Home News Non solo Ventimiglia. Sono anni che Bruxelles “lascia fare” Parigi

La Ue debole di fronte agli stati-nazione

Non solo Ventimiglia. Sono anni che Bruxelles “lascia fare” Parigi

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Adesso che la situazione al confine tra Italia e Francia sembra essere tornata alla normalità, è davanti agli occhi di tutti quanto la misura adottata dal governo francese (impedire l'ingresso degli immigrati provenienti dal nostro Paese), adducendo come motivazione presunte ragioni di ordine pubblico, sia stata antistorica e in palese violazione del Trattato di Schengen.

Tutti i viaggiatori sono consapevoli che prima o poi, loro malgrado, dovranno fare i conti con un ineludibile ostacolo: il confine. Ciò a maggior ragione vale per gli immigrati ma, si sa, i confini sono ambivalenti per definizione, possono unire e possono dividere. Si muovono nel tempo e nello spazio, soprattutto quando è la storia a stravolgere la cartografia. Nei tempi che stiamo vivendo, l’unico confine da tracciare dovrebbe essere quello del buon senso nell’applicazione delle norme. Dovrebbe essere perciò l’Unione Europea a fare da garante nel delicato costruirsi di confini in mutazione, soprattutto alla luce degli eventi che hanno recentemente investito il Nordafrica. Ma l’Ue, invece di stigmatizzare l’atteggiamento francese, lo ha addirittura giustificato.

Lo si evince chiaramente dalle parole di Cecilia Malmström, Commissario europeo agli Affari Interni, che non solo ha avallato la scelta di Sarkozy di sospendere il traffico ferroviario, ma ha anche ribadito come non ci sia stata alcuna violazione del Trattato di Schengen. Parole che lasciano basiti e dimostrano, ancora una volta, una evidente parzialità dell’Ue nei confronti della Francia, a detrimento dell’Italia. A dimostrazione di quanto questa tesi sia tutt’altro che peregrina, ricordiamo alcuni episodi verificatisi nel corso degli ultimi anni.

È  il 2004 quando Francia e Germania sforano il deficit del 3% previsto nel Patto di Stabilità, e l’Ue che fa? Invece di applicare i rigidi strumenti previsti, decide arbitrariamente di bloccare le sanzioni nei confronti dei due Paesi. Ma, non finisce qui. Nel 2006, la Francia blocca l’Opa di Enel su Suez, in barba alle regole europee sulla liberalizzazione dell’energia, annunciando poco dopo, in pompa magna, la fusione dell’azienda pubblica Gaz de France col noto gruppo privato. Anche allora, con un escamotage,  l’Ue  evitò la legittima procedura di infrazione contro la Francia. E ancora, più recentemente, ricordiamo la decisione francese di espellere i Rom, a cui seguì la dura recriminazione di Viviane Reding, Commissario europeo alla Giustizia, ai Diritti fondamentali e alla Cittadinanza, che condannò il provvedimento in quanto violava le norme comunitarie. Per tutta risposta, Sarkozy rispose alla Reding, con arrogante tracotanza, che se non fosse stata d’accordo con l’espulsione dei Rom, avrebbe potuto accoglierli nel suo Paese, il Lussemburgo. Anche in questo caso, dall’Ue neanche una parola.

E adesso? L’Italia si trova a dover affrontare da sola la questione degli immigrati, la maggior parte dei quali arrivano sulle sue coste con lo scopo di raggiungere l’Europa per potersi ricongiungere ai propri cari, che spesso si trovano proprio in Francia. Dall’Unione Europea, chiamata in causa dall’Italia, non è giunta alcuna risposta adeguata, anzi. Così, il pesante fardello dell’accoglienza dei profughi (e non) continua a ricadere sulle nostre spalle. Come se non bastasse, ai paletti posti dalla Francia per l’accoglienza, si aggiunge la linea dura annunciata anche da Belgio e Austria, che hanno notevolmente rinforzato i controlli alle frontiere e confermato la volontà di non voler accogliere gli indesiderati. Il sogno di una Europa unita, solidale ed equa si infrange quindi nel peggiore dei modi, scontrandosi con la dura realtà della mancanza di solidarietà e accoglienza.

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