Padoa Schioppa accarezza “la bestia” delle tasse
08 Ottobre 2007
di Redazione
Va bene amare il proprio lavoro ma a tutto c’è un limite. Quando il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa dice che le tasse sono bellissime supera quel limite. Non ci si aspetta che un becchino dica che i cadaveri sono affascinanti o che un netturbino sia innamorato della spazzatura che raccoglie.
Un avvocato divorzista sulle crisi matrimoniali ci campa ma non ci viene a dire che il divorzio è una cosa meravigliosa. Così il metereologo non ama gli uragani e il medico non si intenerisce davanti a un virus.
Le tasse sono, nel migliore dei casi, una ingombrante necessità, il lato B di un patto sociale cui ci sono poche alternative quasi sempre più sgradevoli. Le tasse si pagano a malincuore anche quando sono eque, trasparenti e destinate al “bene comune”. Fuguriamoci quando ci portano via metà dello stipendio, giornate intere di lavoro e soldi al commericialista per pagarle e servono per finanziare una spesa pubblica gigantesca e inefficiente.
Definirle “bellissime” in questo caso ha qualcosa di osceno e perverso. Padoa Schioppa dovrebbe sapere che la “bestia” del fisco va affamata e tenuta in catene se non si vuole che divori tutto. Questo è il compito di un ministro dell’Economia che si rispetti, non portarla a passeggio aizzandola contro i passanti indifesi.
