Aveva ragione Bruxelles

Padoan e il debito pubblico, chi è causa del suo mal pianga se stesso

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Dice il ministro Padoan che lo spread in salita ricorda all’Italia che bisogna tagliare il debito pubblico. Dunque aveva ragione Bruxelles quando ha inviato la ormai celebre lettera dei giorni scorsi chiedendo un allineamento dei conti pubblici, 3,4 miliardi di euro, non perché Roma deve fronteggiare le spese per l’emergenza terremoto in Centro Italia (queste spese non sono conteggiate), ma perché il nostro Paese continua a non riuscire a tenere i conti in ordine, a far scendere il debito pubblico, a gestire il rapporto debito-deficit. 

Ma non è tanto della lettera che vogliamo parlare quanto della faccia tosta di un ministro in carica da più di mille giorni, al fianco di Renzi quando l’ex premier prometteva che il suo sarebbe stato il primo governo italiano a tagliare il debito pubblico, prima che arrivassero i miliardi da dare alle banche per i salvataggi e le tante mancette elettorali promesse o elargite da Matteo, gli 80 euro, il bonus diciottenni e via discorrendo, per vincere le comunali (perse) e il referendum costituzionale (perso anche quello in malo modo). Di questo il ministro Padoan non parla, anche se lui è rimasto in sella, nonostante la promessa di tagliare il debito appartenga ormai al mondo dei sogni renziano. Del resto se il problema è contenere la spesa perchè presentare l'emendamento che mette in garanzia la Ryder Cup, la coppa del golf? 97 milioni di euro.

Il problema, adesso, è come o dove trovare la cifra che la Ue ci chiede per correggere la manovra, miliardi di euro, non noccioline. E quale ricetta può trovare un governo postrenziano, viziato quindi dalla fallimentare politica economica di Matteo e company? Certo non tagliare la montagna di denari pubblici che vengono distribuiti a enti o associazioni per gestire i flussi migratori: 8,4 miliardi spesi dal 2014, come ha riferito il governo italiano alla Ue, altri 4,2 miliardi previsti per quest’anno. Gli sbarchi dei clandestini continuano, pagheremo ancora, e ci si consola con “l’accordo” stretto con il debolissimo governo libico di Al Sarraj. 

La soluzione non sarà tagliare la spesa ma, come al solito, aumentare le tasse, che poi è la sola risposta che il centrosinistra conosce, l’essenza stessa della sua idea di politica economica, il tassa-e-spendi. Si parla già di qualche centesimo in più su benzina e sigarette, che vuoi che sia far pagare di più il carburante a tante categorie di italiani che ogni giorno si fermano alle pompe prima di andare a lavorare. Tasse quindi, come al solito, come sempre in un paese che invece di continuare a pagare per gli errori politici commessi dalla sua leadership dovrebbe investire in lavoro e sviluppo economico. 

Ma non è questo il caso della classe dirigente che ci ha governato negli ultimi mille giorni: il debito non è stato abbassato, il nostro ruolo in Europa non si è rafforzato, le tasse salgono e la crescita resta ancora un fantasma sospeso alle aspettative di Istat. Intanto il capogruppo alla Camera del Pd, Rosato, dice che per la prossima manovra servirà un "governo il più forte possibile", che poi è una delle due carte in mano a Renzi per correre al voto, evitare la resa dei conti al Congresso Pd ed evitare pure una manovra con altre tasse fatta da un governo clone. Ipotesi quest'ultima che terrorizza la dirigenza Pd visto che poi gli italiani se ne ricorderebbero nelle urne (a parte il fatto che non si capisce quale potrebbe essere il "governo forte" uscito dalle elezioni visto che i renziani non vogliono neanche cambiare la legge elettorale, garanzia di instabilità).   

Per cui Padoan, che sembra perfettamente allineato a questo come al precedente esecutivo e alla maggioranza che li esprime, non si lamenti pubblicamente sul debito, in fondo come si dice ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’.

 

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1 COMMENT

  1. Spero che la conclusione sia
    Spero che la conclusione sia un moto inconsapevole della penna, perchè il male non è il suo, ma il nostro.

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