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PA, Quagliariello: “Colpo a governo, stop a decreti attuativi”

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"Siamo circondati da una burocrazia opprimente, poi mi dicono che non devo cambiare le regole del Titolo V". Così Matteo Renzi accoglie la bocciatura della Consulta alla riforma Madia. La Corte Costituzionale dà quindi ragione alla Regione Veneto e dichiara parzialmente illegittima la riforma Madia della pubblica amministrazione. Su alcuni temi non è stata cercata l'intesa con le Regioni ma è stato chiesto solo un parere. In particolare la Consulta punta l'indice sulle norme contenenti la delega al governo per l'attuazione di alcuni decreti "nella parte in cui, pur incidendo su materie di competenza sia statale sia regionale" le norme prevedono che "i decreti attuativi siano adottati sulla base di una forma di raccordo con le Regioni, che non è l`intesa, ma il semplice parere, non idoneo a realizzare un confronto autentico con le autonomie regionali".

"La sentenza della Consulta sulla legge Madia è un ulteriore colpo mortale per l'arroganza di un governo che pensa di soddisfare la sua bulimia accentrando tutto il potere, contro ogni regola, contro ogni principio, contro ogni barlume di rispetto per l'autonomia delle strutture amministrative dello Stato e delle sue articolazioni territoriali. E la reazione del premier Renzi è la dimostrazione di cosa accadrebbe se dovesse passare la riforma costituzionale che, lungi dal mettere ordine nel rapporto fra Stato, territori e amministrazione, risponde esattamente a questo disegno accentratore", commenta il senatore Gaetano Quagliariello, presidente di 'Idea'.

"Sulla base delle norme delega dichiarate incostituzionali - prosegue - il governo ha elaborato decreti attuativi che in tempi non sospetti non avevamo esitato a definire agghiaccianti per la loro portata accentratrice e prevaricatrice. Da un lato essi metterebbero la dirigenza pubblica alla mercé dell'esecutivo privandola di qualsiasi autonomia e indipendenza, e dall'altro pensano di risolvere il problema dell'efficienza delle amministrazioni territoriali, e in particolare di quelle sanitarie, non responsabilizzando le Regioni ma assoggettando le nomine al potere centrale (salvo poi consentire ai presidenti delle Regioni commissariate di essere essi stessi commissari alla sanità...)".

"Uno dei decreti attuativi più aberranti, quello sulla dirigenza pubblica - osserva ancora Quagliariello -, scade domani. Sarebbe inaudito se si procedesse come se nulla fosse dopo la dichiarazione di incostituzionalità degli articoli da cui le norme di attuazione promanano. Confidiamo - conclude - che sarà impedito questo strappo istituzionale e che anche i decreti legislativi già emanati siano rivisti alla luce della sentenza della Consulta onde risparmiare al Paese un ulteriore, inevitabile contenzioso che sarebbe da addebitare non alla Costituzione ma all'arroganza di questo governo".

 Nel dibattito è intervenuto ancora una volta Brunetta: "Consulta? Siamo circondati da burocrazia opprimente'. Un premier che parla così della Corte Costituzionale? Pazzesco". E avverte: ''Palazzo Chigi che parla in questi termini della Corte Costituzionale? Ma siamo pazzi? Mattarella intervenga".

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