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L'uovo di giornata

Non sparate sul Concertone del Primo Maggio

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Mai avuto simpatia per quella baraonda di sudore, politically correct e buonsensismo sindacale che è il Concertone del Primo Maggio di Roma. Tanto più che da qualche anno a questa parte l'evento è rapidamente derapato da kermesse rokkettara a prolungamento delle tarantate notti pugliesi in una malintesa idea della musica e delle tradizioni popolari. Ma ci siamo accorti che da un po' di tempo tutti sparano sul Concertone come sulla Croce Rossa.

Hanno iniziato quei giovinotti postmoderni di Elio e le Storie Tese, bravissimi a rimixare qualsiasi genere musicale nel patchwork de noantri, dove scolorano le differenze e si prende per il culo tutto perché in giro di rock vero non è rimasto quasi niente. Esercizio fine a se stesso.

Ha continuato voi-non-sapete-chi-sono-io-io-sono-Giuliano-Ferrara, applaudendo agli Elii e rimasticando quello che abbiamo già detto sul Concertone sindacalesco che dà un quarto d'ora di celebrità alla gilda musico-cinematografara italiana, anche se Geppy Cucciari ci sta un po' più simpatica della vecchia Tv delle ragazze.

E alla fine è arrivato anche lui a infierire, Beppe nostro, il magnifico Capataz Fidanza, che ha definito il Primo Maggio "la festa dei disoccupati e del concertone a Roma", parlando di "panem et circences" e snocciolando i dati che tutti conosciamo sulla generazione perduta, disoccupata, precaria, sottopagata e che se ne va all'estero in cerca di fortuna.

"Quattro milioni di dipendenti pubblici, 19 milioni di pensionati, mezzo milione di persone che vive di politica sono insostenibili per un Paese senza sviluppo da 15 anni, con un Pil in discesa libera ben prima della crisi del 2008", come dargli torto, peccato che i 5 Stelle propongano come soluzione il reddito di cittadinanza, cioè un altro modo per deresponsabilizzare le nuove generazioni con l'idea che tanto c'è sempre mamma Stato la chioccia che pensa a loro.

Insomma, gli Elii prendono per i fondelli, Ferrara col solito atteggiamento elitario, Grillo che definisce "profumo forte e rancido" quello della festa a Piazza San Giovanni. Be', non sarà che i ragazzi e le ragazze che oggi si metteranno a ballare in piazza magari avvinazzandosi un po' e tornando a casa stanchi e felici in un pullman con i vetri appannati, in fondo in fondo,  hanno pure il diritto di divertirsi? Forse ai castigatori dell'ultima ora del Primo Maggio servirebbe rileggersi un attimo il buon Palazzeschi.

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