Omicidio Meredith. In aula parla Sollecito: “Non l’ho uccisa. Ridatemi la vita”

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Omicidio Meredith. In aula parla Sollecito: “Non l’ho uccisa. Ridatemi la vita”

03 Dicembre 2009

"Non ho ucciso Meredith e non ero in quella casa. Ogni giorno che passa spero che il vero colpevole confessi. Vi chiedo di restituirmi la mia vita". A parlare è Raffaele Sollecito che, prendendo stamani la parola per una breve dichiarazione spontanea davanti alla Corte d’Assise di Perugia dove si sta svolgendo il processo per l’omicidio di Meredith Kercher, ha sottolineato di "avere ancora fiducia nella giustizia".

"State per decidere della mia vita – ha detto Sollecito rivolgendosi ai giudici – e qualsiasi parola dirò sarà meno di quello che sento. Non sto vivendo un incubo, ma sopravvivo a una situazione drammatica".

Il giovane ha insistito sulla sua estraneità al delitto – che apostrofa come "una vicenda assurda di cui non so nulla" – e ritiene inverosimile la tesi che Amanda abbia ucciso Meredith per questioni legate all’igiene e agli uomini. In tutto questo, aggiunge Sollecito, "non ho ancora capito quale sia il mio ruolo in tutto questo. Vorrei capire perché io ho partecipato all’omicidio. Non trovo i motivi", ha ripetuto Sollecito che ha accusato d’essere stato dipinto come un "cane al guinzaglio".

"Mignini – ha proseguito – ha detto che ero Amanda-dipendente, ma l’avevo conosciuta solo pochi giorni prima del delitto. Ero molto affezionato a lei, ma si trattava di un legame tutto da verificare". "Non esiste alcuna dipendenza – ha sottolineato ancora Sollecito – e se Amanda mi avesse chiesto qualcosa che non condividevo avrei detto no come mi era già successo con altri miei amici. Figuriamoci se mi avesse chiesto qualcosa di terribile come uccidere una ragazza". "Non sono mai stato un violento – ha ribadito ancora Sollecito – non lo sono e non lo sarò mai".