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I cento giorni

Open access, c’è ancora da fare per l’Amministrazione digitale

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Il decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 può essere considerato lo "stato dell'arte" dell'accesso pubblico alle istituzioni in Rete, un fior da fiore su "gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni" da parte delle PA. Viene sancito il diritto dei cittadini di avere a disposizione i documenti e di condividerli senza restrizioni; si esalta la "semplificazione" guardando a un criterio di ottimizzazione del web fondato sui concetti di efficienza e competitività.

Sembra che i sogni grillini del controllo pubblico sulla politica si siano già realizzati, a dimostrazione di quanto è stato fatto negli anni passati per "favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche". Si è tentato di disciplinare i rapporti tra web, cittadinanza attiva e istituzioni, accettando la sfida dell'open access senza tradire la privacy, la protezione dei dati personali, il segreto di stato, quello d'ufficio e statistico.

Il decreto del 2013 definisce i "contenuti", i "formati", le "infrastrutture" utili alla divulgazione dei documenti pubblici: "i dati devono essere resi disponibili e fruibili on line in modo non proprietario", che vuol dire avere l'opzione di scaricarli e condividerli senza limitazioni - se non appunto quella di citare la fonte istituzionale. Al bando i PDF senza l'opzione 'copia e incolla', dunque, pur nel rispetto di licenze come il Creative Commons.

Il problema è che il decreto è fermo ai "siti internet", apparentemente gli unici luoghi deputati a conservare e a diffondere le informazioni in Rete. Insomma, per quanto ben fatta, la legge non va oltre il web 1.0 mentre Internet viaggia ormai sul "2.0", per non dire il "3.0". Dalla legislazione restano tagliati fuori strumenti strategici per la comunicazione istituzionale come i social network, gli aggregatori, le community, all'avanguardia rispetto ai vecchi siti, statici serbatoi di informazione che con il passare del tempo sono destinati a diventare solo un pezzo di network più complessi, dinamici e interattivi.

Questo apre nuove pagine per il legislatore, ancora da scrivere. La recente vicenda degli insulti ricevuti dal Presidente della Camera, Laura Boldrini, sulla sua pagina Facebook, dimostra che c'è ancora un lungo capitolo da affrontare sulla libertà di espressione in Rete, sui suoi confini, su quali norme utilizzare per monitorare gli ambienti virtuali e sociali in modo da tutelarli da chi offende e minaccia. Biosgna capire se vogliamo un Internet ridotto a parodia del linguaggio da bar oppure si può provare a trasformarlo in un vero attore dell'educazione civica.

L'uso "antipolitico" della Rete, soprattutto nei grandi social network, il progressivo decadimento linguistico e culturale del web, fanno il paio con un altro buco nero del decreto 2013, la sicurezza. Sempre più spesso gruppi dell'hacktivismo che fanno dell'anonimato luddista la propria ragione d'essere prendono di mira i siti internet dell'amministrazione pubblica (ministeri, eccetera) per "farli cadere", come si dice in gergo, bombardarli, interrompere il normale flusso di informazioni tra istituzioni e cittadini. Definire protocolli di sicurezza adeguati per difendersi da attacchi del genere sarà una delle questioni dirimenti del rapporto tra PA, web e cittadinanza. Che vuol dire anche investimenti, ricerca, bussiness.

Resta da percorrere fino in fondo la strada della semplificazione del linguaggio amministrativo, governativo, istituzionale. La ricerca accademica ha già fatto numerosi passi avanti per dotare il Paese di un italiano amministrativo svecchiato dal residuato burocratico ottocentesco, capace di proporre con immediatezza e in modo simultaneo contenuti complessi in una forma facile e più adatta ai tempi di attenzione medi di Internet, brevissimi rispetto a quelli tradizionali della lettura su carta. Innovazione tecnologica, sicurezza e semplificazione, rappresentano quindi tre "valori" ancora da normare per restare al passo coi tempi.

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