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Strategie elettorali

Obama vede la Casa Bianca e cambia pelle: ora è contro il ritiro dall’Iraq

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Barack Obama, ve ne sarete accorti, ora indossa una spilla con la bandiera americana. Di nuovo. Durante le Primarie si era rifiutato di farlo, spiegando di averne portata una dopo l’11 settembre, ma di aver deciso di toglierla in quanto “credo fosse diventata un sostituto del patriottismo autentico”.

E allora come mai è tornato a sfoggiare questo pseudo-patriottismo sul proprio petto? C’è bisogno di chiederlo? Le primarie sono finite.

Mentre riusciva a conquistare l’appoggio di MoveOn, l’importante organizzazione vicina ai Democratici, che gli ha praticamente consegnato i caucus – e, di conseguenza, la candidatura democratica – Obama non ha semplicemente disdegnato la spilla. L’ha anche disprezzata. Ora che è in corsa per le elezioni generali contro John McCain, ed ha un bisogno disperato di quei voti della classe operaia, fedele a Dio e alle armi, che non era riuscito ad ottenere contro Hilary Clinton, la medaglia è tornata al suo posto. Il suo paese è il vostro. 

Pensavo di aver già descritto minuziosamente gli spudorati cambiamenti di posizione e l’abbandono delle sue posizioni iniziali da parte di Obama – sui finanziamenti pubblici della campagna elettorale, sulla NAFTA, sull’immunità per le compagnie di telecomunicazione nelle intercettazioni post-11 settembre, sul dialogo incondizionato con Ahmadinejad – nel momento in cui si è ritrovato al centro della campagna per le elezioni generali. Mi ero fatto un’idea sbagliata su di lui. Era semplicemente all’inizio. 

La scorsa settimana, quando la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale il bando delle armi da parte del distretto di Colombia, Obama ha subito dichiarato di essere pienamente d’accordo con la decisone presa. Un po’ un controsenso, dato che solo lo scorso novembre, durante la sua campagna elettorale di fronte alla tribuna di Chicago, aveva sostenuto di considerare perfettamente conforme alla legge il bando delle armi del Distretto. 

Principi flessibili.
Bill Burton, portavoce di Obama, ha cercato di dare una spiegazione all’inspiegabile, definendo la dichiarazione di novembre - ovvero la fase delle Primarie - “inartful”. Sembrerebbe trattarsi proprio di un neologismo del dizionario Obamamondo - “Inartful = chiaro semplice e diretto, privo di qualsiasi artificio che permetta una successiva auto-confutazione o smentita”. I principi di Obama, mutevoli a seconda della stagione, iniziano ad accumularsi: NAFTA, riforma finanziaria della campagna, intercettazioni non giustificate, spille con la bandiera, controllo delle armi. Cos’altro è rimasto? L’Iraq. Il cambiamento di posizione sta per arrivare, e molto presto. 

Due settimane fa, avevo previsto che entro l’Election Day Obama avrebbe eliminato tutte le significative differenze di vedute con McCain circa il ritiro dall’Iraq. Avevo sottovalutato il cinismo di Obama. Farà la sua mossa molto prima. Si servirà del suo imminente viaggio in Iraq per riconoscere i notevoli miglioramenti ottenuti sul campo, e per abbandonare l’impegno, preso durante le primarie, di ritirare tutte le truppe dal combattimento entro un termine di 16 mesi. 

Il cambiamento ha già avuto inizio. Giovedì Obama ha dichiarato che la sua “posizione originale” sul ritiro è sempre stata dettata dalla “necessità di esser sicuri che le nostre truppe siano al sicuro e che l’Iraq abbia la sua stabilità”. Aggiungendo che “quando andrò in Iraq, disporrò di maggiori informazioni e potrò continuare a perfezionare la mia linea politica”. Il capovolgimento è quasi completo. Tutto ciò che resta da dire è che il suo obiettivo rimane quello della scadenza di 16 mesi, ma, ovviamente, bisognerà considerare la situazione sul campo e le raccomandazioni da parte dei generali per prendere una decisione definitiva circa il ritiro. Ecco fatto. E con questo, l’Obama delle primarie, l’Obama che lo scorso anno ha ottenuto il maggior numero di voti liberal in Senato, sarà completamente scomparso nel buco della memoria collettiva. 

Il giovane trendy vince.
La strategia di Obama è evidente. Il paese sta vivendo un momento di profondo malessere, con un gran desiderio di cambiamento. Barack e il suo partito possono già contare su una posizione di vantaggio per le questioni interne ed economiche. E dunque è ora il momento di passare all’azione, concentrandosi rapidamente su quelle aree dove maggiori sono le debolezze, quali la sicurezza nazionale e le diverse problematiche culturali.

Se tali questioni - e, in modo ancor più rilevante, la sua politica di abbandono della guerra in Iraq - non vengono affrontate, le elezioni si decideranno in base alla persona e al carisma. In un angolo avremo lo sfidante giovane, raffinato, disinvolto, alla moda, elegante. Nell’angolo opposto il vecchio ragazzo. Non c’è competizione.

Dopo tutto, è proprio in questo modo che è riuscito a battere Hilary. Inizialmente lei correva da centrista, convinta che la sua nomination fosse una semplice incoronazione. Eppure al primo segnale di una reale opposizione, si è fatta prendere dal panico e si è spostata a sinistra.

E’ stato un errore fatale. Ha cancellato ogni significativa differenza ideologica e politica con Obama – i suoi tentativi disperati di ingrandire le loro minime divergenze sull’universalità dell’assistenza sanitaria sono diventati quasi comici – basando interamente il confronto su una questione di personalità. Non c’è stata competizione. 

Mentre Obama sembra dimenticare continuamente tutte le differenze con McCain sulla sicurezza nazionale e i temi sociali, rimane fermamente convinto del fatto che l’affanno di Bush, la terribile convergenza economica e il suo carisma personale - effettivamente è facile riconoscere che sia la personalità politica più abbagliante dai tempi di John Kennedy – lo porteranno alla Casa Bianca. E certamente, una volta arrivato lì, dovrà fare i conti con se stesso e riuscire a comprendere in cosa crede davvero. Tutta quella roba politicamente corretta, populista-liberal su cui ha basato la sua campagna nelle primarie? O i cambiamenti di posizione di cui ora fa sfoggio così abilmente? 

Io non ne ho idea. E voi? E lui? 

© Washington Post

Traduzione Benedetta Mangano

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3 COMMENTS

  1. Classica domanda:Comprereste
    Classica domanda:Comprereste un’auto usata da un tipo così?Purtroppo gli americani rischiano di comprarla.Che Barak si ritroveranno?Veltroni in confronto a lui è un principiante.

  2. Semplicemente un volta-gabana
    Non vorrei che una volta eletto gli americani poi ne scoprissero il vero volto e si pentissero del loro voto. Speriamo che per il 4 Novembre rinsaviscano e votino in maniera giusta ovvero John McCain!

  3. E’ strano, poichè il mio
    E’ strano, poichè il mio pensiero è da sempre orientato verso posizioni di centro-destra, ma avrei davvero voluto che la candidata [e, magari, futura Presidente degli USA] fosse Hillary Clinton.
    Ora non mi resta che tifare per McCain, persona di saldi princìpi e di idee chiare.

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