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Ora il Papa non torni indietro dalla difesa della cristianità

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Papa Francesco, come la Chiesa cattolica, si è distinto nelle reazioni al quadro pandemico in qualità di istituzione immutabile. Mentre tutto il mondo ha iniziato a fare i conti con qualcosa di sconosciuto, la Chiesa, seppur adattandosi alle misure disposte dalle autorità civili, non ha rinunciato al suo ruolo guida. Altri lo hanno fatto o hanno continuato a recitare la loro parte senza esserne all’altezza.

Inutile girarci intorno. La serietà sembra essere diventata una prerogativa di pochi. Alcuni, anche tra coloro per cui Bergoglio sembra simpatizzare, hanno scelto siparietti di bassa lega. Comunque sia, chi, meglio del pontefice della Chiesa cattolica, poteva in questa fase distribuire certezze sull’esistenza di un “diritto alla speranza”? Chi, meglio del vescovo di Roma, poteva indicare la strada della ricerca dell'”essenziale”? Quello che in questi tempi diventa chiaro nelle nostre coscienze.

Chi, meglio del Santo Padre, poteva elogiare i “semplici”, gli “eroi” che combattono quotidie contro il Covid-19? Chi, oltre all’uomo che siede sul soglio di Pietro, poteva invitare i cristiani ad “annunciare la vita in un tempo di morte”? Jorge Mario Bergoglio ha cambiato i toni ed i contenuti dei suoi interventi, riuscendo ad abbracciare la sofferenza di tutta l’umanità, in specie di quella dei malati, inoltrando insegnamenti continui sul “compromesso dell’amore”. Francesco non era mai stato così in sintonia con chi avverte di continuo sui rischi della fine della cristianità. La morte non ha mai l’ultima parola, ha ripetuto l’ex arcivescovo di Buenos Aires nella Veglia di Pasqua. Le omelie di queste settimane sono state apprezzate. Questo è un fatto. E il popolo cattolico, dopo sei anni di divisione profonda, si è raccolto attorno al suo Pastore. Sì, c’è stata un po’ di bagarre attorno alla questione chiese aperte-chiese chiuse, ma per ora conviene soffermarsi su altro.

Straordinaria la preghiera contro la pandemia di piazza San Pietro. Non descrivibile, almeno senza accedere al vocabolario della nostra dottrina, la scelta d’incamminarsi nel centro di Roma, per pregare dinanzi la Salus popoli romani ed il crocifisso di San Marcello al Corso. Insomma, anche per i critici più feroci del pontificato del gesuita, questo può apparire davvero come il tempo della “riconciliazione” con questo successore di Pietro.

Ma c’è un però. Anzi, ce ne sono almeno un paio. Partiamo dall’inizio: il Papa pare convinto di come, in seguito alla risoluzione del quadro pandemico, le nostre esistenze siano destinate a basarsi su un paradigma rinnovato. Ecco, la chiave per comprendere se la strada intrapresa dal Papa sia davvero quella della riconciliazione con l’intero emisfero cristiano-cattolico passa da questa domanda: Bergoglio vuole che il ricostruibile sia ricostruito, dando priorità assoluta alla salvaguardia della Madre Terra ed alla ascesa politica dei movimenti popolari? La difesa a spada tratta delle Ong pro migranti e il sostengo diretto ad un certo modo di operare nel terzo settore sono scomparsi dai discorsi pubblici del Papa.

Così come è transitoriamente venuto meno il continuo richiamo alla “ecologia integrale”. Ma Bergoglio, come dimostrano le recenti lettere inviate, non ha dimenticato il suo “popolo”, così come lo chiamerebbe Sandro Magister. Il Papa pare persuaso che il Covid19 sia un pericoloso strumento della globalizzazione mal gestita. E la analisi di fondo può essere condivisa. È la ricetta individuata per uscire dal guado che preoccupa. Se non altro perché no, i fautori della immigrazione a tutti i costi, queli delle occupazioni e del multiculturalismo, gli adepti della Pachamama e gli ecologisti che ci vorrebbero in una sorta di quarantena permanente, spesso e volentieri non fanno affatto parte di coloro che il nuovo coronavirus sta “scartando”, usando una espressione cara a Francesco.

