Obama, i terroristi e la tortura delle “10 domande”

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Obama, i terroristi e la tortura delle “10 domande”

25 Luglio 2009

Ricorderete la scena di Fight Club in cui Tyler Durden (Brad Pitt) inserisce dei fotogrammi che riproducono organi sessuali maschili nella pellicola di un film, lasciando a dir poco sgomenta una ignara famigliola che credeva di essere a cinema per vedere “Bambi”.

Quei fotogrammi si chiamano “messaggi subliminali” e ne parlò per la prima volta Vance Packard 50 anni fa nel libro I persuasori occulti. Sembra che le grandi multinazionali inserissero questi messaggi nei film per indurre il pubblico ad acquistare un determinato prodotto, ma a detta degli esperti ormai è una forma di pubblicità sorpassata.

Non per Obama, che di persuasione se ne intende, e i messaggi subliminali vuole usarli per interrogare i nemici dell’America.

Gente come Khalid Sheik Mohammad, la “mente” dell’11 Settembre, uno che ha confessato quello che sapeva solo quando gli hanno fatto ingoiare acqua simulando un annegamento. Tecniche che il nuovo presidente si rifiuta di usare preferendo il subliminale: perché non allettare i prigionieri con l’immagine fugace delle 72 Vergini che li aspettano nell’aldilà, per invogliarli a parlare? Ma non è detto che un bombardamento psicologico del terzo tipo provochi per forza meno sofferenze del waterboarding (anche se il “controllo mentale” non preoccupa più di tanto i difensori della Convenzione di Ginevra).

Un modello alternativo però ci sarebbe, in ossequio alle credenziali democratiche del nuovo presidente. E’ il sistema delle “dieci domande” messo a punto in Italia dal quotidiano Repubblica per costringere il premier Berlusconi a confessare ogni sua più piccola marachella. Il nuovo team obamiano potrebbe martellare il nemico con le “10 domande” ripetute a raffica, per qualche mese, fino ad estorcergli una piena confessione. La Cia avrebbe la straordinaria occasione di avvalersi dei massimi esperti nel campo. Nemmeno Sheik Mohammed resisterebbe a tanto.