Obama non incontra Rohani e il problema degli Usa resta l’Islam

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Obama non incontra Rohani e il problema degli Usa resta l’Islam

24 Settembre 2013

Il discorso di Barack Obama alle Nazioni Unite dimostra che per l’America l’agenda medio-orientale è ancora il centro della politica estera. La grandissima parte del discorso del presidente Usa al Palazzo di Vetro si è concentrata infatti sul mondo islamico. Obama ha parlato del ruolo degli Usa un decennio dopo l’11 Settembre, di armi chimiche e Siria, del nucleare iraniano, del conflitto israelo-palestinese, di Egitto e di quel che resta delle primavere arabe.

Il presidente americano ha spiegato alla Assemblea che, fino a 5 anni fa, c’erano 180.000 soldati americani impegnati in diversi teatri di crisi nel mondo, a cominciare dall’Iraq. Oggi gli Usa hanno lasciato l’Iraq, si preparano a fare lo stesso in Afghanistan, e anche gli attacchi con i droni per difendere la sicurezza nazionale sono diminuiti, cercando di ridurre il numero delle vittime soprattutto quelle civili. Ma la minaccia del terrorismo internazionale resta, come ha dimostrato l’attacco al centro commerciale di Nairobi in Kenya.

Sulla Siria, Obama contestualizza la guerra civile nell’ambito del più ampio conflitto islamico, "tra Paesi e all’interno dei Paesi" del mondo musulmano, dicendo con chiarezza che Damasco ha usato armi chimiche e che serve quindi una "forte" Risoluzione del Consiglio di Sicurezza per assicurarsi che il regime di Assad rispetti gli impegni presi sullo smantellamento dell’arsenale chimico. "La comunità internazionale deve imporre un bando alle armi chimiche".

Sull’Iran, il presidente Usa parla di segnali "incoraggianti" di Teheran sull’eventuale accordo legato al programma nucleare iraniano, anche se i risultati diplomatici non si vedranno da un giorno all’altro, vanno "testati", e di questo si occuperà il segretario di stato Kerry, per verificare e rendere trasparenti i passi avanti se ce ne saranno. Secondo fonti americane, il favoleggiato incontro tra Obama e Rohani all’Onu non dovrebbe avvenire. Nel frattempo, il ministro degli esteri iraniano twitta un "Siamo davanti a una occasione storica".

Sul conflitto israelo-palestinese, invece, la posizione di Obama non cambia: gli Usa sono pronti a confermare il sostegno a Israele per garantirne la sicurezza, ma Gerusalemme dovrà riconoscere come interlocutore legittimo la classe dirigente palestinese, specularmente ai palestinesi e al mondo arabo che dovranno riconoscano il diritto alla esistenza dello stato ebraico.

Per quanto riguarda l’Egitto, "abbiamo assunto la scelta di non appoggiare alcun fronte del conflitto", dice il Presidente, e piu in generale sembra esserci una nota di rammarico per le primavere che si sono trasformate in un inverno arabo; ma Obama lancia un messaggio preciso agli altri Paesi del mondo e agli alleati: pur conservando gli Usa il loro "eccezionalismo", dopo 10 anni di guerra l’America adesso guarda con maggiore attenzione ai suoi problemi interni.

Infine la economia globale. Obama ricorda i frutti del globalismo, che hanno portato fuori da uno stato di estrema povertà milioni di persone tra Asia e Africa. Parla della grande crisi e qui il tono sembra farsi piu ottimista: grazie a un’azione coordinata l’economia si sta stabilizzando e si è tornati a creare nuovi posti di lavoro.