Otto motivi per riprendere una sana lotta antifiscale

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Cari amici e lettori dell’Occidentale, comincia da oggi su questa rubrica un percorso comune che mi auguro anche divertente, ma che al di là di questo avverto come più che mai necessario: la riscoperta della più combattiva vena antifiscale che è connaturata nella storia e nella tradizione del grande pensiero liberale.
E’ una grande battaglia di civiltà, nell’Italia che nel 2006 ha registrato entrate pubbliche pari al 46,6% del Pil, e che nel 2007 grazie alla finanziaria tassassassina del governo Prodi rischia di arrivare al 50%. E’ una battaglia di civiltà perché vive del principio più alto della rivoluzione liberale, non è affatto quella meschina difesa dell’evasione “tara antropo-etica degli italiani”, come vorrebbe la riuscitissima vulgata imposta in questi anni dalla sinistra statalista, nella compiacenza dell’accademia italiana neokeynesiana e tardosraffiana, e dei grandi media confindustriali, per i quali uno Stato affluente di sempre più risorse è quello che ha più cespiti da redistribuire anche alle imprese.

Non è un caso, che la più riuscita manifestazione di massa contro il governo Prodi – quella che ha segnato il suo inabissamento nei sondaggi relativi alla fiducia – sia stata la grande marcia antitasse del 2 dicembre scorso. Ed è il ferro sul quale occorre continuare a battere. Il centrodestra non lo sta facendo con il dovuto vigore. Ne è testimonianza il fatto che, nel giro di soli tre mesi, è il centrosinistra a rilasciare ogni giorno incredibili dichiarazioni sulla necessità di restituire almeno in parte il colossale extragettito fiscale raccolto. Ed è Vincenzo Visco, alla testa del partito di chi rilascia le dichiarazioni più lunari, ispirate al principio “basta con le troppe tasse”. Faccio notare che secondo la relazione trimestrale di cassa e sullo stato dell’economia del Paese appena rilasciata dal governo, si è avuta la conferma che era falso il presupposto del terrorismo fiscale praticato dal governo in finanziaria, era falsa la stima del deficit tendenziale 2006 effettuata in corso d’anno dal governo Prodi, ed è falso anche l’obiettivo di drastico miglioramento nei confronti del Patto di stabilità.

Falsa era la stima di un Paese dalle finanze pubbliche in condizioni analoghe al 1992, poiché al contrario la crescita dell’economia reale italiana ha mosso i suoi passi dal secondo trimestre 2005, e le entrate tributarie hanno registrato un extragettitto nel 2006 di quasi 40 miliardi di euro: ennesima conferma che l’economia riprende e il gettito aumenta quanto le imposte non si alzano ma si abbassano, come ha fatto – anche se troppo poco – il governo Berlusconi. Falsa era la stima di un deficit corrente superiore al 5% del Pil, ribadita da Visco ancor dopo aver giurato nel governo e che la due diligence della commissione Faini aveva comunque ritoccato solo di qualche frazione di punto sotto il 5%, visto che i conti 2006 si chiudono con un indebitamento corrente – la grandezza che fa testo a Bruxelles – pari a solo 2,4% del Pil, e che per il resto il governo invece “trucca” il dato assommando due punti di partite straordinarie patrimoniali che potevano essere diversamente regolate, direttamente affluendo a debito. Infine, le 101 tasse nuove disposte in finanziaria non servono a migliorare i conti con l’Europa, visto che l’obiettivo del governo è di migliorare di un solo decimo di punto percentuale il deficit corrente 2007 rispetto a quello 2006: com’è sempre stato nella storia e come sempre sarà, quando un governo compie un’enorme leva fiscale è solo per raccogliere risorse da destinare a maggiori spese, non certo per ragioni di rigore.

Un po’ di “pillole”, allora, per evitare lunghezze inusitate visto che siamo solo ai saluti d’inizio. Alla domanda perché si debba alzare non tanto – ma tantissimo – i toni contro il prelievo fiscale nella nostra Italia odierna la mia risposta è come segue. Perché solo abbattendo le aliquote nel breve si costringe lo Stato a diminuire la sua intermediazione elefantiaca già ben oltre il 50%, e a riconcentrarsi nelle poche funzioni essenziali invece che a procedere per finanziamento incrementale di tutta la batteria di spese esistenti e potenziate. Nel medio termine, poi, diminuire le aliquote significa inoltre accrescere il gettito, e dunque lo Stato – purtroppo – ha poco di che preoccuparsi. Perché la Costituzione formale fiscale non ha più nulla a che vedere coi principi fissati in Costituzione, visto che la riserva di legge dell’articolo 23 posta a presidio del consenso dei contribuenti è sistematicamente violata da una prassi materiale in cui le norme fiscali sono esclusivo prodotto di decreti legge del governo.

