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Obama ha una fifa blu dei sondaggi e delle prossime elezioni di mid-term

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A che punto è l'audacia della speranza che ha rialzato un popolo almeno nella considerazione della gente ai tanti angoli della terra e gli ha fatto delineare all'orizzonte un nuovo inizio per restaurare su una base di aggiornata legittimita l'antica primazia? Con un carisma che ha lasciato via via smalto, Barak Obama continua a mettere in cantiere l'agenda di governo. Una sfida dopo l'altra. La storica riforma sanitaria faticosamente varata a Capitol Hill, e adesso tocca al sistema finanziario che tanti guasti ha prodotto nel paese. Il presidente spinge per tempi rapidi di approvazione e un secondo voto in Senato, dopo quello del 30 giugno alla Camera dei rappresentanti, potrebbe avvenire già questa settimana.

A riportare il sorriso alla Casa Bianca ci pensa Scott Brown, il senatore repubblicano del Massachusetts che ha strappato ai democratici il seggio di Ted Kennedy. Ha detto di apprezzare gli sforzi fatti per migliorare la legge, segnatamente "la rimozione della tassa di 19 miliardi di dollari per le banche", a tal punto da annunciare voto favorevole. Voto cruciale perché consentirebbe ai democratici di raggiungere quota 60 seggi, e dunque la certezza della approvazione della legge. E non è finita perché potrebbero votare sì anche le senatrici repubblicane del Maine Susan Collins e Olympia Snow.

Altra sfida già annunciata è quella dell'immigrazione. All'American University di Washington il presidente ha tenuto ai primi di luglio uno dei suoi discorsi ispirati, mettendo sul tavolo l'urgenza per il Congresso di occuparsi della sorte  degli undici milioni di immigrati illegali. Un'altra enormità insieme con quella di 45 milioni  di americani senza assistenza sanitaria che l'America, paese fondato da persone venute da fuori e diventato quello che è diventato proprio grazie a loro, non può non affrontare. L'America che Thomas Jefferson voleva terra d'asilo per "l'umanità oppressa", il luogo dove vivere, lavorare e pregare liberamente, ancora oggi un magnete che da ogni parte del mondo  attira i migliori e i più brillanti.

C'è una forza lavoro giovane, americani non per il sangue ma per la fede nei valori fondativi degli Stati Uniti d'America. Undici milioni di immigrati che contribuiscono a creare la ricchezza del paese. Fanno lavori umili, spesso pagati con pochi dollari ma perloppiù non pagano tasse e gravano sul sistema sanitario e scolastico. Impossibile una colossale amnistia. La Casa Bianca punta a un percorso di legalizzazione per gli undici milioni di clandestini, un sistema per quanto possibile bipartisan che "resti fedele alla nostra storia di nazione di immigrati e al tempo stesso garantisca il rispetto delle regole". Ma qui la partita si fa difficile, perché l'Amministrazione democratica ha deciso di trascinare in tribunale lo Stato dell'Arizona  guidato dalla repubblicana Jan Brewer per una legge che entrerà in vigore a fine mese, durissima contro i clandestini e che però piace alla maggioranza degli americani. L'attorney general Eric Holder sostiene che l'immigrazione è competenza federale e che non hanno senso tante leggi locali e statali per regolare questa materia. Ad inquietare c'è soprattutto il "racial profiling". Gli immigrati debbono circolare minuti di un documento di identità, la polizia puo fermare e indentificare se ha il "ragionevole sospetto" anche dai dati somatici di trovarsi davanti un clandestino.

Ma la legge voluta del 70 per cento della gente dell'Arizona piace agli americani e questo ha messo in allarme i governatori democratici che hanno chiesto ed ottenuto  durante il fine settimana un incontro a porte chiuse alla Casa Bianca."Avrei agito diversamente e avrei scelto un altro momento per criticare l'Arizona" protesta il governatore del Colorado, "avrei aspettato che la legge entrasse in vigore e che i cittadini notassero le difficoltà di attuarla, prima di fare causa". I capi del partito democratico temono che il governo si mostri poco determinato di fronte ai clandestini e la reazione positiva della gente alla drastica legge dell'Arizona suona la sveglia per le elezioni di mid term a novembre quando saranno rinnovati  tutti i  435 deputati e  36 dei 100 senatori.

I governatori repubblicani ovviamente cavalcano la battaglia della collega Jan  Brewer: "L'Arizona vincerà e sarà un esempio per tutta l'America". Che tiri brutta aria lo pensa e lo ammette anche la Casa Bianca se il portavoce Robert Gibbs non nasconde che a novembre i democratici potrebbero perdere la maggioranza alla Camera dei rappresentanti. Uno scenario confermato dai sondaggi. Ecco, se Obama perdesse il controllo della Camera, sarebbe la fine del suo piano per riformare l'America. "Immaginate" provoca Gibbs "John Bohener uno che non crede alla crisi finanziaria speaker al posto di Nancy Pelosi, oppure quel Joe Barton quello che si è scusato con l'ad della Bp e non con la gente del Golfo...". Per tutto questo il presidente è passato all'offensiva e  per due giorni si è ributtato in campagna elettorale al fianco dei suoi candidati nell'Ovest americano, brandendo contro i repubblicani anche le armi dell'ironia e del sarcasmo, raramente utilizzate durante la corsa presidenziale del 2008. A completare il quadro rimane da dire che Sarah Palin sta pensando seriamente alla Casa Bianca. Almeno a giudicare dalla dichiarazione dei redditi da cui risulta che procede a gonfie vele la  sua macchina per la raccolta di fondi.

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