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“Ora la questione giustizia peserà sul Governo”

«E ora non possiamo far finta di niente, non possiamo mica mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Non possiamo farlo perché la Corte costituzionale, con un tratto di penna, ha cancellato tutto quello che la tradizione occidentale ha pensato della politica e della sua autonomia da Machiavelli a Schmitt. E, dunque, mi sembra un'enormità affermare che i giudici possano sindacare sulle scelte politiche del governo, perché stabilire la data di un consiglio dei ministri piuttosto che un'altra è un atto squisitamente politico...». Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme, la sera in cui arriva a Palazzo Grazioli insieme agli altri colleghi del Pdl si mostra decisamente meno colomba del solito: «Le parole del presidente Berlusconi hanno responsabilmente distinto il governo dai suoi processi. Ma ora il nodo giustizia — la causa della caduta del primo governo Berlusconi e del governo Prodi — si ripresenta..».

Però oggi Berlusconi non è a Palazzo Chigi, anche se è uno dei maggiori azionisti delle larghe intese. Dunque, il governo è in pericolo lo stesso?

«Berlusconi è il leader, riconosciuto da milioni di persone, di uno dei partiti che sostiene il governo. Dunque, se il governo non vuole fare la fine di quelli precedenti deve affrontare il nodo della giustizia. II nodo giustizia ora riguarda non solo i ministri del Pdl ma l'intero esecutivo. Dopo questa sentenza della Corte, il problema giustizia per la stabilità del Paese si pone con molta più urgenza».

E il percorso delle riforme è in pericolo?

«Fino a oggi era stato congelato il tema giustizia ritenendo che la riforma dello Stato potesse facilitare poi la soluzione di quel problema. Si era ritenuto che rafforzare l'esecutivo, migliorare i rapporti tra i poteri, chiarire il ruolo dello Stato potesse poi portarci a sciogliere il vero nodo gordiano della politica italiana dal '92 a oggi. Ora, oggettivamente, e lo dico con tutta la responsabilità di chi vuole assolutamente privilegiare il bene del Paese, tutto diventa più difficile. E le risposte devono arrivare dall'intero governo».

Dunque, avanti tutta con i «cavalli di battaglia» del Pdl sulla giustizia?

«Ne parleremo ovviamente nei prossimi giorni. Una cosa però è continuare a dare prova di responsabilità, altra cosa è mettere la testa sotto la sabbia e far finta di niente. Noi su questo non siamo disponibili e come me la pensano tutti i ministri del Pdl».

Cosa vi ha detto Berlusconi ricevendovi a Palazzo Grazioli?

«E più sereno lui di noi. Anche se poi ci ha detto che fin dal principio era molto pessimista».

Però è anche giusto ricordare che la sentenza della Cassazione, quella che potrebbe mettere la parola fine al processo Mediaset-diritti tv, ancora deve arrivare.

«Non c'è ombra di dubbio e su questo sono assolutamente limpide le parole del professor Coppi. In realtà, però, una sentenza diversa della Corte costituzionale avrebbe giustamente consentito alla Corte di cassazione di guardare con più attenzione tutti i dati formali del processo».

Non è andata così, la Corte costituzionale ha riconosciuto in pieno la legittimità dell'operato dei giudici di Milano che non hanno preso per buono il legittimo impedimento sollevato dal presidente del Consiglio.

«La Consulta, se proprio ci teneva a non dare ragione a Berlusconi, poteva quanto meno tenere in maggior conto l'autonomia della politica e rimettere alla Cassazione la valutazione sulla violazione o meno del principio di leale collaborazione. Sarebbe stata una scelta molto più prudente. lo non voglio scomodare la ragion di Stato ma è evidente che per tirare fuori l'Italia da questa situazione un grosso sforzo di responsabilità toccherebbe a tutti».

(Tratto da Corriere della Sera)
 

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