Home News Nuova offensiva contro Al-Qaeda. Forze armate irachene sotto esame

Il dopo Petraeus è già iniziato

Nuova offensiva contro Al-Qaeda. Forze armate irachene sotto esame

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E’ iniziata martedì una nuova, imponente operazione militare nel nord dell’Iraq, nella Provincia di Diyala, denominata Bushar[ph] Aqar[ph] (Auspicio di Prosperità). L’operazione rappresenta un altro importante banco di prova per l’esercito e la polizia iracheni, chiamati a dimostrare le propria capacità a dirigere operazioni complesse su un territorio estremamente vasto (la provincia di Diyala è grande quasi come la Lombardia). Finora, infatti, le forze armate irachene hanno messo a segno importanti vittorie su spazi “ristretti”, le città di Basra ed Amara od il quartiere Sadr City a Baghdad, ma è giunto il momento di dimostrare sul campo di avere raggiunto quei livelli di autonomia necessari a governare un vasto territorio e renderlo sicuro. 

La campagna di Diyala, per questo motivo, è completamente diretta dall’esercito iracheno agli ordini del Generale Ali Ghaidan Majid, Comandante delle Iraqi Ground Forces, che può schierare circa 30.000 uomini con l’impiego di quattro divisioni dell’esercito, alcune unità della polizia nazionale e la collaborazione delle forze di polizia provinciale. I militari americani hanno compiti esclusivamente di supporto.

La strategia messa in campo si basa sul coinvolgimento e l’importante collaborazione delle tribù locali, in particolare del gruppo sunnita Sons Of Iraq, e dell’Awakening Councils, ed ha lo scopo di liberare il territorio della provincia di Diyala dai terroristi di Al-Qaeda, tagliare le rotte del contrabbando e mettere in sicurezza le città chiave del nord, catturando il maggior numero di terroristi possibili e costringendo gli altri a rifugiarsi nelle “support zones”, aree disabitate del deserto, dove sono isolati e possono essere colpiti con maggiore facilità.

Al di là delle città di Baqubah e Muqdadiyah, che sono ormai relativamente sicure, il resto della provincia continua ad essere purtroppo sottoposta agli attacchi dei terroristi che nell’ultimo anno hanno fatto più di 1.500 vittime. Diyala, infatti, rimane la provincia più pericolosa dell’Iraq e quello che si intende fare qui è ciò che si è realizzato, per esempio, a Mosul o a Ninawa, dove con l’operazione Um Al-Rabi'ain (Madre di Due Primavere) iniziata il 10 maggio e tuttora in corso, la Seconda e Terza Divisione dell’Esercito hanno liberato le aree un tempo roccaforte di Al-Qaeda (che si è rifugiata proprio nella provincia di Diyala) ed oggi riconsegnate agli iracheni.

Nonostante la pericolosità dell’area, nell’ultimo anno si sono conseguiti importanti risultati nell’ambito della sicurezza della popolazione, con una riduzione del 75% degli attacchi terroristici, passati dai 2.600 registrati fino al mese di giugno 2007 ai 650 dello stesso periodo del 2008; il numero di IEDs (Improvised Explosive Devices), inoltre, si sono ridotti del 50% da febbraio, passando da 950 a 430, secondo quanto dichiarato in conferenza stampa dal General Maggiore Mark Hertling, Comandante della Divisione Multi-Nazionale Nord e Prima Divisione Corazzata. Questo naturalmente non significa che la zona sia sicura, come dimostrano i due recenti attentati di Baqubah che hanno fatto circa venti vittime, ma indica una importante tendenza alla stabilizzazione dell’area, e consente agli iracheni di guardare al futuro con maggiore fiducia.

In definitiva è questa la vera sfida, visto che le operazioni erano annunciate da tempo e la maggior parte dei terroristi ha già lasciato le principali città per trovare rifugio nelle zone rurali adiacenti, e cioè riuscire a prendere possesso del territorio con il minor numero possibile di scontri diretti, trovare i luoghi dove i terroristi hanno nascosto le armi e mettere in sicurezza l’area, il tutto al fine di dimostrare ai cittadini che esiste un’alternativa ai terroristi, che possono scegliere di vivere sicuri perché il Governo iracheno è capace di proteggerli e garantirgli quella sicurezza e libertà necessarie affinché ciascuno possa riprendere le attività commerciali e la “normale” vita quotidiana, ammesso che ciò significhi ancora qualcosa da quelle parti.

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