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Uno dei capitoli positivi è la raccolta

Non sono poche le sfide che le banche dovranno affrontare nel 2010

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Proprio mentre al World Economic Forum di Davos si discute su come riformare il mondo bancario internazionale, in Italia si fanno i conti con le sofferenze di sistema. I nostri istituti di credito hanno patito meno passività rispetto alle compagini estere, ma il clima rimane vigile. L’Associazione bancaria italiana e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nei giorni scorsi hanno spiegato le prospettive sistemiche per il 2010. E non sono positive.

In dicembre l’Abi, tramite il presidente Corrado Faissola e il direttore generale Giovanni Sabatini, aveva anticipato che il 2009 non si sarebbe chiuso positivamente per il sistema. Troppi i crediti inesigibili, troppe le situazioni di criticità, troppo lo stress subito dal settore. Si erano preventivati fra i 18 e i 20 miliardi di euro di sofferenze a fine anno. Così è stato e il recente report mensile dell’Abi vede in chiaroscuro anche per il 2010. Sabatini ha ricordato che è da attendersi un aumento del 27 per cento nell’anno in corso. Ciò vuol dire che i nostri istituti di credito, oltre a dover fronteggiare le turbative dei mercati, devono anche fare i conti con una notevole massa di crediti non recuperabili. Questo si può tradurre in un significativo rallentamento delle modalità di accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese (Pmi). Ma proprio ieri Faissola ha ricordato che tramite l’Avviso comune, la moratoria dei debiti per le imprese in difficoltà sottoscritta con il Tesoro, sono stati congelati oltre 7 miliardi di euro, che hanno potuto quindi contare su una rinnovata liquidità.

Il parametro per lo stato del sistema bancario italiano è però il Financial outlook dell’Abi. Dall’analisi emerge che le sofferenze nel 2009 sono cresciute del 34,4 per cento rispetto l’anno precedente e che non ci sono inversioni di tendenza. Nel 2010 la crescita sarà del 27 per cento e nel 2011 del 9 per cento. Gli utili – dimezzati per il 2009 – avranno invece una risalita nel 2010, crescendo di 9 punti percentuali rispetto l’anno appena concluso. Sabatini ha ricordato che “in rapporto agli impieghi l’aumento delle sofferenze sarà progressivo, con un graduale peggioramento del trienno 2009-2011”. Parole che hanno parzialmente punito i titoli bancari nelle contrattazioni di Borsa. Tuttavia, l’impressione è che questi siano solo gli strascichi di una crisi il cui mordente è stato di molto attenuato dalla caratteristiche del sistema italiano.

Uno dei capitoli positivi è la raccolta, in aumento costante. Il tasso di crescita tendenziale è aumentato dell’8,9 per cento, cifra leggermente migliore di novembre (+8,8 per cento), ma nettamente inferiore a quella del dicembre 2008, +12,4 per cento. Dall’Abi spiegano che è merito della sostanziale fiducia che gli italiani hanno nelle banche del nostro sistema. Grazie a una vocazione prevalentemente territoriale e a una cultura gestionale che difficilmente contempla strumenti a elevato coefficiente di rischio, i nostri istituti di credito non hanno perso la fiducia degli utenti. E lo dimostra anche l’analisi compiuta dal Edelman presentata ieri a Londra, secondo cui siamo il popolo che maggiormente ha ripreso a fidarsi del nostro sistema economico-finanziario. Nonostante questo, rimangono alcune zone buie.

Sull’altro versante istituzionale, il governatore Draghi ha recentemente convocato i rappresentanti delle maggiori banche italiane per il consueto vertice di sistema d’inizio anno. Il quadro delineato è migliore a quello internazionale, sintomo che l’esposizione dei nostri istituti di credito verso la crisi subprime non era elevata. Rimangono alcune questioni. In primis, i requisiti patrimoniali sono ancora insufficienti: Draghi ha invocato le banche ad aumentare la qualità e la quantità del loro capitale. Soprattutto, preoccupano i valori del capitale Tier 1 (rapporto fra patrimonio di base e le attività ponderate al rischio) e del Core Tier 1 (Tier 1 al netto degli strumenti ibridi). Gli istituti italiani hanno questi coefficienti al di sotto della media Ue, anche se in molti casi all’estero l’innalzamento è stato dovuto all’intervento statale.

Non sono poche le sfide che il sistema bancario italiano dovrà affrontare. Dall’ammortamento delle sofferenze alla ricerca di una miglior qualità del proprio capitale, passando attraverso l’impedimento del deterioramento della condizioni di accesso al credito, il 2010 parte in salita. Ciò che fa ben sperare è la grande differenza del modello gestionale italiano rispetto al mondo anglosassone. Ma la crisi potrebbe anche essere uno stimolo a migliorare ampiezza, forza e competitività internazionale. E sarebbe un peccato non coglierlo. 

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