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Oggi iniziano i Mondiali ma in Sudafrica c’è chi si chiede se ne è valsa la pena

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Oggi è il giorno del calcio d’inizio del primo Mondiale africano della storia. E in Sudafrica è già tempo di primi bilanci, oltre che di pronostici dell’ultimo minuto di vigilia.

Sulla stampa locale una minoranza di osservatori ha preferito distaccarsi dal coro giornalistico che inneggia ai Bafana (alla nazionale di casa) con slancio retorico persino commovente: "Ragazzi, siamo tutti con voi e non abbiamo dubbi, sappiamo che ci renderete orgogliosi" scrive per esempio il Sowetan. Mentre c’è poi chi intona il controcanto, denunciando che il football "è il nuovo oppio dei popoli" e ancora domandandosi "se ne è valsa la pena", mobilitarsi per anni, per l’organizzazione di un evento che dura un mese, non di più: così si legge sul Business Day.

Le città sudafricane del Mondiale sono percorse da fiumane di tifosi e da una crescente tensione positiva, per i più liberatoria. I più ispirati tra gli editorialisti dei quotidiani black-oriented evocano addirittura "la presenza magica" - attualissima - delle "icone spirituali nere" del recente passato, "una presenza che si farà sentire anche in campo, a sostegno dei nostri giocatori". Sì, va bene, ma fuori come va?

All’esterno dei dieci stadi attrezzati, da Città del Capo a Polokwane (a proposito: almeno 3 di questi impianti sono considerati a rischio effetto-cattedrale nel deserto, in futuro), il primo dato acquisito risulta quello di una condizione accettabile di sicurezza pubblica; certo, garantita dalla presenza di un numero elevatissimo di forze dell’ordine, schierate in servizio permanente. E di rimbalzo il secondo dato acquisito attesta la fruibilità sia delle nuove vie di comunicazione inaugurate, sia dei mezzi di trasporto che hanno preso a percorrerle regolarmente. Risultato: i principali collegamenti tra il centro delle maggiori città e le maggiori arterie stradali del paese funzionano eccome, formano finalmente una rete, sono inseriti in un disegno di sviluppo complessivo e non solo particolare, d’interesse provinciale.

La Coppa del mondo 2010 consegna al Sudafrica delle vere infrastrutture, questo è il dato di realtà più importante registrato da alcuni, pochi osservatori dello stato economico della nazione; nei giorni della festa e della distrazione autorizzata. "Non si può sopravvivere di solo turismo" affermano quindi concordi, le testate più attente all’andamento degli indici di mercato, commercio, servizi. "Il Mondiale concederà una tregua alle nostre periferie ma non ci regalerà molto altro, visibilità internazionale a parte" aggiungono gli economisti in vena di pronostici.

"E dopo l’11 luglio, è molto più facile che su questo sopraggiunto sentimento di coesione patriottica prevalgano infine la rabbia e la preoccupazione personale per la gestione amministrativa del proprio quartiere, per la salute e per la sicurezza - entrambe sempre troppo precarie - dei propri cari, del proprio gruppo d’appartenenza", così tra le righe qualcuno prova a smarcarsi, tra ragionevoli speranze e comprensibili illusioni: giusto il dribbling più difficile da effettuare, per i sudafricani fantasisti e non.

 

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