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Il caso

Non uccidete il turismo!

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In questa fase dell’emergenza, cercare di fare una classifica dei settori economici più impattati dal “Covid 19” e dalle conseguenti misure imposte per il contenimento del contagio può risultare un esercizio teorico data l’incertezza sui tempi e sulle modalità di ritorno alla normalità, ma sicuramente essenziale per una ripresa immediata. Non si può certo dubitare che uno dei settori maggiormente colpiti è e sarà quello del turismo che, secondo i dati di Banca di Italia, contribuiva in modo diretto ad oltre il 5% del PIL nazionale e ad oltre il 6% dell’occupazione.

L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di strutture ricettive e secondo solo alla Francia per numero di posti letto. Il numero si amplia notevolmente se si considerano anche i posti letto messi a disposizione da soggetti privati mediante b&b.

Fattore determinante per capire come l’emergenza impatterà sul sistema e quali misure prevedere per il sostegno dello stesso, è la presa d’atto che il comparto è costituito per lo più da piccole imprese, spesso a conduzione familiare, con una presenza minore delle grandi catene. Tale aspetto incide profondamente sull’analisi degli strumenti da utilizzare per salvaguardare il settore. A tal fine bisogna tenere in considerazione che la piccola impresa è quella più esposta a crisi sistemiche, soprattutto se questa comporta l’azzeramento dei consumi causando quale diretta conseguenza l’azzeramento dei ricavi di gestione. A ciò si aggiunga che l’ulteriore fattore di rischio è determinato dalla tipologia di lavoro molto spesso stagionale.

C’è la necessità di accompagnare il settore, salvaguardandolo dal fallimento, lungo il difficile percorso verso il fisiologico ritorno alla normalità, purtroppo con tempistiche incerte.

Per analizzare le soluzioni da poter adottare bisogna suddividere l’emergenza in due fasi:

  • Fase 1) lockdown: in cui bisogna aiutare sia le imprese a non “bruciare” liquidità, sia gli occupati del settore ad avere un sostentamento in mancanza di reddito;
  • Fase 2) rilancio: in cui bisogna sostenere con forza il settore al fine di evitare perdita di fatturato e di occupazione sul medio periodo.

Nella prima fase dovranno essere implementate misure indispensabili per la maggior parte dei settori economici quali, a titolo esemplificativo, sospensione dei pagamenti a titolo di adempimenti tributari e previdenziali, rottamazione delle cartelle esattoriali notificate fino al 29.02.2020, estensione del credito d’imposta sulle locazioni ed affitti di beni strumentali, affitto ramo d’azienda e leasing sui beni strumentali, moratoria sui finanziamenti bancari, contributi a imprenditori e lavoratori stagionali nonché cassa integrazione per i dipendenti, riduzione del costo del lavoro allo scadere del blocco dei licenziamenti.

La seconda fase, che corrisponderà al momento di ritorno alla libertà di circolazione, dovrà coincidere con due misure coraggiose per incentivare il turismo, concedendo alle famiglie una detrazione d’imposta per le spese di viaggio ed alloggio sul territorio nazionale. Tale misura può essere agevolmente paragonata alle detrazioni d’imposta concesse per le spese di ristrutturazione degli immobili. In più, risulta necessario l’allineamento tra la tassazione sulle strutture alberghiere e quella per locazione di durata inferiore a 15 giorni di immobili privati (di tipo “AirB&B” che scontano una tassazione di tipo cedolare secca al 21%).

A modesto parere degli scriventi, sebbene le misure sopra esposte possano creare un piccolo volano di ripresa per il settore turistico, di certo rappresenterebbero un valido strumento per incentivare la popolazione italiana, in particolar modo le famiglie duramente colpite economicamente, a preferire vacanze all’interno del territorio nazionale, quindi uno stimolo ai consumi interni. Va infatti tenuto in considerazione che nel breve periodo il turismo nazionale rappresenta l’unica tipologia di turismo su cui si può avere una speranza di ripresa.

L’allineamento della tassazione prevista per le società di capitali a quella prevista per locazioni brevi di tipo “AirB&B” consentirebbe alle aziende turistiche di operare ad “armi pari” con gli altri operatori del settore che scontano costi di struttura notevolmente inferiori a quelli di un’azienda formalmente riconosciuta.

In ultimo, il settore turistico va salvato e salvaguardato, oltre che per la sua importanza sul PIL nazionale e sull’occupazione, anche in quanto facile preda di interessi economici internazionali che avrebbero la possibilità di acquistare a prezzi di saldo strutture e imprese frutto della tradizione, del lavoro e dei sacrifici di tanti piccoli imprenditori italiani.

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