Nucara spaventa i ‘responsabili’, il Pdl punta a un patto politico coi moderati

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Nucara spaventa i ‘responsabili’, il Pdl punta a un patto politico coi moderati

15 Settembre 2010

Se si mettono in fila i fatti, in poco più di ventiquattrore il gruppo di “responsabilità nazionale” rischia di morire in culla. L’annuncio in pompa magna del Pri Nucara dopo il faccia a faccia con Berlusconi aveva fatto pensare che l’operazione per garantire alla maggioranza l’autosufficienza alla Camera, indipendentemente dal voto dei finiani, fosse praticamente cosa fatta. Invece no. Perché i deputati ‘papabili’ si sono sfilati, lasciando il segretario del Pri da solo coi suoi annunci e il Cav. che aveva ‘benedetto’ l’iniziativa alle prese con un altro problema cui porre rimedio.

Anche perché l’errore tattico dei repubblicani ha servito un assist ai finiani i quali non hanno perso tempo a rilanciare: siamo noi quelli determinanti in Aula. E dalle parti della Lega che già aveva storto il naso, si ripete che senza numeri l’unica via sono le urne.

Tuttavia non tutto è perduto, si ragiona nel centrodestra, perché al di là del gruppo parlamentare, ciò che conta sono i voti e la “qualità dei voti” per raggiungere la soglia dei 316 deputati. E quei voti – si assicura – “ci sono" e arriveranno da singoli parlamentari che condivideranno i punti programmatici dell’azione di governo.

Ma cosa è accaduto in ventiquattrore?  In politica si sa, anche la forma diventa sostanza. La fretta di Nucara ha provocato scompiglio e imbarazzo tra gli esponenti dei movimenti e dei partitini che potrebbero convogliare il loro consenso sul discorso che il Cav. terrà a Montecitorio il 28 settembre e che si sono sentiti spiazzati nella fase, delicatissima, di una scelta di campo visto che gran parte di loro non sono organici al centrodestra e non avevano votato la fiducia al governo.

Non solo: Nucara si è praticamente auto-intestato la paternità del gruppo parlamentare e la cosa è stata vista come una forzatura difficile da digerire. Per tutti coloro che pur dalle file dell’opposizione non vogliono il voto anticipato. E questo ha provocato la ridda dei distinguo: dai Liberal democratici, a Noi Sud, all’Mpa. In particolare nella pattuglia dei deputati centristi siciliani che in rotta di collisione con la linea di Casini potrebbero optare per il sostegno al governo.

Non è un caso se “i dissidenti” Mannino e Romano negano senza riserve l’ipotesi di un loro passaggio imminente al gruppo dei venti rilanciando la sfida al loro leader dall’interno del partito. Tuttavia – è il ragionamento nelle file della maggioranza – il discorso coi moderati “resta in piedi”. Il riferimento è sui contenuti dell’azione di governo, a cominciare dal quoziente familiare e sul capitolo scudo giudiziario (per il premier e le alte cariche dello Stato) sul legittimo impedimento: due questioni sulle quali soprattutto gli ex dc si sono dimostrati particolarmente sensibili. E i contatti vanno avanti. Ma il discorso riguarda anche una possibile convergenza politica coi moderati cattolici del Pd calibrata su temi quali bioetica, economia, famiglia.

Nelle file siciliane dell’Udc c’è insofferenza sulla linea “ondivaga” di Casini e in molti in questi giorni non hanno esitato a bocciare senza riserve la richiesta di dimissioni del premier lanciata dal palco di Chianciano che ha messo il leader Udc sulla scia di Bersani e Di Pietro. L’idea di un dialogo con loro – è il convincimento nel Pdl – non è finalizzata solo ad un accordo di legislatura, ma guarda anche alla prospettiva futura di possibili alleanze elettorale.

Parallelamente, il discorso resta aperto anche coi finiani moderati. Il premier è convinto di poter contare sul loro sostegno e sul fatto che, alla fine, la possibilità di un loro riavvicinamento al Pdl si verificherà. Anche perché se è vero che il gruppo di Fli ha annunciato che voterà la fiducia al governo, è altrettanto palese che l’azione di logoramento di materializzerà sui singoli provvedimenti che arriveranno in Parlamento, non solo giustizia ma anche cittadinanza ad esempio, che i finiani più oltranzisti sono intenzionati a riproporre.

Col rischio di una frattura sempre più evidente che potrebbe in qualsiasi momento pregiudicare i numeri della maggioranza in Parlamento. Per questo nel Pdl si ritiene che alla fine tra le ‘colombe’ finiane prevarrà il buon senso e la consapevolezza che non si può essere un gruppo parlamentare (o forse già un partito) di lotta e di governo.  

Certo, l’obiettivo resta quello di arrivare alla fatidica soglia di 316 voti senza l’ausilio dei fedelissimi del presidente della Camera. Ma l’allargamento della maggioranza viene visto come una sorta di ‘paracadute’ da aprire solo in caso di emergenza, ovvero solo per quel 5 per cento del programma su cui i finiani hanno annunciato battaglia. In altre parole, l’autosufficienza servirà a spuntare le ‘armi’ della mediazione permanente all’ex leader di An, a cominciare dal federalismo o dallo scudo processuale.

Capitolo quest’ultimo sul quale le trattative tra Pdl e Fli vanno avanti. L’idea sulla quale potrebbe concretizzarsi una convergenza è l’accelerazione sul Lodo Alfano costituzionale, con una prima lettura da parte di entrambi i rami del Parlamento entro il 14 dicembre, giorno in cui la Consulta che dovrà pronunciarsi sul legittimo impedimento, potrebbe concedere un rinvio su richiesta dell’Avvocatura generale dello Stato. Un compromesso che sarebbe ben visto non solo dai mediatori di Fini, ma anche dall’Udc.

E’ su questo che si lavora. Perché per dirla con un autorevole esponente del Pdl se è vero che i voti si contano è altrettanto vero che si “pesano”. Politicamente.