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Un report di Human Rights Watch

Obama non deve tradire la promessa fatta alle donne dell’Afghanistan

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We have the Promises of the World: Women’s Rights in Afghanistan è un report di 96 pagine pubblicato da Human Rights Watch che dovrebbe far riflettere il presidente Obama e i suoi consiglieri. Mentre la Casa Bianca è sempre più concentrata sul numero di truppe da inviare al fronte, le condizioni di vita delle donne afghane si stanno deteriorando: “non siamo una priorità del governo Karzai e della comunità internazionale”, ha denunciato un membro del Parlamento, “ci hanno dimenticato”.

Nell’aprile del 2009 ha fatto scalpore l’omicidio di Sitara Achakzai, un coraggiosa militante dei diritti umani ammazzata per strada, e anche gli altri dati forniti da HRW appaiono sconfortanti: il 52 per cento delle intervistate confessa di aver subito violenze psicologiche e il 17 per cento di essere stata struprata, nel contesto di un sistema giudiziario che non favorisce le vittime delle violenze, né le spinge a farsi avanti. Un gran numero di matrimoni riguarda le cosiddette "spose-bambine" (anche under 16), mentre il 70 per cento delle unioni avviene senza il consenso della donna o della ragazza. L’adulterio è considerato un “crimine morale” e il governo Karzai ha messo la sua firma sotto leggi liberticide che sacrificano la mobilità delle donne. Tutto ciò in un clima politico di dialogo con i talebani “moderati”.

Il lavoro svolto da HRW non va sottovalutato se crediamo negli ideali di libertà e autodeterminazione alla base dell’intervento americano in Afghanistan (purtroppo, rimessi nel cassetto i libri dei neoconservatori, ormai si tende a ragionare solo in termini bellici e di puro militarismo). Forse però gli estensori del report avrebbero potuto ricordare un po’ meglio qual era la situazione in Afghanistan prima del 2001, le condizioni di vita della donna afghana sotto il regime dei Talebani. Il 16 Novembre 1999, trentamila spettatori affollarono il Gazi Sports Stadium di Kabul per assistere alla esecuzione pubblica di una donna conosciuta col nome di Zarmina, colpevole di aver ucciso nel sonno il marito che la prendeva a bastonate. Il boia fece inginocchiare Zarmina in mezzo allo stadio e le sparò un colpo alla nuca. Il 26 agosto 2001, un agente della Polizia Religiosa talebana prese a frustrate una donna per le strade di Kabul: le immagini fecero il giro del mondo, mostrando che le punizioni corporali erano diventate la norma, una forma di spettacolo pubblico e spontaneo per gli afghani.

Oggi, scrivono gli autori di HRW parlando del sistema educativo, “a dispetto di miglioramenti significativi restano delle enormi disparità di genere". La maggioranza delle bambine non frequenta ancora le scuole primarie, poche arrivano all’istruzione secondaria, pochissime ragazze proseguono negli studi. Quando c'erano i Talebani, le bambine sotto gli otto anni studiavano solo il Corano. Quelle più grandi non studiavano, punto e basta.

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1 COMMENT

  1. Pensa cosa gliene frega alle
    Pensa cosa gliene frega alle donne afghane di potersi levare il burqa…dopo aver perso figli, mariti, bambini e donne sotto le nostre intelligentissime bombe, sai che soddisfazione per una donna afghana poter dire: “Ho perso due figli grazie agli americani, ma in cambio ora posso girare senza burqa”!!! Ma non fate ridere con questa retorica per ottusangoli!

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