Perché la realtà internazionale dei mercati e della competizione fiscale tra ordinamenti prova inequivocabilmente che a crescere di più e a garantire più efficace ascensore sociale a chi ha meno reddito disponibile sono i Paesi con prelievo basato su basse aliquote marginali, e meglio ancora se basato sul principio della proporzionalità e non della progressività: via la flat tax, detta in due parole. Perché il governo è solo un male necessario, come scriveva Tom Paine. Perché le esigenza di spesa dello Stato sono spesso immaginarie e sempre “interessate”, come scriveva Montesquieu. Perché i governi più stanno lontani dagli affari, che cittadini e imprenditori sanno giudicare meglio ci qualunque funzionario pubblico, meglio è per tutti, come scriveva Adam Smith. Perché l’evasione fiscale non è un crimine, come scriveva John Locke, ma una difesa da esazioni aberranti contrarie ai diritti naturali. Perché il peggior nemico della libertà è la tassazione arbitraria, e non c’è storia di rivoluzioni liberali che non sia stata storia di rivolte contro le pretese esose del fisco: da quella per cui si istituisce nella tradizione ebraica la festa di Hannukah alla Magna Charta Libertatum, dalla Rivoluzione Americana dei Padri Fondatori giù giù fino alle svolte che Ronald Reagan e Maggie Thatcher , insieme ai teorici dell’economia dell’offerta, hanno realizzato rimettendo nell’angolo i redistributori del reddito attraverso lo Stato, di tutte le più diverse ispirazioni politiche ed economiche.

Ci divertiremo, vedrete. Visco non è l’etica pubblica. E non lo è la sua Anagrafe tributaria orwelliana. Sono il monopolio della vessazione, ed è colpa dell’inedia e dell’inerzia dei liberali se la loro virtù coatta è diventata – apparentemente – monopolista.

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3 COMMENTS

  1. Riflessioni sull’aumento del gettito
    Continuo a notare che i 37 miliardi di euro di extra-gettito (ora diventati quasi 40) vengono usati dai media per rafforzare la tesi della necessità di diminuire il prelievo fiscale.
    Premetto di non essere un esperto di economia e vorrei solamente capire il reale valore di questo surplus.
    Innanzitutto credo sia improprio continuare a paragonare il gettito 2006 con quello dell’anno precedente, mentre bisognerebbe confrontarlo con il “budget” dell’azienda Italia.
    Quanto il DPEF prevedeva in entrate fiscali per l’anno 2006 ?

    Inoltre mi chiedevo una cosa: non è prevedibile, al di là dell’importo, che all’aumento del PIL dell’azienda Italia ci sia un aumento di gettito rispetto all’anno precedente ?
    Se il PIL è aumentato del 2% su un totale di 1.600 miliardi di euro, stimando una tassazione media del 50%, non è che 16 di quei 37 miliardi sono per così dire diretta conseguenza della crescita economica dell’Italia ?

    Vorrei mi aiutasse a capire.
    Grazie

  2. Otto motivi x riprendere una sana lotta antificscale
    Noi purtroppo siamo prigionieri del populismo
    anticapilasta delle sinistre radicali (che pesano
    per il 15% dell’elettorato italiano. Costoro pensano che il mezzo moderno per fare “socialismo” sia quello di usare il fisco.
    Deprediamo i ceti medi per dare ai “poveri”.
    Solo che se i ceti medi lavorando non riescono più ad accumulare ricchezza provocano il collasso del sistema economico. Probabilmente la sinistra
    radicale è proprio questo che vuole, il collasso
    dei benestanti per poi avere la mano libera ed
    estaurare il suo modello economico “marxista le-
    ninista” (Ma questo è meglio non dirlo alla
    gente!! per cui è necessario passare attraverso la miseria per avere il socialismo!!).
    Mi auguro che questo disegno vada alla malora.
    Ma purtroppo non sono molto fiducioso.

    Cordiali saluti.

  3. Sono d’accordo su tutto, ma
    Sono d’accordo su tutto, ma ritengo che, vista la vergognosa gestione dei conti pubblici, arrivata ormai a livelli insopportabili, una vera, sana lotta antifiscale debba partire da un gesto clamoroso da parte di tutti i contribuenti; secondo me questo gesto non può riferirsi alle imposte dirette, per evidenti motivi di responsabilità personale del contribuente stesso, bensì a quelle indirette, ed in particolar modo ai balzelli sui carburanti. Un giorno di astensione dall’uso di qualsiasi veicolo a motore da parte di tutti i privati, indetto anche via internet, porterebbe a mio parere ai seguenti risultati:
    nessuna conseguenza per gli autori del gesto, né civile, né penale: chi potrà, andrà al lavoro com mezzi pubblici o in bicicletta;gli altri potranno godere di una giornata senza fumi di scarico.
    IVA, accise ed altre varie imposte non incassate dallo Stato per un importo di varie migliaia di euro.
    I grandi enti petroliferi subiranno un enorme ammanco, mai più recuperabile: forse ripenseranno ai continui aumenti di prezzo, nonostante il cambio favorevole dollaro/euro, loro gentilmente concessi dalla nostra imbelle classe politica.
    Infine, last but not least, gli italiani forse si renderebbero finalmente conto che è possibile ribellarsi ed incidere veramente sulla politica.
    Cordiali saluti

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