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Nove anni dal sisma di San Giuliano e la ferita resta ancora aperta

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Nove anni dopo nessuno in Molise ha cancellato dalla mente quel rumore sordo che in pochi secondi ha trascinato dietro di sé il destino di un'intera generazione. La storia delle carte sismografiche ha raccontato ogni dettaglio di quel terremoto: l'ora, la magnitudo, le coordinate dell'epicentro. Per mesi, gli abitanti di quello che per i cronisti è diventato il “cratere”, hanno imparato a convivere con quella definizione. Ma, soprattutto, hanno dovuto accettare la perdita degli affetti, delle cose quotidiane, della propria casa, del lavoro. In una parola, hanno dovuto rinunciare alla normalità.

Poche ore dopo il drammatico terremoto alle 11:32 del 31 ottobre 2002, gli occhi di tutto il mondo erano puntati sulla tragedia di San Giuliano di Puglia. Un piccolo paese sperduto tra gli ulivi dell'Appennino molisano, in provincia di Campobasso, si era trasformato in un teatro di morte. Quando le mani dei soccorritori avevano smesso di scavare tra le macerie dell'istituto Jovine, i corpi allineati nella palestra erano di ventisei alunni e della loro maestra. Uno dei bambini feriti sarebbe morto qualche giorno più tardi. Un bilancio terrificante.

Intorno a San Giuliano il sisma ha messo in ginocchio molti altri paesi. La ricostruzione in alcuni casi è ancora in corso. Molte delle case di legno, cosiddette provvisorie, sono ancora abitate. Ma altrettante sono state abbandonate dalle famiglie che hanno fatto ritorno in una casa in muratura. Secondo la Cgil, 1.500 abitanti devono ancora trovare una sistemazione stabile e per finire la ricostruzione occorrono ancora 350 milioni di euro. Il segretario generale del sindacato in Molise, Erminia Mignelli, ha chiesto al presidente appena confermato, Michele Iorio, di inserire questo argomento tra le priorità del nuovo governo regionale.

Proprio Michele Iorio, nel suo messaggio per l'anniversario del terremoto, ha sottolineato come “il 31 ottobre è per ogni molisano un momento di ricordo, di riflessione e di condivisione di una tragedia capace di sconvolgere l'animo e le coscienze di milioni di telespettatori che, incollati davanti alle televisioni di mezzo mondo, attendevano con trepidazione notizie positive dagli scavi”. Iorio ha anche evidenziato come “purtroppo fatti simili in Italia si sono succeduti, si pensi all'Aquila e al tributo che anche lì il Molise ha pagato”. Ma il governatore ha anche sottolineato i passi avanti realizzati in tema di sicurezza degli istituti e come “in questa nostra regione si è avviato un programma di verifica delle condizioni sismiche e strutturali di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Un programma capillare di ricognizione della situazione di ogni edificio dedicato all'istruzione da cui è scaturito il progetto varato dal governo regionale denominato "Scuole Sicure". Progetto che ha visto investite enormi risorse e che ha fatto del Molise la regione d'Italia con il più alto numero di scuole in sicurezza”. Poi la promessa di concludere questo impegno: “Non abbiamo ancora finito, ma nell'arco di poco tempo riusciremo a rendere tutte le scuole di questa regione completamente sicure”.

Il terremoto, come sempre accade, ha lasciato ferite profonde. Il processo sul crollo della scuola ne è una testimonianza lampante. Gli occhi dei genitori dei bambini rimasti sotto la scuola lo raccontano meglio di qualsiasi parola. La vicenda personale del sindaco di quel paese, per la giustizia responsabile in qualche modo del crollo che ha causato anche la perdita di sua figlia, è la sintesi estrema di un dramma incancellabile. Le luci del Parco della Memoria di San Giuliano, nato sulle macerie della scuola Jovine, riaccendono ora una fiamma di speranza, ma stanno anche a ricordare il monito che Nunziatina Porrazzo, mamma di una delle vittime, ha lanciato il giorno dei funerali: “Avevo mandato mio figlio a scuola, il posto che ritenevo più sicuro”.

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