Obama usa le staminali embrionali per blandire la sinistra e il Congresso
27 Gennaio 2009
I teorici del ‘cambio di regime’ a Washington hanno già decretato che la ricerca sulle cellule staminali embrionali si farà, rovesciando il veto messo da Bush nel 2006. Ancora più esaltati i commentatori dall’altra parte dell’Atlantico – convinti che sia stata una vittoria dell’Europa. Ma le cose non stanno esattamene così. Venerdì scorso Obama ha chiarito che non imporrà l’autorità dell’esecutivo per superare le decisioni di Bush. Il presidente vuole confrontarsi con il Congresso per definire il cambio di policy sulla ricerca scientifica. Palla al centro, dunque. “La ricerca sulle cellule staminali embrionali – ha spiegato durante una intervista alla CNN – è una questione che presuppone un sostegno bipartisan”.
L’impressione è che Obama stia ricorrendo a una soluzione ‘zapatera’: puntare su pressanti campagne pubbliche legate a questioni etiche e morali, e a problemi sociali fondamentali come la salute o l’aborto, per distogliere l’opinione pubblica dai problemi economici. Non solo. L’ipotesi di affidarsi al Congresso, saldamente in mano democratica, è un modo per blandire l’ala sinistra del partito che fino adesso è rimasta molto scontenta del team centrista messo in piedi dal presidente. Una sottile operazione tesa a guadagnare consenso cercando compromessi e senza prendere decisioni effettive.
Le staminali embrionali sono linee cellulari che si ottengono tramite la distruzione di embrioni. Il loro uso solleva importanti questione etiche sul valore della vita e il momento in cui inizia. Che fine faranno quegli embrioni che aspettano di conoscere la propria sorte congelati in qualche laboratorio? Obama non ha preso una decisione precisa in proposito ma nei prossimi giorni potrebbe abrogare il bando ai contributi federali sulla ricerca imposto da Bush.
Un segnale che le cose stanno cambiando lo ha dato
79 grandi compagnie si spartiscono questa fetta del mercato. Il 29 ottobre del 2007, Kirk Dornbush – presidente della Iconic Therapeutics e tra i fund-raiser di Obama – sosteneva che “i contributi elettorali riflettono un calcolo molto semplice fatto dalla industria sanitaria, in previsione che i democratici prenderanno il controllo della Casa Bianca e del Congresso dopo le prossime elezioni”.
Infine c’è un’altra questione relativa alla concreta utilità della ricerca sulle staminali embrionali. Sempre durante l’intervista alla CNN, Obama ha aggiunto che “dobbiamo capire se c’è un meccanismo etico e morale che dia ai malati di Parkinson e di Alzheimer una speranza di essere curati. Credo che questo sarebbe un messaggio straordinario”. Per adesso questa speranza non c’è ed è inutile evocarla. Obama ha commesso un errore dicendo che la scienza è in grado di realizzare queste promesse. Sono gli stessi scienziati, e non solo il cardinale Barragan, a dirlo. Steven Ertelt ha raccolto, in un articolo apparso su "Life News", un’impressionante serie di dichiarazioni rilasciate da ricercatori e scienziati americani che negano l’utilità delle staminali embrionali per le terapie rivolte ai malati di Alzheimer.
“L’Alzheimer è un malattia degenerativa che colpisce un vasto numero di cellule – ha detto Steve Stice – un ricercatore sulle cellule staminali all’Università della Georgia – e questo rende molto difficoltoso che una terapia cellulare abbia dei risultati effettivi”. “Penso che ci siano scarse possibilità di salvare dei cervelli vittime dell’ Alzheimer con le cellule staminali – aggiunge Michael Shelansky, della Columbia University di New York – personalmente credo che arriveremo ad altre terapie sull’Alzheimer ma molto più avanti”. Ma l’astratto scientismo e gli interessi economici che si mascherano dietro la favola della “libertà della ricerca” continuano a farci credere il contrario.
