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L'ultima parola alla Consulta

Ora il referendum chiede di abrogare l’abrogazione del nucleare

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La legge sul referendum (articolo 33, comma 3) individua nei promotori e nel Governo i soggetti abilitati a depositare alla Corte costituzionale memorie sulla legittimità costituzionale delle richieste di referendum.

Dovendo la Consulta pronunciarsi sulla ammissibilità del nuovo quesito referendario sul nucleare come riformulato dalla Cassazione (così prevede la sentenza della Corte n. 68 del 1978), il governo ha pertanto agito nel pieno rispetto della legge e della giurisprudenza costituzionale.  

La decisione della Cassazione (una “forzatura” secondo Barbera, autorevole costituzionalista del Pd, peraltro contrario al nucleare) ha modificato profondamente l’oggetto del quesito referendario rispetto a quello originario e pertanto il giudizio della Corte costituzionale non può essere affatto considerato un passaggio meramente formale e burocratico.

Le norme che consentivano la localizzazione e la realizzazione di centrali nucleari, e che erano l’oggetto del referendum, sono state tutte abrogate. Nel caso in cui, in futuro, si volesse riproporre l’opzione nucleare sarebbe comunque necessaria una nuova legge. 

Invece, i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del decreto “omnibus”, che costituiscono l’oggetto del nuovo quesito referendario, non riguardano più la possibilità di realizzare centrali nucleari, bensì, all’opposto, proprio il divieto di realizzarle, affidando all’Agenzia per la sicurezza nucleare il compito di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sulla sicurezza (comma 1) e la predisposizione da parte del governo di una nuova “Strategia energetica nazionale” indispensabile per il paese (comma 8, dove peraltro la parola nucleare non è neppure citata).

Perché chi è contrario al nucleare dovrebbe abolire la disposizione che vieta di realizzarle?

Perché coloro che si oppongono al nucleare per ragioni laiche e non ideologiche, cioè allo stato attuale della tecnologia, dovrebbero abolire questi due commi e non ritenere invece che l’acquisizione di ulteriori evidenze scientifiche e la predisposizione di un nuovo piano energetico nazionale tutelino meglio loro opzione contraria al nucleare ? 

Come emerge con tutta evidenza, il nuovo quesito sembra proprio mancare dei requisiti di chiarezza, omogeneità e univocità che la giurisprudenza costituzionale ritiene imprescindibili per l’ammissibilità di un referendum, proprio al fine di non coartare la genuina espressione della volontà popolare.

La Corte costituzionale in ogni sentenza sull’ammissibilità dei referendum non si stanca mai di ricordare che “la richiesta referendaria è un atto privo di motivazione e, pertanto, l’intento dei sottoscrittori del referendum va desunto non dalle dichiarazioni eventualmente rese dai promotori, ma esclusivamente dalla finalità ‘incorpora nel quesito’, cioè dalla finalità obiettivamente ricavabile in base alla formulazione e all’incidenza del referendum sul quadro normativo riferimento”.  

Qual è questa finalità incorporata nel nuovo quesito deciso dalla Cassazione? 

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