Oggi chiudo per ferie! E un matrimonio speciale ci aspetta già a settembre
07 Agosto 2009
“Il mese prossimo festeggiano otto anni insieme, sai? Si fanno di certe litigate, guarda… Urlano, si mandano a stendere, ogni tanto ci scappa pure qualche parolaccia. Soprattutto lui, ha una lingua che te lo raccomando! Però poi fanno la pace. Così da otto anni, e otto anni sono tanti! Ma è un piacere guardarli, stanno crescendo insieme, lei gli stira anche le camicie, ci tiene. E lui le porta un mazzo di fiori alla settimana. Si amano, ma la gente non capisce, gli fa comodo così. La gente se ne frega. Per loro è come guardare un film: ad alcuni fanno tenerezza, altri inorridiscono al solo pensiero. Due ragazzi down che si danno un bacio è una cosa accettabile, pure simpatica, una barzellettina di quelle della settimana enigmistica: fa sorridere e lascia il tempo che trova. Due down che si vogliono sposare è un reato! Come se per questi due ragazzi non esistessero dei sentimenti, come se fossero sempre e solo la caricatura di qualcosa, capisci?”.
Annuisco mentre piego l’abito verde smeraldo che Genia si è provata poco fa, e lo ripongo al suo posto sullo scaffale. La mamma di Genia è un fiume in piena. Arrabbiata e appassionata. Intelligente e perdutamente innamorata della figlia.
L’altro giorno avevo pensato che Genia stesse scherzando sul fatto del matrimonio, e ora mi sento un po’ in colpa per averlo fatto. Sono come tutti gli altri.
“E’ da quando ha sei anni che Genia dice di volersi sposare. Il suo sogno più grande è sempre stato quello di indossare l’abito bianco, con i parenti e gli amici che le tirano il riso all’uscita della Chiesa. E le foto! Va matta per le foto! Ma Don Renzo dice che non se la sente di celebrare il matrimonio, anche se li conosce benissimo tutti e due i nostri ragazzi, li ha visti per anni all’oratorio… Ma del resto qui siamo in Italia, mica in Austria. Là due ragazzi down si sono sposati, nel 2007, e il parroco ha detto che il loro era il matrimonio dell’anno! Pensa un po’. Non ti dico la burocrazia contro cui bisogna lottare invece per farli sposare col rito civile. E’ troppo anche per me. Mi hanno detto tutto e il contrario di tutto. Così c’ho rinunciato e d’accordo con i genitori di Tito ci siamo inventati un matrimonio alternativo, una cosa un po’ pagana, sai no?, una specie di rito, ma con lo scambio degli anelli, le foto e tutto il resto. Mi sembra giusto che possano suggellare otto anni di fidanzamento con una giornata importante che si ricorderanno per tutta la vita! E a fare da garanti alla loro felicità, da testimoni al loro amore, ci saremo noi, i genitori. Sono anni che lottiamo per farli sentire normali, accettati, per renderli autonomi, e se nessuno ci dà una mano, né la Chiesa né lo Stato, vorrà dire che saremo noi la Chiesa e lo Stato dei nostri figli. Gli regaleremo una festa indimenticabile. Ah, siete invitati anche tu e Mario, Genia mi parla spesso di voi.”
In quell’istante Genia esce dal camerino, radiosa, si fa una bella sfilata per il negozio con addosso un vestito blu e celeste lungo fino ai piedi, si avvicina a sua madre e l’abbraccia.
Vuol dire che ha scelto l’abito. E che adora la sua mamma.
A me sembra incredibile sapere com’è fatto il bagno di Palazzo Grazioli perché l’ho visto in foto, sapere con chi sta la velina di turno e di quante taglie si è fatta gonfiare il seno… e non sapere niente di queste cose. Mi sento stupida per non essermi mai nemmeno posta la questione. Lo dico alla mamma di Genia.
“Tesoro mio, è normale. E’ che di noi gente comune nessuno s’interessa!”.
“Gente comune” mi sembra un termine inappropriato. Non c’è niente di comune in loro.
Io sono una persona comune. Attratta dal gossip, dal pettegolezzo e nulla più. Loro sono “gente straordinaria”.
Pagano il vestito, le abbraccio, gli regalo una sciarpina di seta e prometto che Mario ed io, a settembre, parteciperemo al matrimonio – rito pagano. Le guardo uscire sottobraccio, sorridenti. Inizio a togliere dalla vetrina le poche ciliegie vere rimaste, spengo il lettore cd, penso che mi manca mia madre.
Poi esco, tiro giù la serranda e ci attacco sopra un bel cartello giallo.
CHIUSO PER FERIE DAL 9 AL 23 AGOSTO.
Un sorriso mi si fa spazio sul viso e mi dirigo verso casa.
