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Cronache dal mondo conservatore

Obama va su Facebook per seminare il panico nella classe media

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Barack Hussein Obama risponde in diretta alle domande dei suoi fedeli. Benone: lo fa il Papa in tivù, perché diamine non dovrebbe farlo il capo del Paese più ricco, potente e importante del mondo? Del resto, se Benedetto XVI avrà il suo bel da fare a soddisfare le accorate e oggettivamente difficili domande di chi gli chiede il senso della sofferenza umana e pure dove soggiorna l’anima durante il coma, Obama ha davvero tentato il miracolo per confermare nelle fede il proprio gregge che nel suo “mercoledì santo” lo interrogava sulla spinosissima questione del bilancio federale statunitense. Per farlo, in stagioni d’incredulità galoppante in cui le moltitudini dubitano oramai profondamente della sua dottrina, Obama ha curato ogni minimo dettaglio. Ha scelto oculatamente la chiesa: la sede di Facebook, con tanto di Mark Zuckerberg (il suo patròn) che lo ha servito a dovere in veste di chierichetto. Ha scelto il registro pastorale: l’introitus affidato alla battutina rompighiaccio che ormai da interi evi politici è un tormentone già visto, con svolgimento del seguito in uno stile finto-informale più che scontato pure quello. Ha scelto l’assemblea: chi dice che le domande non erano preparate e che i quesiti erano spontanei è meglio che venga gettato in mare con una macina appesa al collo. Ha scelto i paramenti sacri: cravatta su maniche di camicia uguale al suo chierichetto. E ha scelto la giaculatoria: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nella retorica obamiana.

Di messe cantate così è probabile se ne vedranno a iosa da qui al 2012, ma i Repubblicani dormano sonni tranquilli. Se continua così, è fatta. A parte il fatto che sarebbe bello sapere cos’ha pensato in quel frangente il deus ex machina di Facebook che gli stava accanto, visto che il numero del mese scorso di Forbes ha calcolato in 13,5 miliardi di dollari il suo patrimonio personale, più Obama martella i ricchi sul chiodo fisso dell’aumento delle tasse e più perderà voti. Perché i “ricchi” di Obama altro in gran parte non sono che il nerbo del ceto medio statunitense: pensare di sfangarla addossando loro i costi del presunto risanamento dell’economia nazionale è come fare bonifici continui nelle casse elettorali dei Repubblicani. Papale papale il pontefice Obama lo ha ribadito quando ha detto che i Repubblicani «vogliono ridurre ulteriormente le tasse sui ricchi e sulle imprese, tagliare del 70% i fondi alle energie rinnovabili e del 20% quelli per l’istruzione». Tradotto, tutto ciò significa che quel mondo politico recentemente premiato dall’elettorato statunitense con cifre da record per avere avuto il coraggio di sollevare una delle maggiori protesta fiscali della storia è marchiato dalla “colpa” di voler passare dalle parole ai fatti riducendo per tutti le comunque e sempre troppo esagerate imposizioni fiscali, abbassandole in particolare per quella fumosa e demagogica categoria sociale detta “i ricchi” che in realtà sono gli imprenditori, i liberi professionisti, le partite IVA e i lavoratori che sono riusciti a metter da parte qualcosa nonostante lo Stato e le sue bancarotte per comperarsi la casetta dove sventola la bandiera e magari pure il fuoristrada con cui portare in villeggiatura la famigliola felice visto che, finché non è peccato grave, nel Paese dei liberi si può continuare a fare.

Quando mette mano al portafoglio, infatti, il cittadino americano continua a voler acquistare un bene: un carburante che faccia andare il pick-up e la caldaia di casa o una educazione adeguata per i propri figli. Non ce la fa ancora, il cittadino americano, che notoriamente è un crapone, a provar grande trasporto di sentimenti quando gli vin chiesto di pagare per merce inesistente o avariata. Le rinnovabili costano un occhio e sono il grande boh, mentre l’intera faccenda della scuola pubblica si spiega bene con il proliferare di istituti privati di eccellenza. I quali, Obama l’avesse dimenticato, non sono gratuiti, anzi, e nondimeno sono frequentati mica solo dai fantomatici “ricchi”, bensì da migliaia di famiglie medie che s’indebitano fino al collo pur di sottrarre i figli allo sfascio educativo e professionale “pubblico” che comunque viene addebitare sui loro conti correnti. Continui così, Obama, e i Repubblicani gongoleranno di più ogni giorno che li separa dall’Election Day del 2012. Nel mentre, peraltro, i Repubblicani faranno bene a mettere la testa sulla questione del loro candidato. Ora, le primarie sono ancora lontane e proprio a questo servono, a scegliere l’uomo più adatto. La buona notizia è che le primarie Repubblicane saranno finalmente una gara a destra non più zavorrata da quel contingente di quintecolonne liberal che in altre occasioni ne ha sprecato una buona metà delle forze.

La notizia così e così è il ciclone Donald J. Trump. Trump è un simpaticone, senza dubbio; dice cose sensate e soprattutto sa quali corde far risuonare dentro un certo elettorato. Ma certamente non è il candidato presidenziale ideale del mondo conservatore. È una pessima abitudine quella di prendere un tizio che sa fare bene una cosa e fargliene fare un’altra. Trump fa bene una cosa: i soldi. Continui a farli e lasci a chi ha autentica vocazione di uomo politico sfidare Obama per la Casa Bianca. Del resto, visto che Trump i soldi li sa fare bene, semmai ne usi per fare l’anti-George Soros, il fantastiliardario sacerdote del culto anti-Bush prima e pro-Obama poi ben ritratto da David Horowitz e Richard Poe in The Shadow Party: How George Soros, Hillary Clinton, and Sixties Radicals Seized Control of the Democratic Party (Thomas Neelson Publisher, Nashville 2007), volume opportunamente aggiornato dal pamphlet che lo stesso Horowitz ha scritto con John Perazzo, The Shadow Party and the Shadow Government (www.FrontPageMag.com). A proposito: il ricco Soros non scandalizza il povero Obama?

Marco Respinti è presidente del Columbia Institute e direttore del Centro Studi Russell Kirk

 

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1 COMMENT

  1. vai avanti tu che a me scappa da ridere
    obama ricorda “l’utile idiota” di staliniana memoria. Non è che segretamente sia iscritto al partito repubblicano?

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