Obama usa Internet per rispondere alle domande sulla crisi

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Obama usa Internet per rispondere alle domande sulla crisi

26 Marzo 2009

L’aveva detto e l’ha fatto, aprire la Casa Bianca al popolo americano. Ieri pomeriggio Barack Obama ha risposto in diretta, online, alle domande di oltre 90.000 cittadini, spiegando quali saranno le prossime mosse dell’amministrazione di fronte alla crisi economica. Ogni americano ha spedito la sua domanda per posta elettronica o magari allegando un video, irresistibile quello con tre ragazzine che chiedono a Obama che ne sarà del servizio civile. Le domande più votate dai naviganti sono state quelle sottoposte al presidente. "E’ il primo passo verso una nuova forma di impegno tra stato e cittadini".

A guardare la classifica delle domande più votate, l’impressione è che un punto dirimente della vita degli americani sia la marijuana. Fioccavano quesiti del tipo perché non legalizziamo l’erba per far guadagnare milioni di dollari al governo federale, per evitare che i cittadini sborsino cifre assurde nella war on drugs, per curare i malati terminali e creare nuovi posti di lavoro verdi? Obama ha liquidato scherzosamente l’argomento con un “Non so cosa rivelino queste domande sul pubblico di Internet”.

Tornando ad argomenti meno leggeri, la prima vera domanda è stata quella sull’istruzione. L’ha formulata un certo “takeok” di Boston: “E’ possibile restaurare l’educazione come un valore fondante e centrale in America”? Un argomento servito a Obama su un piatto d’argento, “A great question”, l’ha definita ricordando i sacrifici fatti dai suoi genitori per aiutarlo a studiare e a laurearsi. Poi ha rassicurato i giovani americani che devono sobbarcarsi montagne di debiti per completare gli studi e che un giorno dovranno restituire quei soldi alle banche, una volta entrati nel mondo del lavoro. Peccato che di lavoro in giro ce ne sia sempre meno. Ma Obama teneva in caldo uno slogan: more money, more reform, una forte politica di investimenti per ristrutturare le scuole che cadono a pezzi, aumentare la paga ai professori e formarli meglio, migliorando le performance degli allievi.

Uno dei naviganti si è chiesto “Perché devo finire sul lastrico prima di avere un aiuto col mutuo di casa? Non sarebbe più semplice aiutarmi preventivamente prima di finire in fallimento?”. Il presidente ha promesso che allevierà i problemi di chi si sta pagando la casa, favorendo un rifinanziamento dei mutui contratti con le banche e cercando di tenere bassi i tassi d’interesse. Ma la risposta a cui Obama ha dedicato più tempo è stata quella sulla disoccupazione in crescita: "Ci sono state perdite massicce di posti in tutti i settori" e l’amministrazione aiuterà piccole e grandi imprese per evitare fallimenti a catena e che la gente resti per strada. Nuovi posti spunteranno come funghi nel business dell’ambiente o creando posti di lavoro più qualificati. Sarà necessario avere “passione e persistenza” nella politica del lavoro. Garantire un’occupazione ai cittadini è la missione di un governo progressista quando si attraversano tempi difficili.

Sulla sanità la domanda era perché non possiamo avere un sistema sanitario pubblico uguale a quello dei paesi europei, in cui la gente venga curata in base ai propri bisogni e non in base alle proprie tasche? “E’ arrivato il momento di riformare la sanità pubblica”, ha esordito il presidente e giù i primi applausi dei cittadini presenti nella East Room. Poi però Obama ha chiesto “chi tra i presenti ha un’assicurazione sanitaria” e (quasi) tutti gli ospiti in sala hanno alzato la mano. Come a dire: vi siete dati la risposta da soli. Il sistema sanitario americano non può essere rivoluzionato, gli Usa non sono l’Europa, ma si può offrire una sanità migliore a tutti gli americani, alle famiglie, ai lavoratori delle piccole imprese, a chi deve destreggiarsi con un budget risicato per curarsi. La ricetta è uno stato che investe e spende di più.

Gli hanno chiesto che ne sarà dei veterani che tornano dall’Iraq e dall’Afghanistan. Dopo averli definiti “uomini d’onore” che hanno sperimentato lo choc della guerra, Obama ha promesso che saranno reinseriti nella società, godranno di benefit e agevolazioni dal punto di vista sanitario, se cercano lavoro o vogliono trovare una casa, nei servizi e così via. Deve attivarsi il governo ma serve un impregno più esteso delle chiese, delle scuole, delle associazioni e delle comunità. Ci sono state anche una serie di domande rivolte dal pubblico in sala. Obama ha confermato che l’industria dell’auto verrà aiutata cercando di non buttare via i soldi pubblici. Le piccole imprese non verranno abbandonate. E le infermiere del pronto soccorso sono le eroine della società americana. Gran finale: mia madre morì di cancro perché le assicurazioni sanitarie si rifiutavano di pagare i rimborsi medici.

Bisogna ammettere che Obama continua a trovare in Internet un alleato fidato. La Rete gli permette di aggirare i professionisti della stampa e di entrare nel computer di ogni americano come si faceva una volta con la tv. Solo che adesso è tutto più simultaneo e personalizzato. Questo genera consenso, almeno in termini di connessioni. Ma dietro i 90.o00 clic interrogativi c’è la retorica di uno statalista che sta scivolando velocemente nel populismo.