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NY pensa all’iPod tax, in Giappone si vogliono tassare cani e gatti

In tempi di crisi dell'economia la politica fiscale, sempre comunque elemento rilevante nelle strategie generali di uno Stato, diventa determinate ai fini del positivo o negativo superamento della crisi stessa. La leva fiscale può infatti essere utilizzata come volano per la ripresa, così come, al tempo stesso, può invece determinare un'accelerazione della crisi, con effetti a catena difficilmente controllabili.

In questo contesto le linee predisposte dai vari Stati europei e non e quelle previste degli Stati Uniti a seguito dell'arrivo alla Casa bianca di Barak Obama risultano molto differenti e a volte addirittura opposte. Il Regno Unito, per esempio, ha annunciato di voler introdurre nuove tasse, con conseguente fuga dalla city di imprese e multinazionali. La notizia che ha scatenato il panico è infatti quella dell'intenzione del governo inglese di voler introdurre una tassa sui profitti raccolti all'estero. In questo caso del resto la "fuga" è facilitata dalla vicinanza dell'"esilio", dato che le giurisdizioni offshore, come le isole della Manica (come per esempio Jersey o l'isola di Man), sono davvero a poca distanza.

Tra le multinazionali che stanno pianificando l'esodo vi sono imprese come Global Henderson, la società farmaceutica Shire, la Imperial Tabacco e la compagnia assicurativa Brit Insurance, le quali, dopo una "sosta tecnica" in paesi offshore (tra cui, per esempio, anche il Lussemburgo), potrebbero poi stabilirsi definitivamente nella più comprensiva (da un punto di vista fiscale) Irlanda.

Di fronte alla prospettiva di perdere decine di miliardi di euro il governo inglese sembra però aver già optato per un ripensamento riguardo la tassazione dei guadagni esteri delle multinazionali, che sarebbero dunque ricondotti a tassazione ordinaria solo in parte e non in maniera integrale, come invece previsto inizialmente. Del resto questa non è la sola recente misura fiscale "aggressiva" adottata dal governo inglese. Da qualche mese infatti, a tutti i contribuenti non-dom, è stata estesa un'imposta a forfait, con la quale, in sostanza, si impone ai residenti non domiciliati il versamento di almeno quarantacinquemila euro l’anno per poter continuare a non pagare tasse all’erario britannico per i guadagni derivanti da fonte estera.

Ma anche più lontano le cose non cambiano. Anche il Giappone ha deciso di aumentare le tasse. Per milioni di famiglie giapponesi è infatti in arrivo una nuova tassa che scatterà in relazione al possesso di animali domestici, tra i quali cani e gatti fino probabilmente anche i volatili. Modalità ed entità della nuova imposta, denominata pet-tax, però, non sono state ancora definite. Nella vicina (al Giappone) Corea (naturalmente del Sud), invece, la ricetta anti-crisi varata dal governo è diametralmente opposta. L'aliquota media dell'imposta sui redditi delle persone fisiche sarà infatti ridotta del 2 per cento, sarà inoltre abbassata anche l'imposta sui profitti (per le imprese i cui profitti non oltrepasseranno la soglia di circa 110 mila euro l'imposta scenderà infatti dall'attuale 13 all'11 per cento, mentre l'aliquota più elevata, pari oggi al 25 per cento, sarà anch'essa ridotta al 22 per cento) e verrà anche rimodulata la tassazione dei capital gains. Infine, le detrazioni spettanti ai lavoratori dipendenti aumenteranno del 50 per cento, salendo da 548 euro fino a circa 823 euro, con la possibilità, nel caso di famiglie impegnate a mantenere i propri figli negli studi universitari, di dedurre dall'imponibile fino a 4.900 euro. Anche il tetto delle spese mediche sarà inoltre elevato fino a un massimo di 3.800 euro.

Tornando in occidente, il neo Presidente degli Stati Uniti Barak Obama, per rilanciare i consumi, ha proposto un bonus fiscale di 1000 dollari a famiglia e comunque la parola d'ordine è abbassare le tasse. Del resto anche Bush prima di abbandonare la Casa Bianca aveva passato l'ordine alla temibile Agenzia fiscale locale, la famigerata IRS (Internal Revenue Service), di non calcare troppo la mano.Segnando un clamoroso cambio di rotta rispetto all'impostazione tradizionale, infatti, il sovrintendente dell'IRS, Doug Shulman, ha recentemente dichiarato che, considerato che stiamo attraversando tempi molto duri, è necessario comprendere il punto di vista dei contribuenti, magari offrendo piani di pagamento meno costosi e rimandando i pignoramenti.

E il Fisco americano non è solito "scherzare". Basti pensare infatti che nel periodo 2000/2005 sono finiti in prigione per reati fiscali quasi 10.000 contribuenti. Se dunque anche loro sono diventati più miti qualche motivo ci sarà. Mitezza però non condivisa dallo Stato di New York (che presenta un buco di bilancio di 15,4 miliardi di dollari), che ha proposto una nuova tassa del 4% da applicare a ogni canzone scaricata da internet.

La nuova tassa, subito chiamata iPod Tax, sarà inoltre affiancata da ben 88 nuove tasse che verranno applicate su vari beni di consumo (biglietti del cinema, corse dei taxi, alcolici, sigari, palestre, vestiti etc.), vero esempio di “delirium tax”. Anche il Canada del resto, nei mesi scorsi, aveva presentato una proposta simile, ma alla fine (per fortuna) era naufragata.

Insomma, questo viaggio virtuale nel mondo fiscale (nei prossimi articoli vedremo poi cosa succede in Italia) conferma che le idee, su quali strategie siano più utili ad affrontare la crisi economica globale, sono ancora molto confuse e spesso contraddittorie.

E considerato appunto che la crisi non è di un singolo Stato, ma mondiale, queste contraddizioni potrebbero anche annullarsi reciprocamente, rendendo dunque vani anche i pochi positivi tentativi messi in atto. Ai posteri l'ardua sentenza.

 

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