Waterloo/ 2

Obama ha vinto sulla sanità perché i Repubblicani hanno sbagliato tutto

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Nei giorni scorsi i conservatori e i repubblicani hanno subito la più schiacciante sconfitta legislativa dagli anni Sessanta (l’autore si riferisce all’approvazione della riforma sanitaria di Obama, ndt). E’ difficile esagerare la portata di tale disastro. I conservatori possono anche darsi coraggio sperando di compensare l’attesa approvazione della riforma con la grande vittoria che contano di avere nelle prossime elezioni di novembre del 2010. Ma:

1. E’ già di per sé una bella scommessa il fatto che i conservatori siano iper-ottimisti sull’esito delle elezioni (di medio termine, ndt) – per allora, l’economia si sarà ripresa e i vantaggi della riforma della sanità avranno raggiunto anche i blocchi di elettori strategici;

2. E anche se così fosse? Le maggioranze legislative vanno e vengono. La riforma sanitaria, invece, rimarrà per sempre. Una potenziale vittoria a novembre è davvero una magra consolazione per questa sconfitta.

Credo che molti conservatori saranno d’accordo con me. Ora viene la lezione dura: la gran parte della colpa del disastro di questi giorni va attribuita a noi conservatori e repubblicani. All’inizio di questo processo avevamo preso una decisione strategica: al contrario di quanto fecero i Democratici nel 2001, quando l’allora presidente Bush propose il primo taglio fiscale, noi non saremmo scesi a patti con l’Amministrazione. Nessun negoziato, nessun compromesso, niente di niente. Ce la saremmo giocata tutta. La riforma sanitaria sarebbe stata la Waterloo di Obama, proprio come era accaduto a Clinton nel 1994.

Ci sono però alcuni fatti cruciali sui quali i fautori della linea dura hanno sorvolato: Obama è diventato presidente con il 53% dei voti, mentre Clinton fu eletto col 42%. Il blocco liberal presente nel gruppo dei Democrats al Congresso è più grande e più forte di quanto lo era nel '93-'94. E, certamente, i democratici si ricordano bene del loro passato e ricordano anche le conseguenze del fallimento del 1994.

Stavolta ce la siamo giocata, ma abbiamo perso tutto. Si sarebbe potuti arrivare ad un accordo? Chissà! Sappiamo però che la differenza tra il piano di riforma e le tradizionali idee dei Repubblicani non era poi così grande. Il piano di Obama infatti assomiglia molto a quello di Mitt Romney approvato nel Massachussetts. Quest’ultimo è stato sviluppato sulle idee elaborate dalla Heritage Foundation nei primi anni ’90, progetto che formava la base delle controproposte avanzate dai repubblicani contro il “Clintoncare” del 1993-1994.

Barack Obama ha cercato in tutti i modi di avere i voti dei repubblicani per sostenere il suo piano. Avremmo potuto andare incontro al suo desiderio per rendere il piano più allineato alle idee conservatrici? Saremmo mai riusciti a finanziare la riforma senza applicare imposte redistributive sulle imprese produttive – riuscendo a non pesare così tanto sulle piccole aziende – e senza espandere il Medicaid? Ora è troppo tardi. La riforma è ormai diventata legge.

Non ci illudiamo, per favore. La norma non verrà abrogata. Se pure i Repubblicani a novembre riuscissero ad ottenere una valanga di voti, come avvenne nel 1994, quanti voti riusciremmo a mettere insieme per riaprire “il buco della ciambella” e far pagare di più agli anziani per la prescrizione di medicinali? Quanti voti sono necessari per permettere di nuovo alle assicuratrici di rescindere le polizze quando scoprono che esistono "condizioni preesistenti"? Quanti voti, invece, per non impedire ai 25enni di usufruire della copertura assicurativa dei loro genitori? E anche se ci fossero i voti, il presidente Obama avrebbe mai firmato modifiche del genere? Abbiamo seguito le voci più radicali del partito e del movimento, e ci hanno portato ad una sconfitta degradante e irreversibile. 

C’erano alcuni leader che ne sapevano di più e a cui sarebbe piaciuto negoziare. Ma erano intrappolati. Su Fox e nei programmi radiofonici, i commentatori conservatori hanno agitato gli elettori repubblicani con una tale frenesia che qualunque intesa è diventata impossibile. Come si fa a negoziare con qualcuno che vuole uccidere tua nonna? O, meglio detto, come si raggiunge un accordo con qualcuno che i tuoi elettori credono voglia uccidere la loro nonna?

Per mesi sono stato su un palco a predicare sui pericoli che un dialogo troppo acceso può comportare per noi. Ok, bisogna mobilitare i sostenitori. Ma mobilitarli con accuse isteriche e con una pseudo-informazione impedisce ai rappresentanti di rappresentare e ai leader eletti di guidare il Paese.

Ormai i veri leader si trovano nelle tv e nelle radio, e hanno degli imperativi molto diversi dalla gente al governo. I programmi radiofonici prosperano attraverso i confronti e le recriminazioni. Quando, per esempio, Rush Limbaugh ha detto che voleva che il presidente Obama perdesse, in realtà stava spiegando con intelligenza i suoi propri interessi, perché – anche se in fin dei conti è la stessa cosa – si era dimenticato di dire che voleva anche che i repubblicani fallissero. Se questi ultimi fossero riusciti ad andare avanti – se, cioé, governano con successo durante il loro mandato e riescono a negoziare attraenti compromessi quando non sono più al potere – gli ascoltatori di Rush sarebbero meno arrabbiati. E se sono meno arrabbiati, ascoltano di meno la radio e le pubblicità sui letti “Sleepnumber”.

Quindi, l’attuale sconfitta dell’economia basata sul libero mercato e dei valori repubblicani è una grande vittoria per l’industria dell'intrattenimento conservatrice. I suoi ascoltatori infatti sono ancora più infuriati, frustrati e delusi nei confronti di tutti, tranne dei commentatori della tv e della radio che lavorano liberi da ogni responsabilità. Per loro, è una missione compiuta. Per la causa che cercano di rappresentare, si tratta di una vera Waterloo: la nostra.

Traduzione di Fabrizia B. Maggi

Tratto dal Frum Forum©

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