Obamacare: anche lo “schiaffo a Trump” entra nelle fake news

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Obamacare: anche lo “schiaffo a Trump” entra nelle fake news

24 Marzo 2017

E così anche lo “schiaffo a Trump” sull’Obamacare, il mancato voto che avrebbe dovuto rovesciare la riforma sanitaria di Obama, entra dalla porta principale nella top ten delle fake news sugli Usa. Il mancato voto viene spacciato infatti dalla nostra stampa come una sconfitta personale del nuovo presidente. Roba da non crederci: per anni il partito repubblicano, lo stesso che ha cercato in tutti i modi di fare lo sgambetto a Trump durante le elezioni, ha provato inutilmente a boicottare l’Obamacare, dicendo che era un attentato alla libertà di cura, fallendo perché l’Elefantino non aveva numeri sufficienti al Congresso. 

Poi la grande occasione arriva, è una mossa rischiosa, è una legge, la meno peggio, gradita a molti americani, i Democratici sono compatti nel difenderla come un simbolo insuperabile della presidenza Obama, e che succede? I Repubblicani fanno lo sgambetto a Trump. I numeri non ci sono. E perché non ci sono? Come dice uno dei frondisti non ci sono perché poi dovremmo andare a spiegarlo ai nostri elettori. Bel coraggio questi politici repubblicani, che temperamento! A sentirli, si capisce perché Obama ha governato indisturbato per dieci anni. 

Ma è meglio chiarire anche un altro paio di cose. La prima, guardando a Wall Street, è che la legge tanto “amata dagli americani” piace anche e soprattutto ai pezzi da novanta dell’industria farmaceutica e dal mondo finanziario. La seconda è che non è detta l’ultima parola. Così come all’epoca di Obama i Democratici impiegarono più di un anno per far passare la riforma sanitaria, e altri lunghi anni per difenderne l’impianto, non finisce qui neanche per Trump, che ai Democratici un po’ su di giri tipo la sempreverde Nancy Pelosi ha risposto “l’Obamacare è destinato a esplodere”, secondo Drudge Report forse già dalla estate prossima.   

Un altro schiaffo, però, e fa male lo stesso, lo ha tirato il Don a tutta quella scombinata cogerie di ambientalisti ed economisti verdi, che avevano creduto alla promessa, sfumata, del milione di posti di lavoro “green” fatta da Obama, e che adesso si ritrovano a fare i conti con il nuovo ordine presidenziale di Trump sul progetto Keystone XL, un super gasdotto dal Canada agli Usa che rimette al centro dell’industria energetica il fossile, dopo la fallita sbornia ecologista. Ne dà notizia, tra i pochi meritevoli, BBC.

Trump insomma va avanti, in attesa che i Repubblicani al Congresso boccino anche il gasdotto, scoprendosi di colpo amanti della natura incontaminata dopo che per anni hanno difeso a spada tratta l’industria petrolifera. Per inciso, il presidente canadese che tanto piace alla gilda politicamente corretta internazionale, si è affrettato a complimentarsi con la Casa Bianca per la costruzione del grande tubo che unirà le democrazie del Nord America.   

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