Dibattito acceso

Norvegia, la sinistra vuole l’eutanasia? I cristiani al governo dicono “no”

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Si riapre il dibattito sull’eutanasia (aktiv dødshjelp, eutanasia attiva, letteralmente) in Norvegia, dopo il no di due anni fa pronunciato dal leader del Partito liberale Venstre (V) Trine Skei Grande, che dichiarò fermamente: “uno Stato non dovrebbe uccidere i propri cittadini”. Oggi invece il partito di sinistra discute al proprio interno della questione, portando anche a livello nazionale la possibilità dell’introduzione nel paese nordico dell’eutanasia, forte anche del recente sondaggio del quotidiano nazionale Dagbladet, che vede il settanta per cento dei cittadini favorevole alla pratica eutanasica, in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti.

Favorevole all’introduzione della pratica, seppur limitatamente a determinate circostanze (malati terminali), anche il Fremskrittspartiet (Frp), il Partito del Progresso. Decisamente contrario invece il Kristelig Folkeparti (KrF), il Partito Popolare Cristiano, il cui capo della commissione parlamentare alla sanità Geir Jørgen Bekkevold ha affermato che “l’eutanasia attiva non potrà mai essere la risposta”, ma che è necessario stanziare più risorse economiche per garantire una migliore assistenza sanitaria e cure palliative per i pazienti al termine della vita.

E ancora una volta su una questione etica in Norvegia potrebbe essere proprio il piccolo partito cristiano a dettare legge, bloccando l’ingresso dell’eutanasia nello stato scandinavo sulla base del contratto di governo firmato da tutte le forze politiche, che ha stabilito necessaria l’unanimità dei partiti al Governo per approvare provvedimenti inerenti al campo della bioetica. Il dibattito nell’opinione pubblica è acceso. Dalle colonne del quotidiano Aftenposten il Prof. Bjørn Hofmann, docente di Filosofia della Medicina ed Etica all’Università di Oslo e all’Università norvegese di Scienza e Tecnologia (NTNU) di Gjøvik, sottolinea come nella società norvegese vi sia un problema democratico di fondo: da una parte infatti, una larga maggioranza della popolazione è favorevole all’applicazione dell’eutanasia, dall’altra, invece, la netta maggioranza dei medici è contraria.

Pertanto il Professor Hofmann suggerisce, provocatoriamente, che nel caso di legalizzazione dell’eutanasia una soluzione potrebbe essere quella del ripristino della figura del boia, adeguatamente formato e autorizzato. Certo, magari utilizzando un nome diverso, come “aiutante della morte” o un nome analogo, per renderlo più accettabile all’opinione pubblica. Il contesto è diverso rispetto al passato, afferma il Prof. Hofmann, ma la funzione è la stessa: uccidere i cittadini secondo determinati criteri e procedure. Si può sostenere, inoltre, che anche gli psicologi, gli avvocati o i filosofi possano svolgere il lavoro di “aiutanti”, e le controargomentazioni sulla legalizzazione dell’eutanasia valevoli per i medici debbono poter valere anche per le altre categorie di professionisti citate. Quindi, chiosa il docente, o si reintroducono i boia o ci si dovrebbe astenere dall’ organizzare l’uccisione legale dei cittadini, anche se sono loro stessi a chiederlo.

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