Obama non riesce neanche più a prevedere le sue mosse (in Libia)

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Obama non riesce neanche più a prevedere le sue mosse (in Libia)

Obama non riesce neanche più a prevedere le sue mosse (in Libia)

11 Marzo 2011

Alla Casa Bianca, il presidente Tentenna forse ci sta pensando. Bombardare o non bombardare, questo è il problema. La Libia, ovvio. Su una cosa concordano del resto tutti gli analisti, di qualsiasi obbedienza siano. Prevedere le mosse di Barack Obama è impossibile. Nemmeno lui, Obama, forse ci riesce. Dipende, si vedrà e magari sono le sue parole d’ordine costanti. Una cosa però è evidente. A parte l’acritico e pregiudiziale sostengo dato alla “piazza” araba, chiunque la abiti, la “Dottrina Obama” ristagna impantanata nell’indecisionismo più completo. Al mattino Obama preferirebbe certo girarsi sempre dall’altra parte e continuare a dormire invece che scendere in ufficio e prendere una decisione. Perché ogni decisione che la Casa Bianca decida oggi di prendere è un vespaio. Il caso libico lo sta dimostrando in modo lampante.

Se Obama dovesse decidere di non intervenire, potrebbe verosimilmente capitare che Muhammar Gheddafi, assorbiti gli scossoni di queste settimane, si ripresenti a breve in caffetano, occhiali scuri, tenda e cammello, e, più pimpante di prima, riprenda posto alla cassa della pompa di benzina. A quel punto occorrerebbe un nuovo, veloce lifting, uguale e contrario a quello appena praticato da tutti coloro che oggi in Occidente fanno a gara a chi scarica più in fretta il raìs dopo averlo vezzeggiato per amore di oro nero. Se invece Obama dovesse decidere, più o meno unilateralmente, di mostrare i muscoli al regime libico la sua aura buonista se ne andrebbe per sempre.

Curiosi, infatti, questi pacifisti, che si mostrano mansueti e docili quando non c’è in gioco nulla ma che alla prima occasione scattano come serpenti. Ci si ricorderà bene, del resto, del fatto che ad aprire le ostilità in Vietnam fu il presidente progressista John F. Kennedy e che a chiuderle fu il Repubblicano Richard M. Nixon. Ci si ricorderà che la Serbia fu bombardata dal presidente progressista Bill Clinton – con il concorso del governo italiano guidato da Massimo D’Alema -, che in Etiopia le truppe le mandò Clinton, che con Clinton fu decretata quella preguerra che sono sempre le no fly zone allorché le si impose nel sud e nel Nord dell’Iraq di Saddam Hussein, dunque che fu Clinton a bombardare obiettivi in Sudan e in Afghanistan in reazione agli attacchi condotti il 7 agosto 1998 contro le ambasciate statunitensi a Dar es Salaam, in Tanzania, e a Nairobi, in Kenya. (C’è qualcuno là fuori che si prende la briga di ricordarlo anche a Michael Moore?).

Del resto, se Obama decidesse d’intervenire militarmente in Libia vendendo alla dabbenaggine del pubblico quella nuova guerra americana attraverso una bella scusa umanitaria confezionata per l’occasione ma in realtà per assicurare a giustizia ed equità le fonti petrolifere di cui è ricco quel paese nordafricano ci diventerebbe subito un po’ più simpatico. Se infatti il presidente Tentenna si svegliasse un mattino di buon ora accorgendosi di essere davvero un uomo e alla testa del Paese più decisivo dell’Occidente (con il resto del mondo che è peggio che andar di notte) gravato della responsabilità di assicurare quel primario bene d’interesse nazionale che è l’approvvigionamento sicuro di energia per il proprio Paese e per i suoi alleati meriterebbe rispetto. Da quando è infatti immorale battersi per assicurare life, liberty, and the pursuit of happiness ai cittadini che si governano?

Lo scandalo vero non è infatti un eventuale intervento militare americano in Libia, benedetto o no dalla retorica dell’Onu, qualora si decidesse che conviene più del suo contrario. Lo scandalo vero resta lo stracciarsi le vesti dei progressisti quando le guerre per l’interesse nazionale la fanno i conservatori e il loro far finta di niente quando la realtà cogente delle cose li costringe – sia benedetto il Cielo – ai medesimi interventi. Lo scandalo vero resta che adesso Gheddafi è il babau, ma solo ieri no. Lo scandalo autentico è che non si ha il coraggio di dire che ciò che ora interessa all’Occidente è il petrolio libico: petrolio che se ce l’ha Gheddafi stiam tutti con lui, e che se no ci vediamo presto con gli altri al distributore all’angolo. Perché farlo non è immorale. Un padre di famiglia farebbe lo stesso per i propri figli e con meno parole inutili di finta circostanza.

Marco Respinti è presidente del Columbia Institute e Direttore del Centro Studi Russell Kirk