Le rivendicazioni Lgbt e le nuove leggi

Ora Macron mette le mani pure sulla bioetica

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E’ stato presentato il 24 luglio al Consiglio dei ministri francese il disegno di legge (ddl) che va a modificare quello attuale sulla bioetica, in vigore in Francia dal 2011. Diverse critiche sono state sollevate da più fronti al riguardo, per via di aperture importanti che il ddl va ad apportare su delicatissime tematiche di bioetica. Illustrato dal Ministro della sanità Agnès Buzyn, dal Ministro della giustizia Nicole Belloubet e dal Ministro dell’istruzione superiore e della ricerca Frédérique Vidal, il ddl costituisce la prima grande riforma sui temi bioetici del governo di Emmanuel Macron.

Il testo normativo, composto di trentadue articoli raggruppati in sette titoli, verrà sottoposto all’Assemblea nazionale in autunno e infine al Senato, dove sarà prevista l’approvazione definitiva nel 2020. La modifica alla legge sulla bioetica nasce dall’obbligo della legge stessa di intervenire ed eventualmente revisionare la norma quadro, periodicamente. Tuttavia diverse e forti sono le perplessità espresse da esperti del settore, associazioni e partiti che rischiano di provocare spaccature all’interno della stessa opinione pubblica francese.

Tra gli interventi che destano maggiori preoccupazioni vi è innanzitutto l’estensione della procreazione medicalmente assistita (PMA), finora riservata alle coppie eterosessuali, anche alle coppie di donne omosessuali, concessione questa fatta da Macron alle associazioni LGBT, promessa durante la campagna presidenziale.

Tale modifica va a stravolgere il presupposto per l’accesso alla PMA, non più basato su causa medica, ma fondato su un mero progetto parentale, così come affermato dal Ministro della sanità Agnès Buzyn: “il disegno di legge risponde a una domanda della società, in quanto il modello di famiglia è cambiato”. E’ questo un passaggio fondamentale che rivoluziona l’impianto normativo in materia di bioetica e di diritto di famiglia, elevando il semplice desiderio di progettualità familiare a “diritto” che lo Stato deve garantire, tramite l’uso della scienza medica, funzionale a tale scopo. Il tutto a carico del servizio sanitario pubblico, che dovrà quindi erogare il rimborso completo per il trattamento di PMA anche alle coppie di donne omosessuali, a seguito di una disposizione approvata dal Consiglio di Stato sulla base del principio di parità di trattamento nella protezione sociale. Il peso sulle casse pubbliche non sarà di poco conto, tanto che in base alle previsioni ministeriali, l’ammontare complessivo della spesa stimata sarà tra i 10 e i 15 milioni di euro supplementari e riguarderà su per giù duemila coppie all’anno.

Inoltre l’estensione della PMA prevista dal nuovo disegno di legge è rivolta anche alle donne single. Verrebbe così a cadere il diritto dei bambini ad avere entrambe le figure genitoriali: un padre e una madre, e quindi il loro preminente interesse sulle mere aspirazioni di “progettualità parentale” dei soggetti adulti. Altri aspetti legati ai bambini nati da PMA regolati dal ddl riguardano la registrazione degli atti civili di nascita e la creazione di un “riconoscimento anticipato della filiazione”. Entrambe le donne della coppia omosessuale infatti  potranno rilasciare una “dichiarazione anticipata di volontà” davanti a un notaio, cioè una dichiarazione di riconoscimento della volontà genitoriale prima della nascita del bambino e presentare poi dopo la nascita tale documento all’ufficiale di stato civile, il quale dovrà registrare ognuna delle donne come “genitore”, in modo tale da escludere ogni rivendicazione di genitorialità da parte di qualsiasi altra persona, come ad esempio l’eventuale padre, dopo la nascita del bambino. Rimane invece il divieto della GPA, meglio conosciuta come “utero in affitto”.

Altra questione sensibile che viene affrontata dal disegno di legge è il diritto del figlio a conoscere le proprie origini biologiche. Viene infatti consentita l’eliminazione dell’anonimato della donazione di gameti. Raggiunta la maggiore età, il figlio nato da un donatore potrebbe pertanto avere accesso a dati non identificativi, quali ad esempio l’età anagrafica o informazioni sulle caratteristiche fisiche o persino conoscere l’identità del donatore, laddove vi sia il consenso di questi. ulteriore novità è la possibilità della conservazione dei gameti che potranno essere utilizzati per una futura PMA, sia che si tratti di sperma o di ovociti.

Inoltre, a destare timore e scrupoli da parte degli esperti del settore sono le implicazioni che derivano da ulteriori limiti che questo ddl vuole abbattere, ovverosia i paletti sulla ricerca medico-scientifica posti a tutela dell’embrione umano. Si apre infatti alla modifica genetica degli embrioni umani.

Ma non è solo il timore della manipolazione del genoma umano e delle inevitabili implicazioni di carattere etico che ne conseguono a suscitare varie remore; vi è anche l’apertura alla possibile sperimentazione dell’ “utero artificiale”. Basti pensare che il ddl legalizza l’allungamento dei tempi per la conservazione degli embrioni umani in vitro fino a quattordici giorni, contro gli attuali sette previsti.  Attualmente un embrione non sopravvive in coltura oltre il quinto-sesto giorno di vita, ma con la nuova normativa non vi sarebbero più ostacoli legali per altre sperimentazioni, compresa quella di un utero artificiale.

E’ chiaro che questo nuovo disegno di legge andrebbe a incidere su aspetti rilevanti sul piano etico e non solo, creando nuovi diritti e modellando una nuova antropologia.

Il dibattito dunque è aperto, sia all’interno della politica, ma anche dell’opinione pubblica, sensibile a tematiche che riguardano il rispetto della dignità umana e il concetto di famiglia e filiazione. E nel mondo associativo, a pochi giorni dalla presentazione del ddl al Consiglio dei Ministri, già 17 sigle hanno aderito alla manifestazione di dissenso sul disegno di legge del governo Macron, che si terrà il prossimo 6 ottobre a Parigi.

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