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Padre Bossi: i rapitori mi hanno trattato con rispetto

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Nel corso dell'interrogatorio che lo ha tenuto di fronte agli inquirenti per quasi due ore, Padre Bossi ha dovuto ripercorrere le tappe del suo rapimento ed ha confessato ai procuratori di essere stato trattato con rispetto nel corso della sua prigionia.

Poco dopo le dieci e trenta del mattino, il prete rapito dai filippini del gruppo terrorista Abu Sayyaf il 10 giugno scorso, è entrato nell'ufficio del capo del pool antiterrorismo Franco Ionta. Anche se, come da lui stesso ammesso, i rapitori (un gruppo di 8-10 persone) agivano per lo più a volto scoperto, il missionario non è riuscito a costruirne un identikit. Padre Bossi ha però ammesso che i suoi rapitori lo hanno trattato con rispetto, oltre a precisare di non conoscere nulla in merito all'effettivo pagamento di un riscatto da parte del governo italiano . A Quanto pare il prete sarebbe stato abbandonato nei pressi di una strada asfaltata il giorno della sua liberazione, e sarebbe poi stato preso in consegna dalla polizia filippina.

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