Osborne punta tutto sull’austerity per rilanciare l’economia inglese

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Osborne punta tutto sull’austerity per rilanciare l’economia inglese

19 Maggio 2010

Siede da pochi giorni sull’ambita poltrona di Cancelliere dello Scacchiere, che fu in passato occupata da Churchill, Disraeli e Peeldi, ma George Osborne già si fa portabandiera dell’austerity made in Uk. È stato proprio lui ad annunciare nella sua prima conferenza stampa che il prossimo 22 giugno il governo britannico presenterà la manovra di “emergenza” che darà un taglio netto di 6 miliardi di sterline alla spesa pubblica. Una mossa resa necessaria da una situazione soffocante per lo status dell’economia d’Oltremanica, che vede la Gran Bretagna portare la zavorra di un deficit di bilancio pari a 163 miliardi di sterline.

“Sono il primo Cancelliere a non cedere alla tentazione di ‘truccare’ i numeri rinunciando a monitorare le previsioni  economiche e fiscali. Sono consapevole che questo rappresenterà una bacchetta sulla mia schiena in futuro. Noi abbiamo bisogno di aggiustare il bilancio a partire dai numeri e non il contrario”. Così si esprime il neo ministro delle Finanze, dando sfoggio del suo rigore e della sua concretezza, in perfetta linea con l’attuale Primo ministro. Del resto, George Osborne rappresenta per Cameron quello che per dieci anni Gordon Brown è stato per Blair: un amico, un equilibrato consigliere, un alleato in politica e, da qualche giorno, anche un vicino di casa. Proprio lui, la persona a cui il nuovo premier ha affidato il ruolo cruciale di coordinatore della campagna elettorale del partito conservatore, dopo cinque anni da cancelliere-ombra Osborne è entrato a pieno titolo nella residenza al numero 11 di Downing Street.

Classe 1971, Osborne è figlio di un baronetto e vanta illustre origini: fa parte della cosiddetta “Ascendenza”, l’elite protestante che ha dominato gli affari dell’Irlanda dal XVII secolo. Come il neo-Primo Ministro David Cameron, ha studiato a Oxford, come si conviene alle migliori famiglie, ed è membro del Bullingdon Club, una confraternita universitaria particolarmente esclusiva e di cui hanno fatto parte anche i sovrani Edoardo VII ed Edoardo VIII. Dopo la laurea, si è immediatamente dato alla politica e, data la sua formazione personale, non poteva che aderire al Partito Conservatore, che in quegli anni governava il Paese con John Major. È stato giornalista e anche consulente del ministero dell’Agricoltura durante la crisi della “mucca pazza”. William Hague, diventato leader Tory, lo ha poi scelto come segretario politico.

Nel 2001 ha conosciuto l’uomo che gli avrebbe spalancato le porte di Downing Street, quando entrambi sono stati eletti deputati per la prima volta. Le sue capacità e lo stretto legame con Cameron (i due sono anche padrini dei rispettivi figli) lo portano rapidamente ai vertici del Partito, e a 33 anni diventa Ministro nel governo-ombra conservatore. Da allora è stato perseguitato dalle accuse di inesperienza e scarsa competenza, che si sono moltiplicate durante la crisi finanziaria. Alla vigilia del voto un sondaggio ha rivelato che molti Tory avrebbero preferito il veterano Ken Clarke come cancelliere e fino pochi giorni fa alcune voci vedevano Osborne ricoprire un incarico meno prestigioso. Ma così evidentemente non è stato, anche se bisogna riconoscere che la strada che ha davanti si presenta non poco tortuosa: non soltanto dovrà fare i conti con le delicate alchimie di un governo di coalizione, ma anche con la sua scarsa popolarità, dovuta all’accusa di aver tentato di aggirare alcune norme fiscali e di essersi fatto rimborsare spese non dovute.

Se, però, i suoi propositi in fatto di politica di rigore si realizzassero con successo, gli scettici dovranno ricredersi. Specie se dovesse tirar fuori la Gran Bretagna dal baratro della profonda crisi economica in cui è sprofondata, “cestinando” la laconica nota che uno degli esponenti più in vista del precedente esecutivo laburista, Liam Byrne, aveva scritto per il suo successore David Laws: “Mi dispiace dirti che i soldi sono finiti”.