Libertà?

Obiezione di coscienza? Se in Svezia non sanno nemmeno cos’è

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Mentre dagli Stati Uniti giungono in questo periodo notizie incoraggianti su una maggiore estensione della tutela del diritto alla vita, come le ultime leggi approvate in Alabama e in Missouri, in Nord Europa e in particolare in Svezia la tutela della vita umana sembra essere ancora lontana dall’essere applicata. Tuttavia le questioni etiche continuano a occupare un posto nello scenario politico. In Svezia infatti il dibattito sui temi etici si sta concentrando in questo momento su due argomenti: gli aborti tardivi e la questione dei feti nati vivi dopo una procedura di aborto e il diritto all’obiezione di coscienza. Il Consiglio Nazionale di Bioetica svedese (SMER - Statens medicinsk-etiska råd) ha analizzato in un recente rapporto la questione dei feti sopravvissuti all’aborto e la necessità di prestare cure o meno. Nel rapporto si afferma che “dal punto di vista della dignità umana, non c’è differenza tra un feto che mostra segni vitali dopo un aborto tardivo e un bambino estremamente prematuro; entrambi sono bambini e hanno dignità umana e sono quindi tutelati dai diritti fondamentali come il diritto alla vita”. Ciò nonostante il Consiglio giunge a conclusioni contraddittorie ritenendo che i feti che mostrano segni di vita dopo un aborto non debbano essere automaticamente salvati. Per evitare allora che i feti escano vivi dopo la procedura abortiva il Consiglio propone una serie di misure, tra cui il prendere in considerazione l’offerta di tutti i test Nipt (Non invasive Prenatal Test) per le donne in gravidanza in modo che le anomalie cromosomiche possano essere rilevate precocemente. Sulla tematica dell’aborto si è espressa pochi giorni fa Ebba Busch Thor, la leader del piccolo partito dei Cristiani Democratici (KD), uno dei partiti che è cresciuto maggiormente in Svezia, di circa il doppio rispetto alle ultime elezioni parlamentari. Ebba Busch Thor si è detta contraria all’approvazione della recente legislazione americana sul tema, ma ritiene la legislazione svedese sull’aborto indietro di decenni, in particolar modo sul diritto all’obiezione di coscienza, che secondo lei sarebbe finalmente da introdurre nel Paese scandinavo in favore delle ostetriche e del personale sanitario. Anche Jimmie Åkesson (SD), che in campagna elettorale aveva proposto all’interno del programma di partito di rivedere il limite delle di diciotto settimane in cui si può abortire liberamente in Svezia e di abbassarlo a dodici settimane come nella maggioranza dei Paesi europei, deve ora fare i conti con la base giovanile del partito che si dichiara favorevole a mantenere l’attuale limite legislativo, anche se la linea politica al riguardo verrà decisa il prossimo autunno.

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