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Il ritorno del nucleare/ 17

Nucleare, il Governo contro l’abuso di potere delle regioni rosse

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Nucleare sì, nucleare no. Per Puglia, Basilicata e Campania, regioni rosso fiammante, non c’è posto per gli impianti nucleari. La notizia ha indisposto i dicasteri di Scajola e Fitto e ha costretto il Ministro per lo sviluppo economico (MISE) a intervenire con una richiesta di censura della Corte Costituzionale.

L’intenzione di un’azione diretta del MISE agli impedimenti regionali girava già da qualche giorno. Dopo il parere, non vincolate ma comunque negativo, dato dalla conferenza Stato-Regioni lo scorso 28 gennaio sull’ Atto di Governno 194 riguardante il nucleare, Scajola ha mosso quanto in suo potere per dare battaglia all’ostruzionismo del centrosinistra. In quella giornata solo Lombardia, Veneto e Friuli avevano dato il loro placet al provvedimento, mentre la maggioranza (composta da un centro sinistra compatto) si era schierata in toto contro il documento.

Nonostante l'ostruzionismo, il ministro Scajola ha ricordato che "al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio verrà approvato in via definitiva il decreto legislativo recante tra l'altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari", ma perché il testo possa dare via libera alle sue funzioni amministrative è necessario prima annullare le leggi regionali contrarie agli stabilimenti nucleari di Campania, Puglia e Basilicata.

A questo punto l’ultimo scoglio, superato anche quello del Consiglio di Stato e delle varie autorità indipendenti in materia, resta l’attuale normativa delle tre regioni contro il nucleare. In particolare, nell'elenco delle leggi regionali all'esame del Consiglio dei Ministri, con richiesta d’impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale ex art. 127 della Costituzione, vi sono le leggi delle Regioni Puglia n.30/09, Campania n. 2/10 e Basilicata n. 1/10. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola spiega che "le tre leggi regionali sono censurabili poiché, in assenza di intese con lo Stato, precludono l'installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché l'installazione di depositi di materiali e rifiuti radioattivi".

La celerità con la quale queste regioni hanno approvato le norme regionali ha fatto però tralasciare al legislatore un trascorso della Corte, spesso intervenuta su casi di incompatibilità presunta. Questa infatti è la strada da intraprendere per risolvere la matassa regionale. Ricordiamo che nel 2001 (Berlusconi III) c’è stata la riforma del Titolo V, Parte Seconda, della Costituzione. Si è detto molto al riguardo, in particolare che la riforma costituzionale avrebbe ridisegnato una Repubblica delle autonomie. Il testo originario uscito dall’Assemblea Costituente riportava: “la Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni”. L'attuale versione dispone che “La Repubblica è costituita (e qui sta la differenza per il legislatore regionale ndr) dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo stato”. A questo punto, secondo la nuova disposizione, tutte le componenti della Repubblica citate sono enti costitutivi dell’ordinamento repubblicano.

A confutare questa deduzione è poco dopo intervenuta una sentenza della Corte, la n. 274 del 2003, dove quanto scritto non significava una totale equiparazione tra gli enti locali e regionali e la figura giuridica dello Stato (inteso come organo legislativo), tutt’altro.

E’ molto chiaro nel nostro testo costituzionale l’intervento del principio di sussidiarietà legislativa, inserito apposta dal legislatore per prevenire tentativi di attribuzione di funzioni illecite. Secondo questo principio vienen condizionato fortemente il riparto delle competenze legislative. Ancora una volta infatti la Corte Costituzionale è intervenuta con la sentenza n. 303 del 2003 affermando che nei casi in cui lo Stato (in questo caso il Governo) riporti a sé, per sussidiarietà, funzioni amministrative che non possono essere adeguatamente esercitate ad altri livelli di Governo, queste funzioni in nome del principio di legalità devono essere regolate e organizzate dalla legge statale. Quindi, dove lo Stato ritenga opportuno intervenire, per sussidiarietà, questo trova una legittimazione oltre la Costituzione.

Inoltre anche se secondo la  Costituzione la legislazione concorrente (cioè quella di competenza della Regione) riguarda il trasporto e la distribuzione dell’energia, i principi fondamentali da stabilire restano sempre in mano allo Stato in più anche se la Regione ha le competenze relative alle procedure di autorizzazione e all’esercizio degli impianti di produzione di energia con potenza superiore a 50 MW, queste non possono limitare lo sviluppo del nucleare in quanto non risponderebbero all’obbligo di conseguimento degli obiettivi di limitazione delle emissioni di gas serra posti dal Protocollo di Kyoto.

C’è da aggiungere infine che in materia di ambiente la potestà legislativa spetta totalmente allo Stato e anche questo è un ulteriore paletto che potrebbe decretare la vittoria del Governo a scapito delle Leggi Regionali davanti la Corte Costituzionale. Dove sarà l'abuso di potere? Aspettiamo l'esito del verdetto.

 

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