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Storia e ideologia

Ora è tutto chiaro: dietro il Black Lives Matter c’è una ideologia che vuole abbattere l’identità occidentale

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Da quando la furia iconoclasta ha avuto inizio negli Stati Uniti, in gran parte del mondo occidentale le statue hanno iniziato a crollare. Le effigi che raffiguravano gli uomini che hanno rappresentato la storia della civiltà occidentale sono state ridotte in frantumi e vilipese senza alcun ritegno. La furia del movimento black lives matters, ha come obiettivo quello di cancellare ogni simbolo che possa essere anche minimamente collegato a qualche forma vaga di razzismo o addirittura tacciabile di essere connessa all’odiosa pratica schiavista. Che la folla fosse cieca e il più delle volte ignorante la storia lo ha ampiamente dimostrato nel corso dei secoli, ma mai si erano raggiunte guglie di siffatta assurdità. Pur mettendo da parte ogni qualsivoglia forma logica di contestualizzazione storica – errore gravissimo – la furia dei novelli antirazzisti si è scatenata senza tener minimamente conto della biografia degli uomini cui quei monumenti erano stati dedicati. Questo ha fatto subisto sorgere il sospetto che dietro l’apparente scusante della lotta al razzismo si celasse una più radicale guerriglia contro i simboli della società occidentale, cosi da creare una società futura di apolidi culturali, e annientare l’ormai stanca e fiacca – dopo decenni di autolesionismo – resistenza della civiltà occidentale. Unendo ciò alla sopracitata ignoranza diffusa si può provare a trovare una spiegazione al perché sotto i colpi di chi si autodefinisce “antirazzista” siano finite figure come Abramo Lincoln, il Presidente repubblicano degli Stati Uniti che nel 1861 vinse le elezioni promettendo la fine della schiavitù e combattendo una feroce guerra civile fino al 1865 contro il sud: una guerra che spacco gli Stati Uniti e che costò allo stesso Lincoln la vita nell’attentato di Washington il 15 aprile dello stesso anno. Stessa sorte toccata alla statua di un altro ex Presidente degli USA Ulysses Simpson Grant, comandante in capo sotto Lincoln dell’esercito dell’Unione, quindi proprio di quell’esercito che con la propria vittoria pose fine alla schiavitù nel sud. Cosi come non trova spiegazione giustificata, tenendo presente le stesse idee cui si ispirano i novelli vandali, l’oltraggio al busto del grande scrittore Spagnolo Miguel de Cervantes, eroe della battaglia di Lepanto, il quale nel 1575 cadde in schiavitù per mano dei pirati ottomani, condizione nella quale visse fino al 24 ottobre del 1580 quando l’ordine tridentino pagò il riscatto, restituendolo alla libertà.

Grande sgomento sempre nella città di San Francisco ha lasciato l’oltraggio alla statua di San Junipero Serra il frate francescano, canonizzato da Papa Francesco nel 2015, importante missionario che operò nel XVIII secolo, quindi ben oltre la tanto detestata opera dei conquistadores, in quanto non solo evangelizzò la California e fondò varie missioni nel west, ma difese i diritti dei nativi americani, insegnò loro nuove tecniche agricole, cercando di convertire le tribù guerriere – non dimentichiamo mai questo particolare – a pratiche di sostentamento pacifiche.

Famoso è l’episodio che lo vide intraprendere un lunghissimo viaggio dalla California fino a Città del Messico a piedi con una gamba inferma per ottenere dal Viceré che cessassero gli atti violenti contro gli indios.

Tutti questi atti dimostrano che quanto sta avvenendo non ha nulla di connesso ad una protesta contro il razzismo, ma più semplicemente ad un orda barbarica abilmente manovrata e indirizzata da un pensiero che si è posto come obiettivo quello di distruggere l’identità occidentale e cristiana. Sperando al più presto che le autorità non si prestino ad assecondare come purtroppo sta avvenendo da Londra fino a New York le folli sollecitazioni di questi teppisti, ma si attuino contro i distruttori della nostra memoria storica le più dure e inflessibili sanzioni previste dai singoli ordinamenti statali.

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