?). Il fatto è che il centrodestra ha perso un’importante Regione (e, secondo la Swg, ben 4 punti nei sondaggi), prima ancora che, dal mare di fatture usate come arma di lotta politica fratricida, venisse chiarito quali e quanti fossero i consiglieri a cui attribuire precise fattispecie di reato. Erano proprio indispensabili le dimissioni della presidente e della giunta? Renata Polverini è stata indotta a fare un passo indietro dopo una difesa poco accorta, ma a seguito di una campagna che non ha riscontri in altre situazioni.

Proprio così, perché lo <scandalo> del Lazio ha spalancato la saracinesca della finanza allegra delle Regioni, quelle stesse che ad ogni manovra di bilancio si presentavano alle conferenze stampa esibendo virtù civiche e lamentando i tagli operati dai Governi, sostenendo che avrebbero determinato, a loro avviso, un brusco ridimensionamento dei servizi. E tutti lì a credere alla favola delle amministrazioni regionali virtuose e attente al bene dei cittadini a confronto della cattiva spesa pubblica statale. Dalle prime indagini si scopre che ovunque vi è stata una lievitazione delle spese di funzionamento degli organi e dei gruppi e che diversi consiglieri (appartenenti anche a partiti forcaioli) sono stati presi con il sorcio in bocca.

Vogliamo parlare della virtuosa Emilia Romagna, il cui presidente Vasco Errani ha annunciato, dopo la riunione della Conferenza, le misure di autoassoluzione delle Regioni? Lasciamo da parte i guai giudiziari del presidente stesso (che stimiamo) e di qualche consigliere: il problema è che, dal 2001, i costi per gli organi istituzionali sono aumentati del 199,5% (si veda Il Sole24 Ore di venerdì 28 settembre); in questa classifica l’Emilia Romagna è seconda solo dopo la Calabria. Se poi ci guardiamo attorno ci accorgiamo che con la Regione Lombardia la magistratura ha avuto il suo daffare (magari era auspicabile una maggiore attenzione al caso Penati), ma giustamente il presidente Roberto Formigoni e la sua maggioranza hanno resistito. Ed era la linea giusta che avrebbe dovuto tenere –  aveva i numeri necessari? – anche Renata Polverini a cui non è stato riconosciuto, ad esempio, di aver fortemente ridotto il deficit della sanità.

E adesso? C’è forse qualcuno che immagina una caduta - a domino - di tutti, o quasi, i governi delle regioni d’Italia? Anche il presidente Giorgio Napolitano (a proposito, sabato scorso, alla messa nella chiesa di S.Giacomo Maggiore di Bologna, nel foglietto con cui i fedeli seguono la funzione, era scritta una preghiera  per il capo dello Stato chiamandolo per nome e cognome e coprendolo di elogi) ha affermato che le Regioni non esprimono soltanto cattiva politica. Ci mancherebbe! Comunque finirà, resta da capire perché negli altri partiti a sbagliare sono sempre le singole persone, mentre nel caso del Pdl la responsabilità è sempre collettiva. Che sia una forma di peccato originale?

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7 COMMENTS

  1. Perché Rutelli,anche se non
    Perché Rutelli,anche se non è una cima,è più intelligente o furbo,vedete voi,di quelli del pdl.Potevano andare ad elezioni dopo l’uscita dei finiani e vincere,hanno preferito fare gli andreotti e ridurci così.Sono stato dirigente regionale per 27 anni.Regione rossa,considerata all’avanguardia.Figuriamoci le altre.Ho sempre pensato che dare più funzioni,e quindi più soldi,alle regioni fosse una pazzia.Uno stato moderno,ben organizzato,con una classe politica e di funzionari pubblici preparata e normalmente onesta,può fare il regionalismo.Da noi si ha solo la moltiplicazione di centri di corruzione,spreco,spese senza alcuna utilità.

  2. Ha scritto l'”anonimo”, a
    Ha scritto l'”anonimo”, a proposito delle regioni: “Da noi si ha solo la moltiplicazione di centri di corruzione, spreco, spese senza alcuna utilità”. Bella scoperta! Questo si sapeva già da prima che facessero quelle a statuto ordinario: bastava guardare quelle a statuto speciale. In Sardegna, per esempio, già negli anni ’60 del secolo scorso, era scomparso o quasi – almeno dal linguaggio dei giovani – “su casteddaiu”, ossia la particolare varietà cagliaritana del dialetto campidanese; questo perché gli uffici amministrativi della regione – usati dal governo regionale come “fabbrica di posti di lavoro”, e, conseguentemente, fonte di voti – s’erano riempiti d’impiegati provenienti da tutta l’isola, i cui dialetti erano, nella maggioranza, completamente incomprensibili nel capoluogo, così che, per capirsi, dovevano parlare italiano. Insomma, il clientelismo regionale c’era già prima: doveva “sparire” estendendolo a tutte le altre regioni?

  3. x Guerra
    Ma legge le cose che commenta? Comunque,visto che lei parla della Sardegna,non ho capito.Voleva che alla regione lavorassero solo cagliaritani? E se parlano italiano,invece di una babele di dialetti,allora almeno una cosa utile,lì l’ha fatta.

