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Verità dalla Cina?

Ora il Governo Cinese censura le ricerche sul Covid-19

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Da quando ha avuto inizio l’emergenza Coronavirus, il governo di Pechino non ha brillato per un atteggiamento particolarmente collaborativo: se all’inizio ha tentato di nascondere l’emergere della pandemia, solo quando l’intera provincia di Wuhan era oramai dilaniata dalle vittime, le autorità del regime hanno dato l’allarme, mostrando al mondo le conseguenze di quello che fino a qualche settimana prima poteva essere immaginato solo nella trama di qualche film di fantascienza, con tendenze apocalittiche. Le stesse autorità non hanno brillato per prontezza, se come riportato da una nota dell’Associated Press – in una ricostruzione sulle fase iniziali del propagarsi dell’epidemia –  secondo la quale nonostante il 14 di gennaio la leadership del regime avesse già paventato la pericolosità della situazione, la città di Wuhan tenne “banchetti e feste di massa mentre milioni di cinesi avevano iniziato a viaggiare per il Capodanno lunare”, mentre il primo avviso pubblico del Presidente Xi Jinping risale al 20 di gennaio, quando ormai migliaia di persone erano già state contagiate.  Eppure da allora le nostre vite sono cambiate e l’intero orbe terraqueo subisce gli effetti di una pandemia la cui origine è ancora avvolta in un alone misterico. La versione ufficiale del regime di Pechino è che l’epicentro dell’epidemia sarebbe stato nel mercato del pesce di Wuhan, la cittadina in cui ha sede il laboratorio focolaio del virus: queste sono le poche ed ombrose verità che si conoscono.

Però in questa fase delicatissima in cui ogni informazione è cruciale per combattere la crescita del virus, la Cina sta imponendo restrizioni alla pubblicazione di ricerche sul coronavirus: si tratta di una direttiva del governo centrale e, infatti, le due ricerche pubblicate in precedenza sono state già rimosse dal web.

Il regime ha imposto una nuova politica sulle informazioni relative al covid-19, che obbliga tutte le ricerche accademiche a passare prima l’esame di comitato di controllo formato dai funzionari centrali. Secondo quanto riportato dalla CNN, in base ad una testimonianza di un medico di Hong Kong, il quale partecipò ad alcuni studi insieme a medici della Cina continentale, prima che scattassero le maglie della censura, si tratta di un iniziativa nuova del governo.

A quanto pare la volontà del governo Cinese è quella di controllare la narrazione sull’origine del virus, ed evitare che circolino una pluralità di studi che possano mettere in difficoltà le versioni ufficiali fornite fino a questo momento. Le restrizioni, però, non hanno impedito la pubblicazione da parte dei ricercatori cinesi su riviste internazionali e, forse, è proprio per questo che il regime è deciso a stringere ulteriormente la morsa.

La battaglia sull’origine del virus è ben lungi da essere terminata, soprattutto con l’insistente quantità di notizie che attraverso la rete vengono messe in circolo: accuse incrociate su presunte responsabilità o sulla vera funzione del celeberrimo laboratorio adiacente al mercato di Wuhan. Già dopo lo scoppio dei primi casi alcuni scienziati cinesi parlarono di “virus originato da pipistrelli e poi passato agli umani da un ospite intermedio” come avvenuto già per la SARS nel 2002-2003. Le autorità precisarono repentinamente come non fosse stata raggiunta alcuna conclusione sull’origine del virus, facendo circolare la voce per mezzo del portavoce del Ministero degli Esteri su Twitter secondo cui il virus nato negli Stati Uniti sarebbe stato portato in Cina da militari USA. Si tratta di una guerra di propaganda politica e nient’altro, dietro la quale si nascondono dubbi e incertezze sulle responsabilità effettive della Cina. Ad oggi è impossibile prevedere se si riuscirà ad arrivare ad una conclusione e ad individuare l’origine del virus e, comunque, qualsiasi pubblicazione di origine Cinese d’ora in avanti sarà accompagnata da numerosi e oggettivi dubbi sulla sua autenticità.

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1 COMMENT

  1. La Cina sembra l’Italia ahahahahah. Invece di fare chiarezza censurano. Noi facciamo di meglio i mafiosi condannati al 41 bis li mandiamo “liberi a casa loro” e manteniamo “agli arresti domiciliari” tutti i citadini.

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