Orenburg. Chàvez ospite nella Mecca del gas russo

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Orenburg. Chàvez ospite nella Mecca del gas russo

25 Settembre 2008

Cinquantun gradi di latitudine Nord, 55 gradi di longitudine Est. La russa Orenburg fissa le sue coordinate lungo la strada del gas kazako verso l’Europa. Città costruita sulle basi economiche  ell’energia e sviluppata sulle fondamenta del successo strategico dell’oro blu, dove tra poche ore si incontreranno il leader venezuelano Hugo Chavez e il presidente Dmitri Medvedev (ed ex presidente di di Gazprom). 

A Orenburg, Gazprom è il segno che contraddistingue non soltanto fabbriche, tubi e impianti. Ma anche hotel, strutture sportive e turistiche. In russo albergo si dice "gostinitsa", e si scrive in cirillico. A Orenburg inizia con un inconfondibile carattere latino: la "G" con la fiammella. La stessa si ritrova all’ingresso della OrenburgGazZavod, la ‘fabbrica del gas di Orenburg’. Nome lunghissimo, per indicare l’impianto di lavorazione del gas più grande d’Europa. Situato nella parte più orientale del Vecchio continente, dove il fiume Ural accarezza l’Asia.

Ai margini e nello stesso tempo al centro dei disegni, che partono dal quartier generale moscovita del  olosso russo del gas, su Nametkina Uliza. Per collegare oriente e occidente. OrenburgGazZavod è un fiore all’occhiello per Gazprom, che conta altri due impianti simili ma di capacità inferiori. E’ inoltre
una tappa nella biografia di Viktor Chernomyrdin, che qui è stato direttore generale dal 1973 al ’78. Molto prima di diventare premier russo (1992-1998) e molto prima dell’attuale incarico da ambasciatore in Ucraina.

Proprio sotto la sua direzione si iniziò a costruire il secondo tronco della fabbrica, destinato a lavorare il gas proveniente dai giacimenti kazaki di Karachaganak, ‘sporcato’ da una forte presenza di zolfo. All’epoca l’Urss esisteva ancora; i confini tra Kazakhistan e Russia non erano stati tracciati e i progetti
erano destinati a fare aumentare la produzione di gas portandolo direttamente dal giacimento a 130 chilometri di distanza sino a qui. Attraverso quel tubo giallo che ancora corre fino alla fabbrica. In parallelo con altri condotti bianchi, provenienti dai giacimenti locali. "Il gas di Karachaganak è più ricco di anidride solforosa e ha bisogno di una lavorazione maggiore rispetto a quello di Orenburg", spiega Anatolij Trynov, direttore dell’impianto,impeccabile nella sua camicia bianca e cravatta a
righe azzurre.

Il solito azzurro, che qui è un marchio di fabbrica. Mentre il  cielo fa da contrasto ai cumuli di zolfo  rodotto. Sulla zona si sta puntando moltissimo. In gioco c’è una strategia per la quale il presidente kazako Nursultan Nazarbaiev e l’allora leader del Cremlino Vladimir Putin presero una decisione politica, a maggio 2007.

I progetti su Orenbug vengono stimati da Gazprom tra i 500 e i 700 milioni di dollari. Si tratta di fatto di una joint venture russo-kazaka, per la lavorazione del gas e destinata di fatto a ingrandire il presente impianto. La valutazione dell’attuale struttura potrebbe aggirarsi intorno ai 350-480 milioni di dollari. Tanto è la parte che la Russia porta nel progetto.

A sua volta Astana metterebbe l’equivalente in denaro.L’impianto lavorerebbe il gas, del quale  azRosGaz (anch’essajoint venture russo-kazaka) decide il destino. Dopo averlo acquisto dal maxi-giacimento di Karachaganak, dove Eni è attiva nel consorzio internazionale Karachaganak Petroleum Operating.

Cinquantun gradi di latitudine Nord, 55 gradi di longitudine Est sono le coordinate di una strategia geopolitica di rafforzamento della Russia sullo scacchiere centro-asiatico. Ma non solo. Mentre sullo sfondo si stagliano le tranquille villette di Orenburg. Segno del benessere diffuso nella zona, che rigorosamente inizia con la "G".

 

Fonte: Apcom