Omicidio Sandri. Spaccarotella: “Non era mia intenzione uccidere”
06 Maggio 2009
di Redazione
"Non è stata una cosa volontaria, non era mia intenzione uccidere nessuno. Volevo solo fermare qualcosa che stava succedendo e fare il mio lavoro nel modo migliore". Così l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, in una dichiarazione spontanea davanti alla Corte d’Assise di Arezzo, ha ricostruito quegli attimi drammatici della mattina dell’11 novembre 2007, quando il giovane tifoso laziale Gabriele Sandri morì colpito da un proiettile, nell’area di servizio dell’A1 di Badia al Pino (Ar). Spaccarotella è imputato con l’accusa di omicidio volontario.
Il poliziotto ha ripercorso quella mattina, la zuffa dall’altra parte dell’autostrada, la sirena, il colpo sparato in aria. Poi "ho iniziato a correre per vedere meglio ma loro sono arrivati prima di me all’auto – ha raccontato Spaccarotella -. Sono salito su un’aiuola per vedere meglio. I ragazzi erano già saliti in macchina, erano partiti. Ho provato a fare un gesto per fermarli. C’è stato un gesto istintivo di alzare il braccio o tutte e due le braccia, non so se quando è partito il colpo ero fermo o a fine costa, non ricordo, è passato un anno e mezzo".
L’agente della Polstrada ha proseguito dicendo di essersi "reso conto che era partito il colpo solo quando l’ho sentito. Non mi sarei mai aspettato di causare la morte di una persona. Ero stressato, la corsa, l’asma, lo stress di quei momenti. Poi è successo quello che è successo. Non era mia intenzione – ha ribadito – provocare la morte di nessuno".
