Nuova strage in Libano. Il paese rischia la guerra civile

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Nuova strage in Libano. Il paese rischia la guerra civile

12 Dicembre 2007

Stamani, in pieno centro a Beirut, dopo una paziente attesa,
la consueta autobomba si è vendicata del generale Francois Al Haj, quello che la
scorsa estate, dopo tre mesi di scontri, era riuscito a piegare la resistenza
di Fatah al Islam, la formazione jihadista palestinese infiltratasi nel campo
profughi di Nahr al Bared nel nord del Libano.

Per la cronaca Al Haj era alla guida della propria auto alle
7.10 del mattino, ora locale, ed aveva da poco lasciato la propria abitazione
nella zona di Baabda: l’ordigno esploso lo ha ucciso sul colpo, insieme alla
sua guardia del corpo e a quattro passanti innocenti. Dieci i feriti

Stando alla polizia, l’esplosivo sarebbe stato attivato con
un comando a distanza. E benché la Siria abbia condannato l’episodio, peraltro
attribuendolo molto poco verosimilmente a Israele, stavolta è veramente
difficile non vedere il movente che unisce i gruppi qaedisti a Damasco: il generale
Al Haj, strettissimo collaboratore del generale attualmente a capo
dell’esercito in Libano, Michel Suleiman, era colui che doveva sostituirlo una
volta che quest’ultimo avesse ottenuto la candidatura a capo dello Stato.

Quindi un uomo scomodo per il regime di Assad che può avere
dato una mano ai terroristi di Fatah al Islam che volevano vendicarsi della
sconfitta subita a Nahr al Bared.

Poche ore dopo l’attentato, la tv satellitare Al Arabya ha
parlato del fermo di alcuni sospetti nel sud del Libano e a Beirut. Molti osservatori temono che a questo punto Hezbollah  approfitti del clima da guerra civile
preparato ad arte da quasi due anni, per fare un vero e proprio colpo di stato
in Libano, con l’aiuto dell’Iran e della Siria, per mettere poi la comunità
internazionale di fronte al fatto compiuto.

Un po’ come ha fatto Hamas a Gaza, sempre sotto la regia di
Teheran, per boicottare le trattative di pace di Abu Mazen con Olmert. Inutile
precisare che in una simile evenienza anche i quasi tre mila soldati italiani
messi a presidiare il confine del sud del Libano con Israele rischierebbero
grosso. Specie con le attuali regole d’ingaggio che non hanno permesso loro né
di disarmare hezbollah né di impedire che i carichi di armi continuassero a
passare dalla Siria.

Commentando la notizia, il leader druso Walid Jumblatt ha
puntato l’indice contro Siria e Iran: “Stanno tentando di terrorizzare
l’esercito e mettere in difficoltà il paese”.

Diversa e molto tendenziosa, ovviamente, la versione del
vice segretario degli Hezbollah, Hussein Fadlallah. Il quale ha prima elogiato
la figura di Al Haj, e poi ha dichiarato testualmente: “Il generale era un
figlio del sud del Libano, comandava l’esercito che ha difeso il paese contro
il nemico israeliano e aveva un ruolo importante per il paese; era al fianco
della resistenza che combatteva contro Israele e perciò riteniamo che con
questo attentato si sia voluto colpire il ruolo svolto dall’esercito”.

In realtà proprio nei giorni scorsi il generale ucciso aveva
promesso il pugno di ferro contro tutte le milizie armate che non si fossero
sciolte nell’esercito regolare libanese dopo l’elezione del futuro presidente
della repubblica. Minacciando perciò il ruolo di Hezbollah nel sud del Libano.