  4. destra ideale
    Beh, l’ultima domanda sarebbe da porre ai dirigenti del PDL. Come mai nel PDL la responsabilità è sempre collettiva? Forse perché nel PDL la corruzione è la regola? Altrimenti, se così non fosse, e potrebbe non esserlo, vuol dire che quelli del PDL sono più fessi degli altri. Non c’è una terza via. Peraltro Berlusconi è sempre stato definito il grande comunicatore, e ormai si è comunicato alla gente che il PDL è una banda di corrotti, quindi delle due l’una: o sono degli incapaci poco pratici nella comunicazione (e quindi scarsi come politici in generale) oppure sono veramente corrotti. Poi non capisco perché preoccuparsi della perdita di una regione nel momento in cui la gente è inorridita di fronte a questo spettacolo osceno: se nel Lazio le cose funzionavano in quel modo non è certo una regione persa… Inoltre non si può continuare a parlare di “sceneggiate” o “pugnalate alle spalle” ogni qualvolta dei politici prendono posizioni difformi dal PDL. Cerchiamo di essere obiettivi, ognuno ha diritto di fare il proprio gioco. Le regioni rosse poi, corrotte anch’esse, avranno le loro brave indagini, stiamo tranquilli. Ma è stupefacente che si pensi a questo quando nel PDL non si intravede neanche uno spiraglio di “rottamazione”, è incredibile che nessuno nel PDL si ribelli a Berlusconi, e che questi rimanga il factotum del centro-destra. Quanto siamo lontani dai repubblicani americani o dai tories inglesi…

  5. Il riscatto dei pirla
    Egr.Sig.Cazzola, il peccato originale risale al 1970.L’attuazione delle Regioni avvenne contro ogni buon senso,contro ogni ragionevolezza e contro gli interessi della Nazione. Fu fatta per miserabili interessi di bottega, frammisti a un certo machiavellismo della mutua di alcuni “grandi statisti” dell’epoca.Si disse, allora, che si stava preparando un grosso guaio per l’Italia, ma nemmeno i più neri pessimisti immaginarono l’immane catastrofe che quel provvedimento avrebbe provocato.Pertanto, se si vuole essere meno pirla o meno codardi, o semplicemente più onesti, si proponga con forza e determinazione l’unica cosa seria da fare : la radicale abolizione dell’istituto regionale, sic et sempliciter.

  6. improprio il confronto Rutelli-Pdl
    Il confronto Rutelli-Pdl è improprio, perché non sono ‘generi uniformi’: da una parte un esponente politico e dall’altra un partito. E proprio questo dovrebbe far riflettere. Quanto al merito, le giustificazioni di entrambi saranno vagliate dagli elettori. In relazione al problema della comunicazione, ‘diciamocelo’, il Pdl non è stato mai troppo bravo, anche se bisogna ammettere che non è semplice, nel mondo della informazione, rompere le stratificazioni che si sono cementate sui vecchi partiti. E su tutto la ciliegina della gestione delle diaspore, comune a tutti i partiti, risolte, negli anni passati con estrema accortezza, anche se con metodologie diverse, da Dc e Pci. Esistono studi al riguardo, o basta affidarsi alle esperienze dei ‘seniores’?

  7. UNA VERGOGNA PER TUTTI
    Da questi terribili fatti escono tutti male, amministratori ladri e maiali. Non ci sono altri aggettivi per definirli. Una classe di politicastri da azzerare completamente, uno Stato, l’Italia, da rifondare. Un fallimento, quello della Repubblica Italiana, che dal 1946 fa acqua da tutte le parti, una barca ormai affondata. Perchè ostinarsi a tenere a galla un’istituzione marcia e puzzolente? Perchè tenere il morto in casa che puzza e si decompone? “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”: lasciamoli al loro destino di morte e pensiamo al futuro dell’Italia. l’Italia è da rifare, dalle fondamenta. La Repubblica è fallita, la democrazia parlamentare è fallita. In Italia ci vuole altro: l’Italia deve ri-cominciare dalle sue tradizioni, dalle sue radici profonde. Potiamo questo albero secco, questi rami marci e malati, togliamoli di mezzo. ridiamo nuova vita con nuovi virgulti. Così si fa con le piante quando esauriscono la loro spinta vitale. Si potano! E quali sono le radici italiane? Le radici italiane affondano e traggono nutrimento dalla fede cristiana, l’unica fonte che nutre tutti e tutto e non solo in Italia. La fede, la nostra antica fede è la roccia cui aggrapparsi, la linfa vitale per l’albero Italia e l’albero Europa, anzi per l’albero Mondo. Il Vangelo è per tutti, per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Lì ci sono le parole di vita eterna, lì la soluzione al nostro problema. Che è anzitutto problema morale perchè è di fede. Vi siete presi gioco della fede per decenni, avete accusato la Chiesa di limitare la libertà di fare i vostri porci comodi per decenni, avete invocato un mondo libero dai preti, avete chiesto ed ottenuto il divorzio,l’aborto, ora volete l’eutanasia e la libertà di manipolare la vita, volete la libertà di far sposare uomini con uomini, donne con donne, di cambiare sesso quando vi piace. Presto chiederete anche la libertà di sposarvi con gli animali. Ecco, e poi vi lamentate che nelle regioni rubano e che fanno le feste della cacca, che fanno le feste con le puttane dette però escort. Ma non volevate un mondo libero dalla morale cristiana? Eccolo, servito su un piatto d’argento. Ecco il mondo che volevate. Urlavate nelle piazze contro i preti che non volevano il divorzio. Urlavate e urlate contro i privilegi della Chiesa. Ora volete che la Chiesa paghi anche l’Imu sugli edifici di culto. In verità volete che sparisca dalla faccia della terra per poter fare più comodamente i vostri porci comodi. Così, se non c’è più la Chiesa, finalmente si potrà liberamente rubare dal momento che il furto non ci sarà più, perchè i comandamenti saranno andati in soffitta. E nelle Regioni si potrà rubare, liberamente perchè il furto non sarà più reato. Ecco il mondo che volete perchè quello cristiano non vi piace. Noi diciamo no e vogliamo prendere la spada della verità e della civiltà in mano per rifondare un’Italia cristiana. Questo vogliamo e questo faremo! l’Italia tornerà cristiana o non sarà più.

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