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Padre Bossi, le medicine non sono mai arrivate

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Tante e controverse le voci che si levano sul rapimento di Padre Bossi. Da una parte,  la stampa filippina continua a diffondere notizie che il Pime (pontifico istituto missioni estere) quasi sempre smentisce, dall’altra il ministero degli esteri italiano lascia cadere un’inquietante silenzio sulla vicenda. Così, a prendere la parola per tutti e fare da referente a italiani e cattolici in genere, è  il Pime, che  in questi ultimi due giorni parla di “cauto ottimismo”. Come ha dichiarato stamani padre Luciano Benedetti secondo cui ogni momento  può essere buono per la liberazione. A suo avviso possibile entro i prossimi quindici giorni. Ma a rendere la situazione ancora più incerta c’è un’altra novità: nessuno sarebbe mai venuto a prendere i farmaci per padre Bossi inviati dagli stessi missionari qualche giorno fa.

Fatto sta che secondo il Pime la liberazione del missionario rapito il 10 giugno nella provincia di Zamboanga potrebbe avvenire a momenti. Ma quale momento?  Viene da chiedersi, considerata la permanenza di Padre Giancarlo – ormai più di un mese – nelle mani dei rapitori. Se, infatti, dal Pime si dicono lievemente ottimisti, si conferma però il fatto che, sul piano concreto, ci sono “pochissime notizie e siamo in una fase di silenzio”, come spiega ancora padre Benedetti. Il missionario infatti, rende purtroppo noto che “la richiesta di inviare alcune medicine era solo una richiesta localizzata: alcune persone hanno ritirato il pacco per portarlo a Payo, dove Padre Bossi è stato sacerdote, ma poi nessuno è andato a prenderlo e il pacco è rimasto là”.

Ma non è tutto: secondo il missionario, ci sarebbero  in circolazione “altre due foto, oltre alle 3 già visionate ma che noi ancora non abbiamo visto. Le uniche tre visionate - aggiunge - sembrano vere e pensiamo siano state scattate verso metà-fine giugno perché padre Giancarlo aveva la barba lunga e si presume che fosse già passato qualche giorno dal rapimento”.

Impossibile negare quanto la vicenda si stia facendo ogni giorno più complicata.  Sulla stampa estera e filippina, in particolare, spuntano di tanto in tanto nuove attraenti notizie. Notizie infondate, che dopo qualche ora vengono smentite. Insomma Padre Bossi, per un verso, rischia di diventare un business per i giornali locali. Si attraggono i lettori con false novità e le redazioni accrescono la loro tiratura. Un esempio?  La notizia dell’sms mandato da Padre Giancarlo Bossi ad un amico un cui avrebbe chiesto di “fare il possibile” per liberarlo. Notizia smentita di lì a poco tempo dalla stessa Farnesina.

Insomma, sulla vicenda continua il tamtam di parole. Parole a volte necessarie per cercare di dare senso a un rapimento così sorprendente, come quello di Giancarlo Bossi, missionario e uomo dal cuore grande. Il “gigante buono” di Payao, come lo chiamano i suoi parrocchiani. Da una parte le notizie si sprecano, dall’altra il silenzio si fa sempre più assordante.  Soprattutto dalle parti della Farnesina che anziché tenere informata l’opinione pubblica (come è stato per le due Simone prima, per Giuliana Sgrena poi e per Daniele Mastrogiacomo appena qualche mese fa) affida ogni notizia alla discrezionalità degli italiani e alla generosità del Pime e delle autorità locali.

Sorprende inoltre l’irremovibile presa di posizione dell’Esecutivo: per padre Giancarlo Bossi non si pagherà alcun riscatto. E’ lecito allora porsi qualche domanda. Che cosa sta succedendo a Prodi e D’Alema? Si tratta di un cambiamento di rotta in politica estera, perché la passata scelta su Mastrogiacomo si è rivelata fallimentare oppure è una discriminazione verso il cristianesimo? In ogni caso la contraddizione interna non si può occultare: se fosse un cambiamento in politica estera si dichiarerebbe un errore; se fosse altrimenti vorrebbe dire che per questo governo non è vero che il diritto alla vita e alla libertà è uguale per tutti.

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