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Ora a Bruxelles tremano per l’ondata sovranista in Francia

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Come da tradizione prima di ogni elezione che si rispetti, anche in questi mesi c’è un grande allarmismo, in Francia e in Europa, sull’ennesimo potenziale boom elettorale di Marine Le Pen per le prossime elezioni europee e del suo nuovo “Ressemblement National”, nato dopo le elezioni del 2017 dalle ceneri del Front National. L’ultima notizia riportata dalle agenzie, e che ha sollevato più di una preoccupazione a Bruxelles, riguarderebbe un presunto sorpasso nei sondaggi pre-elettorali del partito sovranista nei confronti di “En Marche!”, realtà politica recentemente fondata da Emmanuel Macron per correre all’Eliseo (stimati entrambi intorno al 20%). Ancora più grave, sempre secondo la stampa francese, sarebbe il fatto che tutti i partiti euroscettici uniti nei sondaggi ormai sfiorerebbero il 40%, e, soprattutto, che avrebbero tutti un trend in ascesa nelle intenzioni di voto, a differenza delle realtà politiche di centro, sempre più in difficoltà. Benchè si stia cercando di imputare al partito della Le Pen, come sempre, la gran parte delle colpe di questa ondata populista, la realtà è che paradossalmente il tradizionale partito d’estrema destra francese negli ultimi mesi ha moderato molto la propria retorica anti UE, smussando le critiche più strutturali verso l’Unione e proponendo delle riforme più istituzionali e strutturate, similmente a quanto fatto da Matteo Salvini in Italia.

L’intenzione di Marine Le Pen sembra quindi quella di voler conquistare più i consensi dei moderati che delle ali dello spettro politico nella prossima campagna elettorale, avvantaggiandosi del crollo registrato dal partito Repubblicano in Francia, il quale sta seguendo la stessa identica flessione verso il 10% che vediamo da noi con Forza Italia. Ma del resto sono i partiti popolari in tutta Europa, prima traino del centrodestra, ad essere sempre più relegati al ruolo di comprimari (con eccezioni importanti come la Germania), tutti nell’attesa di capire se, come sembra, questa tornata elettorale sarà l’ultima a vedere una maggioranza PPE al Parlamento Europeo. Questo spostamento a destra che vediamo sia in Francia che in Italia sembra ormai ineluttabile e, curiosamente, ha effetti speculari nelle dinamiche politiche interne. Un effetto collaterale dello svuotamento dei partiti di centro, ad esempio, sembra avere per ora la conseguenza curiosa di far nascere partiti con posizioni impensabili una decina d’anni fa, che tentano di cercare nuove sintesi e soluzioni tra l’ “ondata sovranista” e diversi tipi di elettorato che solo recentemente stanno guardando con interesse a destra. In Francia questo è il caso del gruppo Les Patriotes di Florian Philippot, che coniuga nazionalismo e posizioni antieuro con un marcato progressismo sui temi sociali (ad esempio sui diritti per gli omosessuali e le minoranze), o di Debout la France, oggi stimato al 6%, che preferisce coniugare un europeismo à la carte con un certo antiamericanismo coerente con la tradizione gaullista. Da noi è facile pensare al partito di Giorgia Meloni e alle tante voci che vorrebbero la nascita di un nuovo raggruppamento (il cui programma è ancora da scoprire) che si affiancherà alla Lega dopo le europee. Ma è a sinistra che questo slittamento dell’arco politico sembra generare le conseguenze più rivoluzionarie, in Francia ancora più in Italia. Se infatti il Partito Democratico, accettando di spostarsi a sinistra, sembra reggere sia sulla propria appartenenza alla famiglia socialista europea, sia su posizioni di europeismo avanzato, in Francia ormai le uniche forze progressiste rimaste sembrano essere i verdi (stimati intorno all’8%) e l’euroscettica La France Insoumise, la quale parla apertamento di un “piano B” che contempli l’ipotesi Frexit nel caso in cui l’UE non cambi rotta.

L’allarmismo che stiamo vedendo in Francia, nascosto dietro lo spauracchio della Le Pen e di un partito che, alla prova dei fatti, nel ballottaggio contro Macron non ha superato il 33%, nasconde quindi una situazione complessa, dove le tradizionali famiglie politiche liberali sono sempre più schiacciate verso il basso. L’europeismo tradizionale, soprattutto quello del quieto vivere, ne sta soffendo sempre di più ed è assediato sia a destra che a sinistra. In tutto questo c’è l’incognita gillet jaune. E’ infatti di pochi giorni fa la notizia che alcuni leader del movimento di protesta si siano messi d’accordo per la creazione di una lista da far correre alla elezioni europee, un qualcosa che potrebbe spingere al voto tanti francesi disillusi dal dall’offerta politica attuale in generale e dal governo di Macron in particolare. Anche questo partito avrebbe, come è facile immaginarsi, un programma molto duro verso l’Unione Europea e non sarebbe per niente ostile quantomeno all’idea di un’uscita dall’euro. Insomma per quanto riguarda la Francia il partito di Marine Le Pen, con i suoi sogni di rifondare l’Europa e di creare un’Unione dei popoli, potrebbe non essere l’incubo peggiore per gli europeisti. Anzi, tutto sommato l’istituzionalizzazione della protesta sia a Roma che a Parigi, con un’apertura sia della Lega che del Resemblement National verso posizioni centriste, potrebbe essere il segno della volontà di costruire una proposta costruttiva su un sempre più diffuso malessere continentale.

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