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Padre Bossi, 4 messaggi indicano che è vivo

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Notizie contrastanti sulla sorte di padre Giancarlo Bossi, sequestrato il 10 giugno nella provincia di Zamboanga (ovest dell’isola meridionale di Mindanao), sono giunte nelle ultime ore ai suoi confratelli nel sud delle Filippine.Lo rende noto l'agenzia Misna.

Tutte le notizie restano comunque prive di conferme. Fonti del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) contattate a Zamboanga dall'ageniza missionaria precisando di aver ricevuto 3 o 4 messaggi con indicazioni che padre Giancarlo sarebbe vivo.

“Proveniendo da diverse fonti – si legge in una nota di Misna – i messaggi indicano allo stesso tempo diversi luoghi dove sarebbe tenuto prigioniero. Di fatto, non possiamo ancora prendere per buona nessuna di queste informazioni”.

Il ritiro, ieri, del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf) dalle operazioni di ricerca congiunte con l’esercito – concordato nell’ambito del cosiddetto Ad hoc joint action group (Ahjag), che riunisce le autorità governative, le forze armate (Afp) e i separatisti – secondo fonti militari e locali dovrebbe facilitare le operazioni di ricerca del missionario italiano, che proseguono anche oggi nelle aree di Lanao del Sur e della baia di Sibugay.

I principali giornali filippini ricordano che il ritiro del Milf è collegato alla scadenza di un accordo, siglato nel 2004, che li autorizzava a operare insieme all’esercito governativo: uno dei risultati degli accordi di pace promossi dalla Malesia dal marzo 2001 per porre fine al conflitto che, dalla fine degli anni '60 a oggi, ha provocato 120.000 vittime e due milioni di sfollati.

Fonti locali hanno riferito alla  Il portavoce del Milf Mohammad Nasif si è detto intanto certo che i rapitori di padre Bossi hanno agito a scopo di estorsione: “Avranno cura di lui perché vogliono ottenere denaro da questa vicenda. Questo non ha niente a che vedere con la religione è un sequestro per lucro” ha detto Nasif alla ‘Associated Press’.

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