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Nuovi Basaglia per i nuovi partiti

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Le ultime svolte decisive in Italia sono di trenta quarant’anni fa: 1970, diritto al divorzio; 1978-1981, diritto all’aborto; 1978, legge Basaglia, chiusura dei manicomi e un diverso rapporto tra malattia e sanità. Condivisibili o meno, hanno trasformato il paese, hanno cambiato il nostro modo di pensare e agire. Dopo queste svolte, vi è stato un immobilismo pressoché totale: trent’anni in cui l’Italia non si è mossa, non ha prodotto nessuna riforma incisiva delle sue leggi, delle sue strutture e istituzioni.

Chi innescò gli ultimi mutamenti decisivi del paese? Un non politico come Franco Basaglia e politici di frontiera, da 2% alle elezioni, come il socialista Loris Fortuna e il radicale Marco Pannella. Da non politici o da politici considerati marginali sono avvenuti cambiamenti molto più decisivi di quelli che non sono riusciti a fare forze o coalizioni politiche al 40%, con milioni di iscritti e milioni di fondi.

Chi pensa che un politico, per essere tale, debba prima fare politica locale, da consigliere comunale, poi provinciale, poi caso mai regionale o nazionale, non riflette su questa evidenza: nell’ultimo mezzo secolo la contrapposizione non è tra destra e sinistra (che sciocchi coloro che ancora lo pensano) ma tra poteri consolidati e libertà. Il cursus honorum classico (ovvero il politico che si fa le ossa sul locale per poi andare al nazionale) si è tramutato spesso in un’affiliazione e in un’obbedienza al potere consolidato: un’affiliazione che fa perdere all’individuo quella libertà di sfida e di cambiamento che invece hanno avuto coloro (da non politici come Basaglia o politici di frontiera come Pannella) che non si sono fatti ingabbiare nelle logiche dell’iniziazione e dell’adesione ai poteri stabilizzati.

I partiti, soprattutto quelli maggioritari – dal Partito comunista italiano alla Democrazia cristiana agli attuali Partito Democratico e (ex) Popolo della Libertà – sono o sono stati partiti populosi, con tanti tesserati, con migliaia di sezioni locali, con giornali a loro diretto favore, ma di fatto si sono dimostrati inerti, o hanno partecipato al cambiamento – quello degli anni Settanta – soltanto perché trascinati dagli eventi, non da promotori o iniziatori. Il cursus honorum “imposto” ai politici dai partiti maggioritari è la garanzia che essi salvaguardino i poteri consolidati, e le logiche che incarnano.

Nel momento in cui tu, politico, accetti il percorso di inserimento nella gerarchia del tuo partito, di fatto perdi negli anni la tua forza scompaginante di cambiamento. Diventi inerme, inerziale, la struttura ti disarma chiamandoti alla sua obbedienza. I tuoi cambiamenti saranno millimetrici, e sarà valutata la tua obbedienza nella millimetricità dei tuoi cambiamenti. Se ricerchi la libertà dall’assetto consolidato, questi partiti non ti vorranno, o ti vorranno come comparsa. La Storia degli ultimi decenni sembra insegnarci questo.            

I nuovi partiti che stanno germinando in questi anni riflettano attentamente: i forti mutamenti sono avvenuti da personalità che non hanno svolto l’affiliazione territoriale che hanno richiesto i partiti fino ad ora. E dunque questi nuovi partiti non perseguano la via funesta dei vecchi, considerino che le vere svolte sociali sono avvenute da gente da fuori, dai confini della politica. I neonati partiti hanno fondazioni di riferimento. Bene. Utilizzino le fondazioni per far emergere i nuovi Franco Basaglia, coloro che vogliono chiudere i "manicomi" del nuovo secolo e avviare altre strade.

Ci sono, i nuovi Franco Basaglia. I grandi e vecchi partiti non li considerano e difatti sono (quasi) spenti. I partiti di recente comparsi e le fondazioni d'area non facciano l’errore fatale delle formazioni politiche precedenti. Ascoltino, diano spazio, mettano al centro dei loro programmi le proposte dei nuovi Franco Basaglia, anzitutto ascoltandoli, mettendoli alla prova, come accadde negli anni Settanta. Il Partito democratico mise Umberto Veronesi tra i suoi senatori, ma lo utilizzò come bandierina. Serve invece che i neonati partiti si facciano trasportare dalle proposte traumatiche e significative di questi non politici. Altrimenti il destino è segnato: l’Italia rimane immobile come negli ultimi trent’anni.    

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