La lettera ai movimenti popolari e quella alla Ong di Casarini, in questo senso, rappresentano due allarmi. La decrescita felice è davvero dietro l’angolo. L’ideale egualitario che ci vorrebbe tutti possessori del meno possibile ha una prospettiva rinnovata grazie agli effetti del virus. Molti negozi chiuderanno. Molte persone perderanno il lavoro. Molti settori nazionali entreranno in una crisi irreversibile. L’idea di ascoltare prediche basate sulla accoglienza di coloro che sono rimasti indietro non spaventa. Spaventa, invece, una sorta di modello favelas riprodotto su scala globale. Che è un po’ il sogno mal celato di chi vorrebbe una Chiesa periferica e dal volto amazzonico. Quando Bergoglio, scrivendo ai movimenti popolari, invoca un salario universale per gli esclusi, Francesco sposa al contempo l’idea liquida di reddito universale. Quello cui si sta pensando negli States per consentire alle macchine di lavorare in pace ed alle persone di starsene a casa col minimo garantito e senza alcuna propensione imprenditoriale o, più banalmente, individuale. Un mondo del genere – un mondo modellato su un mix tra l’ideale indigeno e il post umano – ci terrorizza. Per chi è cattolico non può essere diversamente.

La trama della “Fase 2” deve passare dalla tutela dei vari “scartati” e non dalla creazione di una nuova mitologia in grado di renderci poveri di spirito, con la storia della adesione ad una Madre Terra che deve essere venerata e non disboscata (altrimenti fuoriescono i virus), e poveri nelle tasche, con una rinnovata versione del distributivismo pauperistico. Queste sono le nostre preoccupazioni. Riavvicinarsi al Santo Padre, per molti di noi, è stato importante. Sarebbe bello poter evitare di tornare indietro.

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2 COMMENTS

  1. E’ forse cambiato qualcosa nella Comunicazione Urbi et Orbi del Magistero Pontificio da parte dei Media Vaticani ???

    Cinese, Indù e Bengalese, lingue tra le più parlate al mondo (oltre che Inglese e Spagnolo) non venivano usate, prima della Pandemia, dal sito “Vatican.va” e Cinese, Indù e Bengalese continuano a non essere usate.

    È questione di CattoTecnoCrazia o di Divinamente Illuminato e Ragionevole Buon Senso ???

    Oppure gli odierni neoInculturatori Gesuitici non riescono a scrollarsi di dosso le Tossine dell’inculturazione Peronistica tipicamente Latino-Americana ???

    Lo scopriremo solo vivendo, perché:

    1) “passa la Scena di questo mondo”,

    2) “la Realtà (nella totalità dei suoi fattori, ndr) è Cristo”.

    Amen !
    Pro Sit !!!

  2. A giudicare da quanto documentato da Report, su Rai3, ieri lunedì 13 aprile, in poco Tempo, il tanto Spazio Amazzonico è stato occupato, più che da Fabbricanti di Armi da trafficare, da Fazendeiros senza scrupoli, i cui larghi appezzamenti di terreno disboscato sono utilizzati solo a pascolo di bestiame e non anche a coltivazione di frumento.

    Se si pretendono Meno Armi e Più Pane per tutti è biblicamente meglio guardare in faccia tutti i tipi di Empietà perché …
    …”solo che tu guardi con i tuoi occhi, vedrai il Castigo degli Empi”.

    a meno di non voler, buonisticamente e pauperisticamente, rinunciare agli armamenti … delle Guardie Svizzere !!!

    “Il Dio d’Israele”, infatti, “è Signore degli Eserciti”, non dei ParaMilitari e/o dei Pacifisti.

    Amen !!
    Pro Sit !!!

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