Nove minuti di dibattito, poi Tremonti mette d’accordo tutti

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Nove minuti di dibattito, poi Tremonti mette d’accordo tutti

Nove minuti di dibattito, poi Tremonti mette d’accordo tutti

19 Giugno 2008

Che qualcosa sarebbe cambiato con l’avvento di questo governo, era prevedibile. Ma immaginare che la Finanziaria per il prossimo triennio sarebbe stata della stessa portata economica di quella dell’anno scorso, beh qualche dubbio legittimo lo faceva sorgere.

Invece no, Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, ha fatto in modo che, dopo soli 9 minuti e mezzo di dibattito nel Consiglio dei Ministri, si approvassero tutti i provvedimenti legislativi (disegni di legge, decreti legge e Dpef) per la manovra economico-finanziaria fino al 2011.

Ecco quindi 34,8 miliardi di euro di spesa, suddivisi in modo impari nel triennio: 13,1 mld per il prossimo anno, 7,1 mld per il 2010 ed infine 14,6 mld nel 2011.

L’obiettivo ultimo è quello del pareggio di bilancio, che lo stesso Tremonti ha definito «ineludibile, è un impegno assunto con l’Europa dalla Repubblica Italiana», ricordando anche Maastricht e l’annosa questione del rapporto debito/Pil. Proprio per il prossimo anno si calcola che la Finanziaria sarà foraggiata attraverso tagli alla spesa pubblica pari a 9 miliardi di euro: fra essi spiccano i 1340 milioni di euro in meno ai Comuni ed i 310 milioni di tagli per le Province. La fonte dei restanti 4 miliardi sarà un forte allargamento della base imponibile per petrolieri, banche ed assicurazioni.

In altre parole, scatta la Robin Hood Tax: l’aliquota Ires (imposta sui redditi delle società) per i petrolieri aumenta dal 27% al 33 per cento, dopo lo sgravio contenuto nell’ultima manovra economica del Governo Prodi. Ancora nessuna certezza per quanto riguarda il settore bancario, ma indiscrezioni fanno presupporre che l’azione sarà rivolta sulle modalità di deducibilità degli interessi passivi. Inoltre, sempre sul fronte petrolifero, sarà portato avanti il processo di liberalizzazione e di sviluppo della rete distributiva italiana di carburanti. Questa misura, unita all’automatizzazione dello sconto su benzina e gasolio dovuto al recupero dell’extragettito Iva per i rincari del greggio, dovrebbe essere propedeutica ad alleviare le sofferenze economiche dovute al prezzo del petrolio.

Una manovra finanziaria soddisfacente? Presto dirlo, dato che non tutto è emerso dal CdM, ma si può già stilare un primo giudizio.

Tenendo conto delle prospettive di crescita dell’economia italiana, 0,5% nel 2008 (con rapporto deficit/Pil al 2,5%), è notevole lo sforzo per limitare la spesa pubblica, cercando ridurre drasticamente gli sprechi della Pubblica Amministrazione che hanno sempre limitato lo sviluppo del nostro paese. Passare dai 40 miliardi di euro dell’anno scorso ai 13,1 mld per il 2009 è sicuramente un’innovazione non da poco e sarà fondamentale l’apporto del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, per snellire tutto il sistema burocratico nazionale.

Quello che fa ben sperare è che sembra che l’economista veneziano abbia intrapreso la strada giusta. Si devono tuttavia fare i conti anche con un quadro congiunturale che proprio sereno non è. Il tasso inflazionario sta raggiungendo quota 4% ed operare nel sistema dei ricarichi di beni e servizi è doveroso nel breve periodo, per contrastare le speculazioni nostrane. Inoltre, le tensioni e le incertezze sui mercati finanziari perdureranno ancora per buona parte del prossimo anno, sulla scia delle crisi in atto (subprime, commodities, greggio), come su può dedurre dall’analisi degli indici macroeconomici. E purtroppo sul versante del mercato interno, delle imprese e della semplificazione del loro processo di creazione sono poche le novità significative, almeno fra quelle annunciate: ritorno del job on call depennato dal Protocollo sul Welfare e riduzione dei tempi per l’accesso all’imprenditorialità. Troppo poco per poter alimentare correttamente il sistema. Si spera che ci possano essere delle misure correttive, come aliquote tributarie minori, un miglior accesso al credito ed una maggior apertura dei mercati con basso tasso di concorrenzialità, come spesso ricordato dall’Istituto Bruno Leoni.

Già, perché almeno per ora, quella presentata oggi sa di manovra economica del vorrei ma non posso, dato l’elevato tasso di leggerezza intrinseco. Alcune misure (tagli alla spesa, eliminazione enti inutili, riforma P.A.) sono ampiamente condivisibili, mentre altre (Robin Hood Tax, incentivi alle imprese, liberalizzazioni) risultano inadeguate alla particolare fase del ciclo che stiamo vivendo.

Dare un voto ad una manovra economica di tal portata non si può e non si deve fare, eppure non si può non affermare che lascia un po’ di amaro in bocca, almeno per ora. Il che non significhi che sia peggio di quelle del precedente esecutivo: per quelle non si perdeva nemmeno tempo a commentarle.