Obama a Berlusconi: “assistenza umanitaria in Libia”. Sì, ma come?
24 Febbraio 2011
Ieri in un giro di telefonate a Cameron, Sarkozy e Berlusconi, il presidente Obama ha chiesto agli alleati europei di garantire un’adeguata "assistenza umanitaria" alla Libia. Si è parlato dei diritti universali del popolo libico e Obama ha spiegato che quello all’autodeterminazione "va rispettato". All’Italia interessa che cessino le violenze ma anche capire cosa accadrà quando i "regimi" del nordafrica, Berlusconi li ha chiamati così, regimi, saranno caduti. Per quanto ENI possa diversificare, il caos libico stra producendo dei gravi effetti sulla nostra economia, come abbiamo visto in Borsa.
C’è poi, sempre dal punto di vista italiano, la minaccia di un "esodo" di profughi libici e del nordafrica verso l’Europa. In questi anni l’Italia ha fatto la sua parte in materia di accoglienza, nonostante le polemiche sui respingimenti e i "nuovi muri"; ora che il trattato di amicizia stretto con Gheddafi è saltato, l’Europa dovrebbe ricambiare il favore, se valgono ancora gli accordi presi un tempo dai paesi fondatori. Se no, come dice Riccardo Cuor di Casini, ci sarà da "sbattere i pugni" sui tavoli delle cancellerie di Berlino, Londra e Parigi. Infine, la Libia potrebbe trasformi in un paradiso del fondamentalismo islamico a due passi dalle nostre coste, lo scenario peggiore, il terrorismo, che è anche un’arma di propaganda, questo non dimentichiamolo. Al Qaeda ha benedetto la guerra civile in Cirenaica e Tripolitania, ma non è detto che i giovani che si ribellano a Gheddafi lo facciano perché sognano un emirato talebano. La situazione è "complessa, delicata e potenzialmente drammatica" in tutto il Mediterraneo, secondo il ministro Frattini.
E’ opportuno però domandarsi cosa potrebbe avere in mente Obama quando parla di assistenza umanitaria. Gli Usa stanno pensando a un contingente su mandato delle Nazioni Unite in Libia – magari a guida italo-francese? Se le notizie che arrivano dalla Libia sono vere, e questo ci vorrà del tempo per verificarlo, se davvero ci sono stati migliaia di morti, non saremmo davanti a una guerra civile ma ad un genocidio. Il primo obiettivo di una missione di pace in Libia dovrebbe essere quello di bloccare i mercenari che hanno preso di mira i civili. Il secondo di chiudere lo spazio aereo del paese. Terzo, se non si può impedire a chi protesta di farlo gli va impedito di distruggere le infrastrutture e fracassare un’intera nazione. E il Colonnello? Finirebbe assicurato alla giustizia internazionale? Supposizioni, visto che Obama non ha mai pronunciato la parola peacekeeping.
