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Ormai è un coro: aprite il Parlamento!

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Il Parlamento deve essere messo nelle condizioni di poter operare. E’ quanto chiedono da giorni ormai molti parlamentari provenienti da diversi schieramenti politici. Infatti, il diffondersi del Coronavirus anche tra deputati e senatori ha fatto sì che il normale funzionamento delle istituzioni democratiche sia di fatto bloccato. Uno scenario non ammissibile in una democrazia moderna come la nostra.
A chiedere di tornare in Aula a dibattere e non solo a votare è stato in primis il senatore Gaetano Quagliariello, seguito da altri colleghi tra cui Ceccanti, Zanda, Urso, Cangini ed altri.

Per Quagliariello (Idea-Cambiamo) “ciò di cui l’Italia ha bisogno non è un Parlamento passacarte e nemmeno che esso si trasformi in un tavolo di contrattazione allargato. Serve, anche sotto il profilo simbolico, l’istituzione che incarni unità nella diversità, libertà e democrazia. Nel momento in cui si determinano una oggettiva concentrazione di poteri, una compressione di libertà anche costituzionalmente garantite e uno stravolgimento della gerarchia delle fonti, è quanto mai necessario un contrappeso che solo la piena espressione di un protagonismo parlamentare può garantire. Nessuno può pretendere che si faccia come se ci fosse un approccio di unità nazionale su provvedimenti sui quali è lecito dissentire”.

Da Forza Italia Paolo Russo sostiene che “non si può abdicare, anzi. Nei momenti di difficoltà bisogna esserci con la presenza fisica, l’agorà del Parlamento deve essere intatta e deve restare il luogo della discussione franca, non della polemica. No al teatrino della politica. Se poi si certifica che il Parlamento non è il luogo adatto, il PalaEur ci consente di mantenere una distanza fisica di tre metri l’uno dall’altro.
Un Parlamento ridotto è un errore politico dal momento che i parlamentari sono eletti dai cittadini e ne rappresentano le istanze; quindi oggi più che mai devono esserci”.

Marco Perduca, dal suo blog sull’Huffington Post, ricorda che il Parlamento non serve solo a votare quel che decide il governo; la sua principale funzione è quella di dare spazio al dibattito e alla discussione politica. Sempre Perduca poi cita Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani che, su Il Sole 24Ore, hanno affermato che “proprio nei momenti di richiesta di massima protezione, in uno Stato autenticamente democratico il Parlamento dovrebbe onorare la funzione di rappresentanza della nazione, di legame tra popolo e potere.
E dovrebbe ricoprire quel ruolo storico di garante delle libertà dei cittadini, a massimo rischio di essere offuscate”.

Per Giovanni Orsina e Marco Gervasoni, il Parlamento deve essere riaperto. In questo momento, “le strutture democratiche vanno usate con grande responsabilità”, spiega Orsina.
In una democrazia controllare e discutere non è un intralcio ma un elemento costitutivo; le istituzioni democratiche devono quindi mostrarsi all’altezza del confronto politico”.
“Il Parlamento – chiarisce Gervasoni – va riaperto con le dovute precauzioni e messo nelle condizioni di poter operare. Il voto online può andar bene ma solo per i parlamentari in quarantena. Occorre trovare degli accorgimenti ma bisogna operare”.

Si esprime sul punto anche Salvatore Santangelo. Per il giornalista ed esperto di storia del Novecento, “oltre ai problemi di natura costituzionale, il ripristino della piena operatività del Parlamento ha anche un’altra fondamentale valenza. E’ questo infatti il luogo deputato alla costruzione della dimensione politica di quell’unità nazionale di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno. Solo qui possono essere correttamente definiti i ruoli e le responsabilità nella gestione dell’emergenza e le misure più efficaci per il rilancio della nostra economia”.

“Perché il Parlamento deve lavorare soltanto una volta alla settimana?”, si chiede Bruno Vespa.
Per il conduttore di Porta a Porta “il Parlamento è l’ospedale dell’Italia; l’Italia stava già malissimo prima del Coronavirus, adesso è in terapia intensiva e quindi i suoi medici non possono andare a visitarlo solo una volta alla settimana, perché i casi sono due: o il Parlamento non serve e questo sarebbe terribile o il Parlamento serve e non va a lavorare e questo è ancora più grave”.

Carlo Fusi, direttore de Il Dubbio scrive in proposito: “Deputati e senatori ‘rappresentano’ i cittadini perché sono stati eletti da loro. È appena il caso di ricordare che l’attuale capo del governo – pienamente legittimato e operante nel totale nel rispetto delle sue funzioni – non è stato eletto da nessuno. Palazzo Chigi sforna decreti a ripetizione perché è giusto e necessario. Al contrario, il Parlamento che dovrebbe discuterli, esaminarli e votarli è interdetto dall’emergenza sanitaria e balbetta modalità che faticano a sedimentarsi. Non ci sono precedenti di una situazione simile, è vero. Ma questo non può diventare un alibi per l’inanità. Chi suggerisce l’uso di tecnologie che soccorrano procedure e modalità scompaginate dal virus non lo fa per annichilire un insuperabile presidio democratico. Chi si àncora a vincoli costituzionali non lo fa per anchilosi mentale o per omaggio ad anacronistiche regole. E’ urgente individuare meccanismi validi e condivisi affinché la linfa della rappresentanza popolare possa trovare sbocchi ed esprimersi senza limitazioni di sorta. Il Parlamento deve funzionare, gli ‘eletti dal popolo sovrano’ non sono robot sostituibili. O manovrabili”.

Si decida in fretta cosa fare e si torni a dare la giusta rilevanza alle nostre istituzioni democratiche.

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1 COMMENT

  1. Non perdono occasione pur di non lavorare. Il loro è un servizio pubblico essenziale proprio come la Sanità, le Forze di Polizia, i Vigili del Fuoco e tutti gli altri lavori essenziali come trasporti e mercati. E veramente deplorevole il loro comportamento.

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